Park Jiha
Five Questions to Park Jiha

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"Communion" di Park Jiha è un disco meraviglioso.

Park Jiha viene dalla Corea del Sud. È sulle scene dal 2008, quando ha formato un duo con il musicista Jugmin Seo. Un progetto che si è concluso nel 2016. Nel frattempo Jiha aveva già cominciato a lavorare a un suo progetto solista: il suo primo disco ("Communion", appunto) è stato il risultato di questo lavoro. La pubblicazione in Corea è avvenuta nel Novembre del 2016.

La sua musica si può definire un incontro tra minimalismo e una componente neo-classica e art-pop: la peculiarità, che sicuramente richiamerà l'attenzione degli ascoltatori, sta in quelle sfumature nel suono di derivazione dalla cultura tradizionale del suo paese e accentuata dall'utilizzo di strumenti tipici della Corea.

Ma chiaramente Jiha è un'artista del suo tempo e di ispirazione internazionale, il suo disco non si può ascrivere al capitolo "musica tradizionale" e non a caso poi "Communion" è stato scelto da una label brillante come la "Glitterbeat", che lo ha ristampato lo scorso marzo.

Ogni volta che parliamo della Corea, lo facciamo sempre per questioni che non riguardano la cultura, ma solo esclusivamente politica estera e geopolitica. Questa volta, invece, ci troviamo finalmente a tu per tu con una artista tanto sensibile quanto brava.

Uno dei miei dischi dell'anno: "Communion".

Lo introduco con questa bella chiacchierata che ho avuto con Jiha, che ringrazio per la sua grande disponibilità e cortesia. Così come mi piace ringraziare Ira della Glitterbeat, una persona fantastica e che si è messa a disposizione per fare sì che questa intervista avesse luogo.

Buona lettura.

Ndr. Segue la versione in Inglese.

1. Ciao Jiha. Mi fa veramente piacere tu abbia accettato di concedermi questa intervista, ti ringrazio molto. Ho ascoltato molto il tuo disco (“Communion”) da quando è stato pubblicato su Glitterbeat e sono rimasto veramente impressionato. È un disco bellissimo e che ha anche scatenato in me una certa curiosità nei confronti della cultura del tuo paese, anche perché devo ammettere che in definitiva so veramente poco della Corea. Ti va di cominciare presentandoti agli ascoltatori italiani? Questo è praticamente il tuo primo disco solista, pubblicato prima in Corea del Sud e adesso ristampato su Glitterbeat, vero?. Prima facevi parte di un duo assieme a Jugmin Seo. Facevate della musica diversa da quella che possiamo ascoltare in “Communion”? Pensi eventualmente di riprendere questo progetto in futuro?

PJ. Ciao, il mio nome è Jiha e vengo dalla Corea.

Nel mio disco suono strumenti che appartengono alla tradizione del mio paese: Piri, Saenghwang, Yanggeum.

Ovviamente ho studiato la musica tradizionale coreana, ma questo studio, così come l'uso degli strumenti tradizionali, sono stati la base da cui ho cominciato a sviluppare la mia musica e le mie canzoni. La mia musica è chiaramente differente quindi dalla musica tradizionale coreana.

Mi piace il minimalismo e la musica classico. Così magari quando ascoltate la mia musica, questa non vi risulterà così poco familiare. Penso che tutti noi viviamo nella stessa società contemporanea e abbiamo dei tratti in comune anche se veniamo da differenti parti del mondo e differenti culture. Così i miei strumenti vengono dalla cultura tradizionale del mio paese, ma la mia musica ha riferimenti nella musica leggera e classica sia orientale che occidentale.

Ho cominciato a suonare con il duo [su:m] nel 2008 e lo ho fatto fino al 2016. Poi nel novembre dello stesso anno ho pubblicato il mio primo disco solista, "Communion". Il disco è uscito in Corea e poi quest'anno (lo scorso marzo) è stato ristampato dalla Glitterbeat in tutto il mondo.

2. L'album è stato adesso pubblicato su Glitterbeat, un'etichetta che apprezzo molto perché propone realtà da ogni parte del mondo e che in altri casi magari non arriverebbero a tantissime persone. Come sei entrata in contatto con loro? Hanno semplicemente ascoltato il tuo disco e ne sono rimasti colpiti? Conoscevano i tuoi altri dischi?

