Now It's Overhead
Dark Light Daybreak

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Pubblicati sotto la Saddle-Creek Records, i Now It’s Overhead sono il gruppo del collaboratore come part-time dei Bright Eye Andy LeMaster.
Vengono dalla città natale dei R.E.M., Athens, Georgia.
Dagli stessi R.E.M. molto valutati questi giovani mettono insieme un garage rock con influenze indie/pop che non in molti sono in grado di fare.
Mezzi sconosciuti e poco considerati dalla critica sono una di quelle band di nicchia che sarebbe meglio avere la chance di conoscere.
Premetto che li conosco proprio perché come fan dei R.E.M. li ho visti come supporter agli stessi a Londra lo scorso Febbraio, e, mentre da solo dall’Italia la mia unica compagna era una Carling, rimasi completamente affascinato da questa band.

“Dark Light Daybreak” è il terzo lavoro in studio dei Now It’s Overhead e sa di maturità, di uno stile proprio, ormai acquisito e in via di chiara definizione.

Suoni indie pop sono bagnati da piogge garage che rendono molto più saporite ogni canzone.
Uno stile “undergound”, ma non alla “The Strokes”, qui ci troviamo di fronte ad una band che si sta formando che non la troviamo spiattellata alla televisione e in mezzo a decide di festival nel mondo.
La voce di Andy Lemaster è accompagnata da una batteria potente ed incalzante intrecciata da chitarre elettriche e da un piano.

L’ascolto scivola veloce traccia dopo traccia in un susseguirsi di sensazioni forti e coinvolgenti. E’ un rock “diverso” da quello che si sente in giro. Suonano come i Placebo a casa dei Deus.

Bellissima in questo disco oltre alla traccia d’apertura “Let The Sirens Rest”  e “Night Vision”. Tre minuti e cinquanta di noise/rock psichedelico dove gli unici strumenti sono la profonda e intima voce di Andy a posarsi sullo stesso motivo che si ripete costantemente mentre un basso dal profondo buio dipinge il quadro di quelle “tinte dark” “alla Smashing Pumpkins”.

La title track è un new-prog rok coinvolgente e allo stesso tempo leggero tinto di malinconia unita a rabbia adolescenziale.
La chiusura si fa romantica con “Let Up”, una bellissima piccola ballata malinconicamente dolce e profonda con chitarra acustica e batteria. Il canto si fa qui pacato e vellutato.

Una band in via di maturazione che meriterebbe più attenzione. Se li trovate, buon ascolto.

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Commenti (Quattro)

easycure
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ma dove ce lo vedi il garage? E il prog rock? ..mah.. :-) comunque dischetto discretuccio (come anche tu hai detto), niente di più
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trellheim
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parole sante, easy, i now it's overhead sono tutto tranne che garage rock. mi piaceva discretamente il loro primo disco (self titled), forse un po' più eclettico? il resto diventa ripetitivo. bellina la cover di the book of love dei magnetic fields. ma menzione per orenda fink e maria taylor che sono anche le azure ray no? niente? vabbè, complimenti per averli portati alla luce ma per il resto...
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Anonimo
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li ho visti ieri sera in concerto di supporto agli idlewild, niente male!
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just_a_dream
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bella lì anche io li rivedrò...proprio prima degli idlewild a Londra venerdì prossimo !
p.s. sono il recensore.
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Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

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