Non so se vi è mai capitato di vedere i Nine Inch Nails dal vivo. Sono una potenza, espressione di energia allo stato puro. Pronta ad esplodere quando meno te lo aspetti, soprattutto se suonano in un ambiente piccolo, che ben si presta a raccogliere l’onda d’urto di Reznor & C.
A Milano qualche anno fa fecero un concerto indimenticabile, con tanto di variazioni sui pezzi e proiezioni visive, il tutto in un ambiente raccolto, ideale. A distanza di qualche mese suonarono poi al Monza Rock Festival, e fu una delusione. Teatrali quasi come Manson e nessuna traccia di improvvisazione.
Purtroppo questo live è il frutto del tour USA del 2000 in quelle location americane di proporzioni sterminate, e inevitabilmente mi viene in mente il secondo concerto di cui sopra. Nonostante la qualità della registrazione sia buona (forse si sente un po’ troppo il pubblico in delirio) e la band suoni tutto sommato discretamente, sembra proprio di sentire gli album registrati in studio (con la sola eccezione dei pezzi tratti da “Pretty Hate Machine”, leggermente rivisti).
Risultato, il cd scorre anonimo come un greatest hits qualsiasi. E viene il sospetto di un lavoro il cui solo scopo è vendere, così come era successo due anni fa quando uscì “Things Falling Apart”, un remix indegno di quel capolavoro che è stato “The Fragile”.
Il discorso cambia per la versione doppia in edizione limitata, che propone un secondo cd unplugged, con la sola voce di Trent accompagnata da pochi strumenti, e che almeno propone qualcosa di originale. Per il resto niente a che vedere con il bootleg live “Children of the Night”, registrato nel 1995 in occasione del tour con Bowie.