Copertina di Nucleus & Ian Carr Solar Plexus
Ivo Avido

• Voto:

Per appassionati di jazz, fusion e progressive rock, musicisti e cultori della scena canterbury
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LA RECENSIONE

Solar Plexus, ottimo album interamente permeato di un jazz rock/fusion con sporadici sperimentalismi ("Elements I & II"), è il terzo (capo)lavoro della britannica formazione Nucleus.

Nucleus, ensemble di eccellenti musicisti e ricettacolo di tecnica & perizia strumentale, debutta nel 1970 con "Elastic Rock" paradigmatico nonchè strabiliante album jazz rock che può essere tranquillamente paragonato ai Soft Machine "seconda maniera" (post "Third", altro sontuoso album del 1970).

Solar Plexus, pur non toccando i vertici dei primi due lavori, offre all'ascoltatore una caleidoscopica miscela di suoni, un sound vigoroso, compatto, senza sbavature, "tronfio" (in senso positivo) di una raffinatissima ed elegante "tecnica" comune negli ambienti di "Canterbury".

L'album si apre con "Elements I & II",  in cui l'uso del synth, pregno di "umori cosmici", è alquanto fuorviante e soprattutto distante anni luce dal sound caldo e avvolgente tipico del gruppo.

Questo peculiare inizio ci dimostra come la band non sia avulsa da sperimentalismi e dalla ricerca di nuovi suoni.

Con la seconda traccia, "Changing Times", torniamo ad un jazz rock più ortodosso, con il sax tenore in evidenza.

Da sottolineare lo splendido a solo di oboe (K. Jenkins) presente nell'incipit di "Bedrock Deadlock" e la tromba di Ian Carr continuamente in dialogo con percussioni nella eccellente "Spirit Level".

Ed è sicuramente nella successiva "Torso" che la componente "rock" à la Colosseum della band è più palpabile e concreta, complici uno sfizioso a solo di sax tenore (che ricorda moltissimo lo stimato Dick Heckstall-Smith) e un drumming preciso e incalzante.

Chiude egregiamente il tutto "Snakehips Dream", brano più lungo dell'album, sorta di vera e propria "suite" che nei suoi entusiasmanti 15 minuti può non a torto essere considerata l'epitome di tutto il disco. Il brano fonde e mescola con perfetto equilibrio momenti rock con altri più jazzati riuscendo nel contempo a non scadere mai nella banalità. Un suono sorprendentemente liquido che dimostra la validità di Carr e soci.

Solar Plexus, un album che merita di essere riscoperto ed ascoltato.

P.S.: Mi scuso, essendo la mia prima recensione, di possibili errori sia ortografici che cognitivi.

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Riassunto del Bot

Solar Plexus è il terzo album di Nucleus e Ian Carr, caratterizzato da un jazz rock/fusion raffinato e tecnicamente impeccabile. La band miscela sperimentalismi e un sound vigoroso, con brani che evidenziano sax, oboe e tromba di alto livello. Sebbene non raggiunga i picchi dei lavori precedenti, offre comunque un'esperienza sonora compatta e stimolante, ideale per appassionati di jazz innovativo.

Tracce

01   Elements I & II (02:10)

02   Changing Times (04:43)

03   Bedrock Deadlock (06:47)

04   Spirit Level (09:10)

05   Torso (06:02)

06   Snakehip's Dream (15:10)

Nucleus

Nucleus è un gruppo jazz-rock britannico fondato nel 1969 dal trombettista Ian Carr. Tra i membri storici figurano Karl Jenkins, John Marshall, Chris Spedding e Brian Smith. Hanno coniugato jazz, rock e istanze progressive con legami alla scuola di Canterbury.
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