PJ. Jerome, che poi sarebbe il responsabile della mia agenzia di promozione, la "Earthbeat" (di base in Olanda), ha spedito il mio disco alla Glitterbeat e lo stesso anno sono stata scelta come showcase artist per "Classical:NEXT" e "WOMEX". Così ho avuto la possibilità di suonare davanti a un sacco di persone da ogni parte del mondo. La Glitterbeat era presente e hanno apprezzato la mia musica, così mi hanno proposto di pubblicare questo disco.

3. Nel disco suoni strumenti che sono tipicamente Coreani. A partire dal "piri", che mi sembra di capire sia uno strumento che suoni sin da quando eri solo una bambina. Quindi lo "yanggeum" e il "saenghwang". Parliamo di suoni che chiaramente non sono convenzionali. Mi domando quanto questi strumenti siano oggi veramente parte della tua cultura. Diresti che sono qualche cosa che appartiene alla tradizione o che ancora oggi fanno parte della cultura pop o comunque usati nell'ambito della musica classica? Come e quando hai imparato a suonarli? Di conseguenza volevo chiederti quali siano stati i tuoi primi approcci con la musica.

PJ. Ho sempre amato la musica, sin da quando ero solo una ragazzina. A casa mia c'era sempre musica da ascoltare nell'aria e questo succedeva allora come oggi. I miei genitori ascoltavano la radio tutto il tempo. Così potevo ascoltare la musica in maniera naturale. Mi piaceva cantare e ho imparato a suonare il flauto occidentale. Quando ero alle scuole medie poi ho voluto imparare a suonare gli strumenti tradizionali coreani e così ho fatto domanda e sono stata accettata alla "Gukak National Middle School". Una scuola dove si impara la musica tradizionale coreana.

Direi comunque la cultura tradizionale coreana non è molto popolare. La maggior parte delle persone ascolta il cosiddetto "K-pop" o in ogni caso è addentro alla cultura pop. Ma una nuova generazione che sta crescendo adesso, sta ricominciando a riscoprire la tradizione e la cultura della nostra nazione e quindi anche la musica e i diversi strumenti. Questo perché vogliono trovare qualche cosa che li rappresenti veramente.

In ogni caso non direi che la mia musica sia tipicamente coreana tradizionale. Suono strumenti che appartengono alla tradizione musicale coreana, ma io racconto le mie storie attraverso i miei strumenti. Ma se la mia musica può anche essere utile per interessare gli ascoltatori sul mio paese, questo non può che farmi piacere.

4. Hai scelto di dare al disco il titolo “Communion”. Come mai hai fatto questa scelta? Hai sviluppato l’intero progetto attorno a un tema particolare? Possiamo dire che ci sia un filo connettore tra le diverse canzoni? Cosa ci puoi dire sul lavoro in studio di registrazione e i musicisti che hanno collaborato alla realizzazione del disco? So che in questo periodo sei stata in tour in Europa, come sono andate le cose? È stata una bella esperienza? Ah! Volevo chiederti se tu sia mai stata in Italia e se in futuro avremo la possibilità di vederti suonare dal vivo nel nostro paese.

PJ. "Communion" è una parola che per me ha un significato molto importante. In tutti i casi è una parola che mi piace molto perché faccio musica proprio con lo scopo di entrare in comunione con le molte cose che mi circondano.

Penso ad esempio alla natura, la gente, l'aria, lo spazio e anche la spiritualità.

Così ho cercato la parola che per me significasse più di tutte le altre sul piano della comunicazione.

A parte questo sono cattolica e questa parola ha per me un significato che fa parte della mia cultura. Ma non solo nel senso strettamente religioso del termine. La parola "comunione" in generale ha un significato molto ampio.

Non c'è una linea comune tra ogni canzone del disco. Ma probabilmente ogni canzone fa parte di un percorso particolare che ha riguardato la mia vita.

Il disco è una collezione di canzoni che ho scritto nel periodo tra il 2014 e il 2016. Avevo suonato un sacco in giro con il mio gruppo (i [su:m]), quando ho deciso di lasciare. Da allora mi sono successe un sacco di cose. Sai, quando ho cominciato ero ancora all'università, ci sono voluti nove anni per finirla. Alla fine ero esausta. Così ho deciso che era ora di fare un cambiamento e ho cominciato a scrivere nuove canzoni. Poi ho incontrato nuove persone.

Tra queste: Kim Oki, Kang Tekhyun, John Bell.

Ogni persona che ha lavorato con me in questo disco, mi ha in qualche modo ispirato.

