Copertina di Peaches The Teaches Of Peaches
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Per appassionati di musica elettronica e rock alternativo, amanti di testi provocatori e innovazione sonora
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LA RECENSIONE

E un giorno arrivò Peaches, la Donna Nuova.

Il mio primo incontro con Peaches avvenne una notte in tv. C'era un video in cui una ragazza in hot pants rosa ballava e cantava, e, mentre faceva questo, le crescevano ciglia e capelli, e poco dopo i peli pubici, e in una maniera smisurata. Ho pensato. "mio dio". E non appena sugli scaffali di un negozio ho rivisto un cd con in copertina quegli stessi pantaloncini, ecco non ho potuto fare altro che comprarlo.

L'album in questione è l'opera prima di Peaches, "The teaches of Peaches" (perchè Peaches ha pure fatto la maestra, a Long Island) uscito per la Kitty Yo, sotto la supervisione delle Chicks on Speed (a cui Peaches ha prestato voce e chitarra nell'inno "We don't play guitars") e a Berlino, naturalmente.

Cosa ci trovate dentro:
una beatbox Roland modello vecchiotto, la MC5, il cui nome fa solo venire in mente belle cose. Chitarra, a volte. Batteria, sporadicamente. Vocetta impertienente. E idee, idee, idee, se un musicista medio avesse un terzo delle intuizioni di questa ragazza, allora ci farebbe almeno tre ellepì.

L'album si apre con "Fuck the pain away", la canzone del video, e sì, come avrete capito, Peaches non ha molti peli sulla lingua, e il pezzo è proprio bello, solo synth (piu' che minimale) e drum machine, ma la canzone c'è, eccome. Poi segue "Rock show" che è un garage-punk devastante, e dannatemente bello! Ce ne sono almeno altri due pezzi, in questo album, "Cum Undum" e "Sucker", tutti con Steve Keeping alla batteria, che la maggior parte dei garagisti pagherebbe oro per aver scritto, tanto sono... ganzi. Non so come meglio definirli.
E ti fa un pò pensare che pezzi così rock in realtà li ha scritti chi fa elettronica, è forse un segno dei tempi? Comunque, in "Sucker" la signorina canta "What a sucker/I want a sucker", così senza battere ciglio. Altri pezzi salienti del disco sono i pezzi piu' electro come "Hot Rod" e "Diddle my skittle", bellissimo nella sua piu' che semplicità.

L'apice Peaches lo tocca con "Lovertits", un pezzo dance-funk sudato e strappamutande, e qui davvero si salvi chi può. Una delle cose straordinarie di questa artista canadese è che davvero "brandisce la sua sessualità come una clava", ha detto qualcuno.
Non è una semplice posa questo suo essere la bocca piu' oscena del rock n'roll, e non è neanche un'ostentazione. Peaches parla di sesso come una bambina, in modo giocoso e scherzoso, e ci invita solo a parlarne, e a farne di piu'.

Il signore abbia in gloria questa ragazza.

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Riassunto del Bot

La recensione celebra l’album d’esordio di Peaches, un’opera innovativa che unisce minimal synth, punk e rock garage con un approccio giocoso e diretto alla sessualità. L’artista canadese si distingue per la sua originalità e la capacità di rompere tabù attraverso un sound esplosivo e testi audaci. Le tracce più significative includono pezzi electro, dance-funk e brani punk energici, tutti caratterizzati da un’energia unica e un’attitudine anticonformista.

Peaches

Peaches, nata Merrill Beth Nisker (1966), è una musicista e performer canadese associata all’electroclash. Attiva dagli anni ’90, si afferma con The Teaches of Peaches (2000) e Fatherfucker (2003), noti per sound elettronico minimale, attitudine punk e liriche esplicite; seguiranno Impeach My Bush, I Feel Cream e Rub.
04 Recensioni

Altre recensioni

Di  zzzzzzzzzzzzzzzzzzzz

 Se dovessi raccontare questo disco in una sola parola non avrei dubbi: SESSOOOOO!

 Ehm, se dovessi raccontare questo disco in tre parole non avrei dubbi: un fottutissimo cd.