"Morì giovane perchè fu caro agli Dei"

Il nome Nicholas Rodney Drake, è sconosciuto alla maggior parte degli ascoltatori musicali moderni e, anche alla epoca in cui fioriva musicalmente, giaceva nell'oblio di qualche impolverato scaffale della Gran Bretagna, surclassato di gran lunga da ben più celebri personaggi, come Cat Stevens. I motivi delle poche vendite che hanno incassato i dischi di Nick mentre era ancora in vita, sono stati attentamente analizzati da un'ampia rosa di studiosi, che hanno anche scritto biografie e manuali su questo silenzioso personaggio, vissuto tra il 1948 e il 1974. Tanto per cominciare Nick Drake ha tenuto solo per un brevissimo periodo delle esibizioni live che, a detta di "testimoni", erano allo stesso tempo sublimi ed imbarazzanti. Drake, sul palcoscenico, era esattamente l'opposto del "saltellante" Chuck Berry: egli infatti si guardava bene dall' intrecciare un minimo rapporto verbale col suo pubblico, limitandosi ad una timida esibizione, poco adeguata ai folk club dove si esibì per un certo tempo come spalla dei Fairport Convention. Un concerto di Nick Drake, si può immaginare come quello di un ragazzo alle prime armi nell'ambiente musicale, che, imbarazzatissimo e agorafobico, si siede su uno sgabello nero ed imbraccia la sua chitarra Guild, la quale, personalizzata con le accordature più impensabili (derivate da pratiche solitarie infinitamente lunghe), emette suoni paradisiaci e nostalgici.

La voce timida e aristocratica è, assieme all'incredibile stile chitarristico, un elemento che delinea la caratteristica base dei brani di Nick Drake: l'intimità. Ascoltando uno qualunque dei suoi pezzi musicali (forse tralasciando qualche pomposo arrangiamento di "Five Leaves Left", di cui lo stesso Nick non era convinto poco prima del rilascio del disco), sembra quasi che l'artista sia nella tua stessa stanza, a pochi passi da te, presenza viva e intangibile allo stesso tempo.

Ho conosciuto questo musicista l'anno scorso, tramite il disco "Five Leaves Left", che allora mi sembrò bellissimo e musicalmente puro come un diamante. Non conoscevo il Nick Drake acustico, non sapevo niente della sua storia privata, nè tantomeno del fatto che le melodie di "Five Leaves Left" non fossero del tutto genuine. Documentandomi su Nick, ho prima letto tutti i suoi testi raccolti e tradotti in Italiano (Nick Drake,Tutti i testi con traduzione a fronte, Giunti) e sono poi passato alla biografia ufficiale (Nick Drake, La biografia, Patrick Humphries).

Questi due libri mi hanno davvero rapito, e mi hanno molto rivelato della vita di questo ragazzo, la cui presenza è così evanescente, ma al contempo immortale.
Nick Drake è il tizzone quasi spento che brucia nel carbone di un camino, ma che non si spegnerà mai del tutto.
La biografia in particolare è stata un esperienza romanzesca, nella quale ho sorriso leggendo le sue gioie, e pianto leggendo i dolori e i fantasmi che sono calati su di lui negli ultimi bui giorni della sua vita.
Dopo "Five Leaves Lefft", per Nick Drake, arriva "Bryter Later", disco interessante, che però non rivela ancora del tutto il suo vero stile, che poi arriverà in "Pink Moon", ultimo lavoro acustico e ultimo lavoro vero e proprio.

Se si parla del concetto di intimità musicale, ancora prima delle ammalianti canzoni di James Taylor, mi salta alla testa l'ultimo album che questo sfortunato ragazzo ha partorito.
C'è un motivo se sento Nick Drake così vivo, e risiede proprio in Pink Moon: ascoltando questo disco, l'intimità e la profondità della canzone, si elevano a livelli altissimi, ed in ogni brano che mi godo (ad occhi chiusi e sdraiati sul letto è l'ideale), mi sembra di sentire suonare il mio telefonino, e di vedere sul display il nome di un vecchio amico che non vedevo da anni, di cui mi ero quasi dimenticato l'esistenza... e così incuriosito rispondo, e nella sua voce stanca e strascicata, nei messaggi che mi manda con le sue parole misteriose, riesco a capire che qualcosa non va, e sto male per lui.
Sto male per lui, sì, perchè "Pink Moon" è proprio come una triste telefonata, che ti entra dentro e che ti inietta una forma di malinconia profonda.
Questa è l'alchimia di Drake: riuscire a trasmettere in te le sue canzoni, innalzandoti da mero ascoltatore a partecipe e complice delle sue emozioni più profonde e mai esplicitamente rivelate.