Ognuno ha tra l'altro una storia diversa dalla, un background musicale differente, stili di vita differenti e ovviamente John Bell ha anche una cultura di tipo di differente. Viene dalla Nuova Zelanda, e il suo patrimonio musicale è completamente diverso da tutto quello che conoscevo.

Il sassofonista Kim Oki suona in una maniera molto spirituale, ha un sound veramente molto potente. Direi che la mia musica è generalmente molto più calma e minimale, ma mi piace moltissimo come suona.

Ho imparato moltissimo da ognuno di loro (mi riferisco sempre a John Bell, Kim Oki e Kang Tekhyun) e penso che anche la varietà dei suoni sia un'altra buona idea per spiegare cosa io intenda con "Communion".

Sono stata in Italia, sì. È successo solo una volta, ho suonato lì con i [su:m]. Ovviamente ho trovato il cibo semplicemente delizioso e anche il concerto è stato molto buono. È stato molto bello e se ci sarà la possibilità in futuro, sicuramente mi farebbe piacere suonare lì anche col mio progetto solista.

In ogni caso suonare in Europa è stato fantastico. Mi sono sempre sentita bene accolta e il pubblico ha risposto con grande entusiasmo. Sono veramente felice per tutto questo.

5. Quando ho pensato al titolo del dico ("Communion"), ho subito pensato alla divisione tra le due Coree. Che cosa pensano i coreani su quello che sta succedendo in questo momento nel vostro paese? Ovviamente penso che la cosa più importante per tutti sia la pace e la fine di ogni situazione di tensione e penso che su questo siano tutti d'accordo. Ma mi domando se voi pensiate questo possa accadere solo con la riunione delle due Coree, se questo è qualche cosa che sentite sia veramente necessario? Vi considerate come parte di una sola nazione o questo non è veramente importante?

PJ. Proprio pochi giorni fa, c'è stato il famoso summit tra le due Coree. Praticamente è stata dichiarata la fine della guerra e delle ostilità. Molti coreani sono assolutamente felici per questo, anche se non so esattamente adesso che cosa succederà e se le cose per noi miglioreranno. Al momento tuttavia sicuramente molti coreani sentiranno un senso di pace.

Devo dire in ogni caso che di solito quando sono in Corea non mi faccio mai delle domande sul fatto che siamo una nazione divisa e sinceramente non ti so dire quale sia la soluzione migliore, voglio semplicemente che ci sia la pace.

READ IT IN ENGLISH.

1. Hi Jiha. I’m actually very pleased you accepted to make this via e-mail interview. Let me say that I’m listening to “Communion” a lot since from it has been released via Glitterbeat and I find it’s really a great album and I must admit it really also is interesting me because I actually didn’t know nothing about music in South Korea and as consequence I'd really like to know a much more about it. Do you want to start introducing yourself to the Italian audience? This is your first solo release and the album was released in South Korea earlier than the Glitterbeat release, that's right? Earlier you played in a duo with Jugmin Seo. You were actually playing a different kind of music than "Communion"? Is that experience possibly gonna to be reprised in the future?

PJ. Hi! I'm Jiha from Korea.

I do play Korean traditional instruments such as Piri, Saenghwang and Yanggeum.

Of course, I learnt first Korean traditional music, but that - as long as the Korean traditional instruments - is something I use to make my own and to tell my own stories. As consequence my music is different from Korean traditional music.

I like minimalism and classical music also. So maybe when you guys are listening to my music it doesn't feel to you unfamiliar. Also because I think we all are living into a modern society and we all got a common ground, even though we are living in different countries and coming from different cultures.

So my instruments are part of the very old Korean culture, but my music is modern and classical, it has got eastern and western vibe both.

I started duo [su:m] from 2008, and I did it until 2016. Then in November 2016 I released my solo album "Communion" in Korea first. This year, in March, I reissued my first solo album via Glitterbeat world-wide..

2. The album came out now via Glitterbeat, that’s actually a label I really appreciate because its attitude into proposing realities from all around the world that they are eventually hard to be noticed in other cases. How did you get in touch with them? Were they admired by the beauty of the album? Did they know your other works?

PJ. My booking agent Jerom of the "Earthbeat" (based on Netherlands) delivered my album to them. The same year, I was selected as a showcase artist in "Classical:NEXT" and "WOMEX". So I got the chance to perform my music in front of a vaste audience composed by people from every part of the world. Glitterbeat they also were at my showcase and they liked my music, so they proposed to me to make the album release.

