I Negramaro sono la migliore tra le nuove band pop rock italiane.
I Negramaro all'inizio non li cagava nessuno. Ora sono sulla bocca di tutti e finanche a TOP OF THE POPS i loro singoli svettano alla grandissima.
"Mentre tutto scorre", con quella sua rabbia che sembra una versione acida dei cantautori italiani, è diventato un bel tormentone, e l'eliminazione sanremese faceva davvero ben sperare per i salentini. "Estate" spopola che è una bellezza, merito di una melodia avvolgente "in bilico tra Paoli e i Coldplay" (per parafrasare la canzone). "Solo 3 min" è una ballata che sembra la versione 2.0 dei Lunapop, "I miei robot" usa un'idea geniale in modo banale (cori di bambini e chitarroni stoner), mentre "Tra nuvole e lenzuola" è uno spudorato plagio a "Somebody told me" dei Killers. "Musa" è carina, l'opener "Nella mia stanza" è un pò sempliciotta per una band che fa del songwriting d'autore il suo punto di forza.
Già, perchè la scrittura di Giuliano Laprostata (come è stato gentilmente soprannominato da alcuni) scava dentro, è sofisticata ed è fortemente debitore di tutta una scuola di cantautorato italiano, che va da Paoli e Tenco, a Mogol, che fa a pugni con la semplicità del Blasco o del Liga ma in cui ci si può riconoscere con la stessa facilità. L'unica pecca sta appunto nelle melodie, troppo aperte e poco immediate, che hanno bisogno di 5-6 ascolti prima di essere assimilate.
Un disco da sentire e risentire, perchè i Negramaro sono il futuro del pop italiano.
Negramaro non è solo il nome di un vitigno, ma di uno dei gruppi più interessanti del panorama musicale italiano.
"Mentre tutto scorre" è un disco emozionante nel quale i sentimenti del cantante arrivano direttamente al cuore e all’anima.
"Questi ragazzi ci mettono l'anima e producono ottima musica"
"Mentre Tutto Scorre è un pezzo che si tuffa tra i fiori di Sanremo per spaventare il fragile udito del delicato pubblico"
È chiaro come il sole che quest’anno la canzone dell’estate è stata “Estate” dei Negramaro, finalmente una canzone vera e non il solito ritornello delle tre parole!
Nasce un disco come questo che si lascia ascoltare con gentilezza, divertente e lento, imprevedibile e malinconico, glorioso e fragile, come la vita… potesse non finire mai.
Se ce l'hanno fatta loro... e i bottigliatori? E i fischiatori? Perché nessuno ha il coraggio di dire che ormai sono sovraesposti?
Sono l'orgoglio di una provincia prima nota solo per nefandezze, se fossero stati di Milano sarebbe stata la stessa cosa?