La canzone, lo stile chitarristico, la voce e il sentimento, sono dei morbi cancerosi, che si radicano all'interno di te fino a farti vivere ogni canzone, come se fossi lì a vedere mentre Nick la suona, quasi come se le cuffie del tuo Mp3 fossero collegate in qualche modo al suo microfono e alla sua chitarra, e lui ti guardasse col suo sguardo vacuo,mentre suona "Things behind the Sun".
Sapete come è stato registrato "Pink Moon"? La risposta è semplice: un ragazzo che per due notti entra in uno studio di registrazione, e, in queste due notti insonni, commette l'atto finale, girando lo sgabello verso il muro e voltando le spalle agli addetti di registrazione. Un ragazzo irriconoscibile, dalle unghie lunghe, dai vestiti macilenti, dagli occhi persi e dal cervello strappato via da ingenti dosi di Trypizol (medicinale che lo avrebbe ucciso di lì a poco). Un ragazzo che non riesce più a cantare e suonare allo stesso tempo, proprio come un musicista alle prime armi, senza senso del ritmo.
L'ultimo lavoro di Nick, come da sua espressa volontà, è composto solo da una chitarra acustica e dalla sua voce.
Analizzo ora, canzone per canzone, l'album finale di Nick Drake: "Pink Moon".

Pink Moon (Island Records 1972)

1) Pink Moon.
Canzone che dà titolo, non a caso, all' album, dalla cui copertina profondamente allegorica, traspare già il senso di mistero che permea tutto il disco. Pink Moon è una canzone profetica, probabilmente ispirata all'antico presagio asiatico della Luna Rosa, che porterebbe sciagura a chi la vede in cielo. La spolverata inconsistente del pianoforte (unica comparsa di un altro strumento nel disco), ricorda la vita, insignificantemente breve e dal tocco impercettibile. Cosa ci voleva dire Nick Drake con quel pezzo? Aveva previsto la sua morte, come fece, secondo la leggenda, Eddie Cochran?
Io credo che la frase più giusta la disse la madre di Nick, Molly Drake. Una frase semplice, che non necessita altre spiegazioni: "Le tenebre si calarono su di lui".

2)Place To Be.
Una canzone cruda e realista, il cui messaggio è dato senza troppi giri di parole: è lo stesso Drake infatti a dirci che ormai la sua felicità è deperita, e si è trovato in un mondo triste dove la verità va affrontata. Nick diventa scuro come l'oceano profondo e anche azzurro, come un tenue bisogno di aiuto ed affetto. La parte chitarristica non è delle sue migliori, ma, adiuvata dal testo toccantemente vero, delinea una canzone eccezionalmente importante all'interno del disco.

3)Road
La mia canzone preferita del disco. Il testo è ripetitivo e rindondante (ogni verso inizia o con "I can" o con "You can"). Questa ripetitività però, non è affatto invadente e conferisce una atmosfera da
"nenia" quasi indiana, molto raffinatamente levigata, anche grazie ad una impeccabile parte chitarristica profondamente ritmata.

4)Which Will
Una parte chitarristica interessante copre una serie di domande nel testo, rivolte ad una misteriosa persona, alla quale viene chiesto di scegliere un amore sopra a tutti. L'accento vocale di Drake, di solito tipicamente inglese e dalla pronuncia meticolosa, acquista un eco misterioso, e le parole sono pronunciate in modo malinconicamente melenso.

5)Horn
Un minuto e ventitre secondi di strumentale straziante. In questa melodia breve, inafferrabile, incocepibilmente irrilevante, traspare invece tutto il sentimento di Nick, che nel crepuscolo della sua vita riusciva a comunicare meglio con la chitarra che a parole. Le corde dello strumento sono le corde vocali dell'artista, che emette "urla silenziose" in un pezzo così misero e scarno, pregno però di significati forti. "Horn" è il pezzo in cui si sente di più la tristezza di Nick, sebbene lui non canti, ma comunichi con una chitarra, che rese magia.

