I Nine Inch Nails, almeno nella fase iniziale della loro carriera, non ci avevano mai abituati così bene. Dal 1988 (anno della loro fondazione da parte del carismatico leader Trent Reznor) al 2005, difatti, si contano solo quattro studio releases (più l'EP "Broken"); dal 2005, anno del controverso "With Teeth", ad oggi, i dischi rilasciati sono altri quattro (in soli tre anni).
L'ultima fatica in studio della band statunitense, questo "The Slip", è stato pubblicato (per adesso) esclusivamente (e gratuitamente) attraverso il loro sito ufficiale; la release fisica, invece, è attesa intorno al prossimo luglio. I musicisti coinvolti nel progetto sono di varia estrazione, tra i quali l'italianissimo e fedele tastierista Alessandro Contini, il batterista Josh Freese ed il chitarrista Robin Finck (Guns N' Roses). Alle manopole, i gettonati Atticus Ross ed Alan Moulder (curriculum spaventoso quest'ultimo, si va dai Cure agli Smashing Pumpkins passando per Moby e My Bloody Valentine).
Diciamolo subito; Reznor è in buona forma, artistica oltreché "produttiva", e lo si sente già dalle sferragliate sonore di "1'000'000" (anticipata da un'intro strumentale, "999'999", che poteva benissimo essere inclusa nell'ultimo, strabordante "Ghosts I-IV").
Dopo questo positivo inizio, il disco fila via che è un piacere, passando dal primo singolo "Discipline", che sembra influenzato da certa dance meno "pecoreccia" anni '90, alla rumorosissima e mastodontica "Head Down". Assolutamente imperdibile la cupa "Corona Radiata" in cui Reznor sembra riversare tutte le sue angosce, fra uno spettrale pianoforte ed una minacciosa elettronica di fondo, che domina anche nella successiva "The Four Of Us Are Dying". "Echoplex", già proposta come download prima della pubblicazione dell'album, è forse troppo simile alle vecchie produzioni dei NIN, difetta insomma un po' in "personalità". "Letting You" è la più frenetica ed "acida" del lotto, e si contrappone alla tristezza di "Lights In The Sky" (per piano e voce). "Demon Seed", al contrario, chiude l'opera accelerando di nuovo.
Forse è un disco che non scuote eccessivamente l'ascoltatore, come capita spesso con le produzioni di Reznor, ma quel senso di claustrofobia ed inadeguatezza che ti capita di sentire ascoltando i dischi dei NIN è comunque ben presente in più di un'occasione tra i solchi di questa nuova opera. Non riaffiora, in definitiva, quel fastidioso sapore di plastica presente a volte in "With Teeth" (vedi ad esempio episodi quasi radiofonici - ! - come "The Hand That Feeds").
"The Slip" è un buon lavoro, ovviamente non a livello di "The Downward Spiral" o "The Fragile", ma che comunque conferma (come se ce ne fosse ancora bisogno) il talento di mister Reznor e si assesta su livelli più che dignitosi.
Ben venga tutto questo ben di Dio, allora.
Tracce chiave: "1,000,000", "Head Down", "Corona Radiata"
"Un vero assalto sonoro che convince assai."
"Con 'Head Down' è amore al primo ascolto, le parole di Trent sono le mie parole, la sua voce è la mia voce."
"Alla fine, la mia risposta è NO! Trent Reznor non è finito né venduto al business come alcuni dicono."
"Chiedetevi se 'Discipline', il pezzo più commerciale, non sia geniale nella sua autoironia e nel video che scimmiotta i Village People."
«Ma non ti sai proprio trattenere!!! Musiche pomposissime e testi inesistenti quando va male...»
«Una merda anche se ben infiocchettata resta sempre una merda.»