3. Into the album you play instruments that I suppose they are typical from Korea. Starting from the "piri", which I concerned that’s actually an instrument you have learnt to play since from when you was a child, to "yanggeum" and "saenghwang". Of course I really like those sounds which are to me absolutely not conventional. But how much are these instruments nowadays part of the popular culture of your country? You would eventually say they are part of your historical culture as they are something related to the past or they are used into pop music or even into classic music also nowadays? How and when did you learn to play them? As consequence which were actually you early influences into music?

PJ. I have enjoyed music since I was very young. My home always had music in the air. It is happening now as it happened in the past. My parents do play the classic FM all the time. So I could listen music naturally. I liked singing also and I learnt how to play the western flute. When I had to attend middle school, I wanted to learn how to play Korean instruments and I got accepted at "Gukak (Korean traditional music) National Middle School".

Actually Korean traditional culture is not really popular to the majority of people in Korea. People like K-Pop or are into general pop culture. But nowadays new young generations, they have interests about Korean traditional culture and music and instruments more and more, because they wanted to find something which does actually rapresent their own identity.

In any case standing to me and my music, we could not speak about Korean traditional. I do play Korean traditional instruments, but I'm just saying my own stories by my instruments. But if some people are getting interested into Korea through my music, I would be very happy because of that.

4. You gave the LP the title “Communion”. Do you want to explain us the choice? Did you develop the whole project about a main concept and would you say there's a continuos line between all of the songs? What about the recording process and the musicians who played in the album? Know you’re playing around Europe these days, how are things going to now? Are you getting good feedbacks from your audience? Ah! Have you ever been in Italy? There will be in the future the possibility to see you performing live here?

PJ. "Communion" is a big and relevant word to me. Anyway I decided to use this word properly because when I do make music, I do communicate with a lot of things... For example, nature, people, air, space, and sometimes spirits. So I wanted to find the word that more than any other did mean because of "communication".

I'm a Catholic so that's a word that for me always has got a certain particular meaning. But that's not only into a religious sense. The word "Communion" it's related to a very vaste ground.

Actually there're not any continuos lines between the songs. But probably any song was out from a similar root I took into my life. The album is a collection of songs I wrote in the period from 2014 to 2016. I had experienced a lot with my group ([su:m]), when I decided to quit. From then many things happened to me. You know, I was still attending college when I started group, it required to me 9 years. So in the end I was little exhausted. I decided that it was the time for a changing and I started to make new songs and I met also new people. Among them: Kim Oki, Kang Tekhyun, and John Bell.

Every person that worked with me in this album, they gave me various inspirations.

Everyone is very different to me, because their musical backgrounds and life styles and of course John Bell has also got a different nationality. He is actually from New Zealand and they have also their own music tradition with a style that is completely different from anything it was part of my culture and my formation as a musician.

The sax player Kim Oki does play a music which is a lot spiritual, so powerful. I would say that my music is generally more calm and minimal, but I really like the way he does play.

I learnt a lot of things from any of them (I mean John Bell, Kim Oki, Kang Tekhyun) and I think that the variety of the harmonies is also another good idea about what I meant with "Communion".

I have been in Italy. It happened one time, when I was in tour with [su:m]. I really dag the food of course and the concert was very good. It was a very nice experience. If I'll the chance, I'd really like to perform again in there with my solo project.

By the way, concert in Europe were going great. I felt always like I was appreciated and the audience gave me a warm feedback. I'm very grateful because of that.

5. Thinking about the title of the album ("Communion"), I thought about the division of Korea. What do people really concern about this thing nowadays in Korea? Of course I think the most relevant thing it's about peace and to stop any tense situation and I think everyone will agree on this point. But is it something you necessearily could obtain only with the reunion of the two Koreas? I mean, is it something so relevant to be reunite again, do you everyone actually feel like you were and needed to be part of the same nation or do people no more care about this?

PJ. Just a few days ago, South-North Korean summit did happen. At last, the end of war was declared. Many Korean people are of course glad because of that. That's despite the fact we don't know what it will be happen now. But at the moment many Korean people just could feel peace for a while and that's good.

Generally speaking, when I'm in Korea, I don't figure it out well that we are a divided nation. I don't know well what is gonna be the best way now, I just wanna peace for every people in Korea.

