Sono passati ben 7 anni dall'ultimo disco in studio, il momumentale doppio “The Fragile”. 7 anni di lotta contro la bestia di una dipendenza che ha rischiato di portarci via uno dei più grandi artisti della storia della musica. Ma Trent ne è uscito “With Teeth”, un disco che indubbiamente spiazza anche il fan più accanito dei NIN al primo ascolto. Ma non sorprende, perché i grandi non rispettano mai le aspettative del pubblico. Seguono istinto e talento, senza sedersi sugli allori e soprattutto mettendosi sempre in discussione. Il risultato è un disco diretto, crudo, che per la prima volta usa l'elettronica come colore, e non come struttura compositiva.
Trent si mette a nudo più che mai in questo disco. Nei testi si vede un uomo che riflette su ciò che è stato e sulla sua vita adesso come se si guardasse da fuori… “No one’s heard a single word I’ve said/ They don’t sound as good outside my head/ It looks as though the past is here to stay/ I’ve become a millions miles away”: Queste parole lasciano intravedere una profonda malinconia nella straniante intro “All The Love In The World”, di certo una canzone che non ti aspetti da Reznor ma che sa unire alle atmosfere dolci e oniriche (splendida -e inusuale- la voce ed il motivo del piano) della prima parte un finale decisamente incalzante. La cattiveria dei NIN che conosciamo spazza via a ritmi martellanti (monumentale Dave Grohl, più che mai un metronomo umano) il senso di piacevolezza insolita della prima song in “You Know What You Are?” e “The Collector”; la prima di queste è devastante come poche altre live (provare sulla propria pelle, io ero allo Zenith di Paris il 22 giugno!). Dopo il singolo “The Hand That Feeds”, decisamente radiofonico ma coinvolgente, e “Love Is Not Enough”, scura e malata, c’è la splendida “Every Day Is Exactly The Same”: “There is no love here/ And there is no pain/ Every day is exactly the same”, una electro-ballad dal taglio pop ma dalle melodie toccanti ed efficaci. La title-track “With Teeth” è la sintesi fra un ritmo tribale alla “Somewhat Damaged”, quasi zombesco, e chitarre contorte, che scompaiono dopo un intermezzo pianistico, ma solo per riapparire più marce che mai nel finale. Sembra quasi di vedere la smorfia di Trent nel ritornello… Il secondo singolo del disco, “Only”, è una delle perle di questo disco, un'altra canzone che proprio non ti aspetti. Ritmi funk-retrò, distorsioni lancinanti, synth e piano, in un mix che proprio non può non fartela prender bene (bello anche il video di Fincher tra l’altro). “Getting Smaller” è un'altra scheggia impazzita, molto rock e dalle distorsioni ricercate. Segue “Sunspots”, una delle mie preferite, dal giro sornione di basso di Ramirez, ai falsetti, ai synth modulati. “The Line Begins To Blur” e “Beside You In Time” sono i due brani in cui si vede di più il talento che contraddistingue Trent nella ricerca sonora. La prima fra muri distorti e suoni laceranti che sfociano in una melodia di una bellezza rara; la seconda, un viaggio ipnotico al limite della psichedelia, che mostra fra l’altro una maturazione ulteriore di Trent nella scelta delle melodie vocali. Ed eccoci arrivati al pezzo da 90 di questo disco, “Right Where It Belongs”. Che dire di una canzone come questa? Credo che parli da sola… “What if all the world's inside of your head/ Just creations of your own?/ Your devils and your gods/ All the living and the dead/ And you really are alone/ You can live in this illusion/ You can choose to believe/ You keep looking but you can't find the woods/ While you're hiding in the trees”: una dimostrazione che la genialità di un artista si può manifestare anche (e soprattuto) nella semplicità. E quando il disco sembra sfumare verso la fine… un suono proveniente da un sogno ci sveglia. Ultima perla di questa disco, la bonus track "Home" ci offre una delle più belle melodie della discografia dei NIN… . da provare dal vivo, un’esperienza da brividi.
In conclusione, l’ennesimo grande album di uno dei più grandi geni musicali di sempre, difficilmente uguagliabile per continuità, gusto, ricerca artistica, rifiuto del compromesso. Un disco diretto, in cui la forma canzone predomina… e che al tempo stesso offre una ricerca sonora pazzesca ad un ascolto attento. Qualche esempio? Una batteria che suona da Dio, le distorsioni originali di "Getting Smaller", o "The Line Begins To Blur", o "Beside You In Time", la stessa Only; l’uso minimalista ma sapiente del piano ("All The Love In The World", "Every Day Is Exactly The Same" per citarne alcune). Un disco certo completamente diverso dai precedenti, che forse avrà deluso le aspettative di qualche fans che pensa ancora che un artista debba ripetere il suo talento nella stessa direzione una volta raggiunto il successo. Beh, questo succede solo ai perdenti, la storia ne è piena.
Trent, fino ad ora, ha avuto ragione.
No, Trent non può pensare di accontentarci così.
'With Teeth', che dieci anni fa sarebbe stato un bel disco, ma che adesso è - in una parola - inutile.
Il disco riflette un giro di boa nella mia vita, il messaggio è più umano: il computer naturalmente è lì ma questa volta anziché la fonte, è un veicolo.
Anziché suonare le diverse parti e inserirle poi nella struttura, sono partito suonando le canzoni intere prima, per poi aggiungere la batteria per avere un’energia diversa.
«Questo album è la conferma di come Reznor sia musicalmente un grande compositore, e di come abbia saputo portare avanti per più di 15 anni un genere che lui ha praticamente inventato senza uscire mai di strada.»
«Only è forse la canzone più bella dell’album: una mistura di elettronica, industrial, techno-metal e funk anni ’80 che conquisterà chiunque.»