La copertina mostra una donna ormai matura, lontana dalla sorridente Nico de "La Dolce Vita" con in testa l'elmo e il candelabro in mano, distante dalla Factory di Andy Warhol, dai Velvet Underground. Con un viso serio, magro. Una chanteuse, sacerdotessa della musica. Immersa in un mondo che ci svelerà man mano che noi sprofonderemo traccia dopo traccia nel suo cuore.
"The Marble Index" è il ritorno di Nico nell'Europa della sua infanzia. Anche se le melodie non sono folk della tradizione mitteleuropea, qualcosa al di là delle percezioni fisiche ci porta proprio tra quelle colline lontane dal mare, piene di boschi immensi ed insondabili. Tra i castelli medievali dei vari principi, alle loro corti, avvolte dalle melodiose storie dei menestrelli.
Questo album è d'un genere che definire è inutile. E' così avantgarde, che anche adesso è al di là di ogni struttura tradizionale e non. E' una assoluta novità, nata grazie alla fusione di due sensibilità molto vicine: Nico e Cale. E quest'ultimo ha avuto certo un peso nel risultato finale dell'intero lavoro.
La costante di ogni singola canzone di "The Marble Index" è che la musica che accompagna la pura voce di Nico è come il vento. Un vento inconstante, che tormenta ed inquieta. L'effetto a dir poco bello è ottenuto grazie agli oscillanti archi di Cale e dall'armonio indiano di Nico, mixato poi in una maniera particolare. I testi poetici, fatti da parole che gelano l'anima, la musica come un eco lontano ricordano alcuni quadri di Bruegel. Il giorno invernale che non fa in tempo a nascere che già si prepara a morire, tra pallidi rosso e giallo. Eterna malinconia dei paesaggi di alberi senza foglie, che chiazzano l'orizzonte di macchie nere, senza vita alcuna. E' in questo scenario che Nico intona i suoi lamenti scarni e bellissimi, in piena solitudine, nelle atmosfere fiabesche e leggendarie, lontana secoli dal nostro mondo.
La prima versione mancava di "Roses In The Snow" e "Nibelungen", quest'ultima eseguita da Nico senza nessun accompagnamento. "Ari's Song" è dedica al figlio nato dalla liaison con Alain Delon.
"The Marble Index" è un po' l'anticipazione del capolavoro di Nico: "Desertshore", col quale raggiungerà l'apoteosi nella sua carriera musicale.
La voce frastornata, usata anch'essa come uno strumento indipendente dagli altri, sembra in preda ad un'allucinazione.
Consigliabile l'ascolto notturno, per anime particolarmente oscure e inquiete.
«Disco sconsigliato ai deboli di cuore, l’emotività sprigionata in questi solchi può avvelenarvi e rendervi dipendenti dall’oscurità che lo avvolge.»
«Da qui (per me) che Nico fa il suo VERO esordio… la sua voce diventa potente, sicura, appassionata eppure algida, fredda, drogata.»
Le liriche e la musica di Christa comunicano angoscia, profonda tristezza, annientano l'ascoltatore con la loro spontaneità.
Questo album non può che essere considerato un capolavoro innovativo della storia musicale degli ultimi cinquant’anni.