Copertina di Napalm Death The Code Is Red... Long Live The Code
sfascia carrozze

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Per appassionati di musica estrema, fan del grindcore e metal, ascoltatori esperti di hardcore e underground
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LA RECENSIONE

Rigenerante, liberatoria, (sub)umana, purificazione musicale: si potrebbe così, tentare di sommariamente raffigurare l’attuale solido ed incrollabile Napalm Death, spietato, wall of sound.
Gli oramai semi-attempati Grindcorers per excellence, Napalm Death, variante 2005 (now quartetto, dopo la recente dipartita del Floridiano Jesse Pintado), deturpano efficacemente il pentagramma, con lo stesso immutato entusiasmo, la medesima autentica, rovinante, ferina, freschezza degli esordi: un lavoro estenuante, denso, dal "peso specifico" a tratti, se disabituati, sfibrante. Intensità sembra essere la parola d’ordine soggiacente i sedici feroci corrodenti frantumi acustici contenuti nell’urgente "Codice rosso": un vigore, ben inteso, non gravato sulla esclusiva iper-cineticità cardiopalmatica/batticarnea (lontani i tempi di "From Enslavement...") ben nota ai Napalm-aficionados (...and dislikers) di lunga data.

Belluinamente infischiandosene delle plurime falcidianti critiche Loro riservate fin dai primi, ultra-gutturali e caustici vagiti vinilici (la A-side di "Scum" risale oramai all’arcaico 1986) i teorici della "obliterazione da schiavizzamento", by-passato qualche precedente lascito vinilico (e digitale), di metà anni novanta, non propriamente contrassegnato dalla medesima urgenza espressiva dei vituperati esordi, da circa tre lavori a questa parte, sono riusciti a concretizzare un inaspettato quanto notevole processo rivitalizzatorio/sgrezzatorio, della nota formula, sguinzagliando today un platter ultra-hardcore (se non nella stretta formula espressiva, nella magmatica sostanza), quadrato, impetuoso ed impietoso, benché ferocemente fluente. "Silence is Deafening" vero e proprio paradigma intenzionale (più che concretamente confermato, a scanso di equivoci..), oltreché traccia proemiale, suggerisce neanche tanto figuratamente quanto verrà sviluppato (anche a livello testuale) in seno all’ultimo lascito dei Birmingham/Floridensi; riff spacca-montagne, voce brutal/corrottissima, velocità talvolta parossistiche quantunque "umanamente sopportabili", fino al "chorus" centrale: una sfiancante napalm-mosh/part di chiara sottostante proto-filiazione Sabbath/Celtic Frost-iana, mostruosamente "pesante" et rabbrividente (niente di nuovo sotto il sole ?: si conceda una "orecchiata", giusto per sentire l’effetto-che-fa...): da anni, in seno alla Napalm Death-machine (tale è la efficacia che verrebbe da supporre il tutto non sia eseguito da normali umanoidi), non si udiva una tale efferata, salvifica, sprigionata energia.

Mitch Harris (contrariamente a quanto si potesse sospettare), non sembra affatto risentire della monotitolarità attuale del corposo/incalzante riffing: paradossalmente la spessa, efferata, coltre chitarristica sembra aver guadagnato in stridore e freschezza.
In mezzo a cotanto coacervo di soavi suoni annotiamo la gradevole opportunità di poter auscultare il personale omaggio/lascito della "storica" screma/atoria, Dead kennedyana straniante ugola, Jello Biafra (emblema della musica indipendente nord-americana... e non solo), che restituisce, con proficui interessi, la napalm-cortesia accordata parecchi anni or sono (in seno alla compilazione "Virus 100" nella quale i"“nostri" tramortirono la arcinota "Nazi Punks Fuck Off" di Kennedyana-memoria) nobilitando a propria maniera, la falcidiante "The Great And The Good".
"Diplomatic Immunity" in neppure due miserrimi primi di esacerbante intensità, "Strading Purposefully Backwards", la lunga title-track o ancora la accidentata "All Hail The Grey Dawn" aboliscono, apparentemente in scioltezza e senza particolari dilemmi, cospicua parte della "fuffa" pseudo-musical/aggressiva coniata da intere legioni di novelli, "muscolosi", (fin troppo spesso) inconcludenti hc/metal-noisers dell’ultim’ora.
The Code Is Red… Long Live The Napalm.

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Riassunto del Bot

La recensione analizza con entusiasmo l'album del 2005 "The Code Is Red... Long Live The Code" di Napalm Death, sottolineandone l'energia rigenerante e l'intensità sonora. Pur con alcuni cambi di formazione, la band mantiene la freschezza ferina delle origini. La prova è definita un ritorno potente alla forma, con riff decisi, velocità calibrata e collaborazioni di rilievo, come quella di Jello Biafra. Un lavoro per intenditori e appassionati del grindcore hardcore-metal.

Tracce testi video

01   Silence Is Deafening (03:48)

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02   Right You Are (00:52)

03   Diplomatic Immunity (01:45)

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04   The Code Is Red... Long Live the Code (03:30)

05   Climate Controllers (03:06)

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06   Instruments of Persuasion (02:59)

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07   The Great and the Good (04:10)

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08   Sold Short (02:47)

09   All Hail the Grey Dawn (04:13)

10   Vegetative State (03:08)

11   Pay for the Privilege of Breathing (01:46)

12   Pledge Yourself to You (03:14)

13   Striding Purposefully Backwards (02:53)

14   Morale (04:44)

15   Our Pain Is Their Power (02:09)

Napalm Death

I Napalm Death sono una band britannica considerata tra i padri fondatori del grindcore. Attivi dai primissimi anni Ottanta, hanno consolidato il loro ruolo di istituzione della musica estrema esplorando grindcore, death metal e contaminazioni varie. Sono famosi per la velocità straripante, testi socialmente impegnati e un fondamentale impatto nell'evoluzione del metal estremo.
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