Questa DeRecensione di Five Questions to Park Jiha è distribuita da DeBaser con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.
Può essere parzialmente o totalmente riprodotta, ma solo aggiungendo in modo ben visibile il link alla recensione stessa su DeBaser: www.debaser.it/park-jiha/five-questions-to-park-jiha/recensione

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Commenti (Undici)

sotomayor
sotomayor Divèrs
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Non ricordo se la menzione "consigliata" vada attribuita relativamente la recensione o l'opera. Nel caso l'ho ovviamente adoperata in relazione all'artista in questione. Non mi consiglierei a nessuno. Anzi se ho usato la menzione in maniera indebita ditemelo, così non lo faccio più, prometto...
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sfascia carrozze: In effetti la menzione consigliata (in passato, ora non saprei) è sempre stata attribuita alla "qualità" della DePagina e non alla eventuale qualità intrinseca del DeDisco/Concerto/Intervista oggetto della DeRecensa.
Ovviamente solo un Editor poteva attribuire, del tutto insindacabilmente (assumendosene onori-e-oneri), questa nota-di-mérito alle altrui DeRecense.
Partendo da questo assunto, forse (e dico forse) sarebbe opportuno che questa etichetta venga (eventualmente) attribuita da chi ne ha i poteri evitando l'auto-consigliamento.
Però, forse qvesto visione appartiene al vecchio DeBaser.
Ora evidentemente ce n'è uno uno nuovo.
E io sono (tremendamente) arcaico.
Sob!
sotomayor: Oh be', allora la tolgo, non mi volevo certo autoincensare! Sarebbe come tipo masturbarsi e diciamo che in materia vanto già una certa smodata esperienza.
sotomayor: Però chiaramente consiglio moltissimo di ascoltare il suo disco, che mi pare qualcuno abbia anche recensito su queste pagine, però non mi ricordo chi.
sfascia carrozze: Ah, non lo chieda ammè.
E' già molto se mi ricordo la mia passauorda (pincopallinosìmejoèpelé) per entrare nel DeBasio un giorno sì e un giorno pure.
sotomayor: Se non ci fosse Wilson a ricordarla...
CosmicJocker
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Molto interessante..
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luludia
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muy interessant...
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ALFAMA
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Non conosco il disco, ma sono cose che mi attirano a pelle. Ascolterò sicuramente il disco, ma sinceramente non leggo mai interviste. Il voto giusto per l'invito all'ascolto di un lavoro spero interessante
BËL (01)
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Almotasim
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Grande Soto!
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De...Marga...
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Andresti premiato per il tuo costante impegno e la tua presenza sul sito! Mentre scrivo il commento sto ascoltanto il brano "Communion" e così di primissimo acchito mi ha ricordato le sperimentazioni più strane e particolari di una certa Bjork; secondo me in aggiunta al brano ci sentirei molto bene i "gorgheggi" sperimentali alla voce di un certo Mike Patton. Sei un grandissimo soto!! Se un giorno riuscirai ad intervistare, con una mia ovvia supervisione riguardo le domande, Les Claypool ed i Primus giuro che vengo a piedi in pellegrinaggio a ringraziarti fin sotto (o soto questo punto) casa tua. Salutissimi dall'uggiosa Domodossola.
BËL (01)
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sotomayor: Ma penso sia impossibile fare una cosa del genere purtroppo. :) Sono troppo dei big.
Fount
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Ma il minimal che genere è? Tipo l'ambient o i droni tanto cari ai radical chic?
BËL (01)
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sotomayor: È l'ambient tanto caro ai radical chic, la giusta via per il compromesso.
sotomayor: Ho visto solo ora la descrizione sul tuo profilo tra l'altro e mi rendo conto di aver dato proprio la risposta che ti saresti aspettato. Mi autocompiaccio. :)
gate
gate Divèrs
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Adesso ne ha fatto un altro, speriamo che qualcuno lo pubblichi: sono curioso
BËL (01)
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lector
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Avete parlato in coreano?
BËL (01)
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sotomayor: È bastato guardarci dritti negli occhi per intenderci subito...
psychopompe
psychopompe Divèrs
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Ne avevo letto un paio di mesi fa ma mi ero sempre scordato di cercare il disco. Grazie soto per avermelo ricordato :)
BËL (00)
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ErosGiannini
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Intervista interessante. Non conoscevo Park Jiha. Ascoltarla è stata una piacevole sorpresa, ha sicuramente molto talento. Il brano "Communion" mi fa ricordare molto la musica prima maniera di Philip Glass. Ragazza da tenere d'occhio.
BËL (00)
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Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

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