6)Things Behind The Sun
Uno dei pezzi più riusciti di Drake: una sinfonia di immagini e suoni onirici, un passaggio di accordi intrigantemente riuscito. Molto bello il testo, soprattutto una parte che riporto qui, tradotta:

"Troverai riconoscimento mentre la gente si acciglia
Per le cose che dici
Ma dì ciò che devi dire
Sui contadini e sulla gioia
E sulle cose dietro al sole
E le persone intorno alla tua testa
Che dicono: tutto è già stato detto
E il moto nel tuo cervello
Ti manda fuori, sotto la pioggia".

Forse è una interpretazione personale, ma questa "gente", sono i critici musicali, che accolsero Drake come un artista senza infamia nè lode, e che lo portarono ad una depressione che ebbe una ripercussione pesante su di lui: il graduale deperimento fisico ed intellettuale, fino alla morte a 26 anni.

7)Know
Un altro pezzo strano che, non contestualizzato all'interno di un disco come "Pink Moon", potrebbe quasi risultare sgradevole, ma, approfondendo, si può vedere nel bellissimo testo la contradditorietà del genere umano, e dell'amore:
"Sappi che ti amo
Sappi che non mi interessa
Sappi che ti sento
Sappi che non sono qui".
Un testo semplice, accompagnato da una battente ed efficace (per il contesto particolare) parte di chitarra e dai mugolii sommessi di Drake.

8)Parasite.
Nonostante il pezzo sia molto bello, sia strumentalmente che a livello di testo, è quello che digerisco più a fatica. Il motivo è semplice: la parte strumentale è genuinamente "Drakiana", ma il testo è un "orgia di immagini", che tanto (troppo forse) rimanda a Bob Dylan, non a caso idolo di gioventù di Nick. Forse Drake voleva emulare Dylan in una canzone, speranzoso di ottenere il suo stesso successo in un campo alternativo, ma francamente mi cruccia un esperimento del genere, perchè è un lavoro non genuino.

9)Free Ride
Una parte strumentale martellante ed efficace, un testo per cui sinceramente non impazzisco, ma cantato divinamente.Un'altra perla dell'album, appunto per il "cantato" sublime.

10)Harvet Breed
Un effetto stranissimo è quello che mi da questa canzone. Le accordature di Nick Drake, sono note per essere strane, ma in questo pezzo superano l'immaginabile. La chitarra, al limite dello scordato, da il senso di una cupissima e mai sentita prima "distorsione acustica". Unica pecca, il pezzo dura veramente poco (come la maggior parte dei brani di Pink Moon)

11)
Un bagliore di luce coglie, alla fine del disco, l'ascoltatore. Uno spiraglio di toni speranzosi apre una breccia nel foltume della foresta scura di "Pink Moon", cancellando le ombre che invadono tutto il resto del disco. "From the morning", oltre ad essere una bellissima canzone (nei testi e nella parte strumentale), dà un senso di riposo finale, di alba dopo un temporale. Purtroppo la quiete assoluta Nick Drake non la troverà in un riposo finale terreno, ma nella morte.


Pochi mesi dopo il rilascio di "Pink Moon", la madre di Nick Drake si sveglierà alle tre di notte, e sentirà dei passi scendere le scale. Erano gli ultimi attimi di Nick, che scendeva a farsi una tazza di cereali. Mangiatili, risalirà le scale, si sdraierà sul letto, e verrà trovato morto la mattina dopo.
Overdose di Trypizol.
L'ipotesi più accreditata è quella del suicidio, e non quella di uno sbaglio di dosaggio. Io penso che Nick abbia agito istintivamente, non riuscendo a prendere sonno: "Basta, ca**o, non riesco a dormire, ora mi prendo delle altre pastiglie e chi se ne frega se non mi sveglio".
La morte di Drake, lo tiene in un limbo di gioventù eterna, proprio come Peter Pan, la cui bellezza non è destinata a finire mai. Il contributo che questo artista avrebbe potuto dare ancora, sarebbe stato enorme, e suscita impressione ed incredulità pensare che Nick Drake sia morto, anche se in un certo senso non è mai veramente esistito.
Ringrazio chi ha avuto la pazienza di leggermi fino qui.


Francesco Piccinini

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