Copertina di Pearl Jam Riot Act
Greg*89*

• Voto:

Per fan del rock alternativo impegnato, appassionati di musica con tematiche sociali e politiche, ascoltatori di pearl jam e del grunge evoluto.
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LA RECENSIONE

Profetico una parola che cade a pennello su questo disco post 11/9.
Profezia di una morte non lontana per una società dal passo ottusamente sfrenato, come dimostrano i 2 scheletri, o meglio due sovrani oramai morti liberi di governare il loro deserto: sembra il risultato di un olocausto nucleare e forse lo è.
Questo dice molto: si tratta della voce dell'America contro in un momento storico di inquietudine per quella nazione sicura della sua forza e dei suoi valori, contro Bush, contro il capitano che fa affondare volutamente la sua nave, contro la società .
Tutto questo quando parlare delle tare del governo Bush non era ancora una moda sulla bocca di tutti i piccoli pop-punker.
Tolte queste considerazioni mi appresto a parlarvi del disco .

Con l'iniziale Cant' keep i nostri mischiano un testo sublime (che parola odiosa!) descrivendo emozioni rapide che ci attraversano alle volte e ci vengono segnalati dal nostro corpo con semplici brevi fremiti. La musica e il cantato ne è l'esatto contrario soffice ma decisa come una catena che strozza il cuore della persona che percepisce tali sentimenti.
Segue la rabbiosa Save you dominata dal basso di Ament e impregnata di una rabbia positiva, non un'autodistruzione fine a se stessa ma lo sfogo di chi impotente osserva un suo amico discendere per sempre agli inferi .

Va ora fatta una delucidazione per chi odia/disprezza i PJ e sulla mia interpretazione di questo album .
Qui i nostri non giocano a fare gli arrabbiati come altri reduci del grunge (facendoci arrossire vergognosamente per gli album rilasciati nonostante una gloriosa carriera alle spalle) non giocano a fare i sempregiovani in canottiera mascherandosi dietro effettoni e/o virate di rotta e/o ammiccamenti ad nuova tendenza.
Tutto questo giro di parole per descrivere canzoni dalla semplice bellezza, per altro colorate dall'organo dell'Hawaiano "Boom" Gasper, dando un quadro della verità dei fatti davanti alla quale i nostri non sprecano facili e asettici slogan di parte ma la certezza che la rabbia giovanile non ha cambiato nulla, i problemi sono sempre gli stessi in tempi sempre più grigi.
Che fare allora ? Arrendersi e trasmettere questa negatività? O continuare a lottare con maturità e nuova soffice tristezza (come suggeriscono i colori dominanti della copertina)?
Fortunatamente la seconda scelta che nella mani dei PJ ,come in pochi altri, si ha il risultato di un albun per nulla arreso ma ispirato, fresco e vario.

Così si passa dall crescendo di Love boat captain alla spigolosa Get right del batterista Matt Cameron.
In mezzo tantissima poesia e così si scopre che "il sapone fa diventare più alti", ironie "raffinate come lo zucchero" su Bush mentre "l'accettabilità dell'esistenza è fragile come un velo di cipolla" e si ha la certezza Pirandelliana che "mentre ogni respiro si allontana, posseggo solo la mia mente".

A tutti coloro che non apprezzano questo cd va ricordato che ci si trova davanti ad un punto di svolta quindi è inutile fare paragoni con i vari Versus perchè qui loro non hanno più vent'anni (ne fanno finta di averli come potrebbe fare un qualsiasi Anthony Kiedys).
Un disco volutamente dal non facile ascolto ma di grande livello.
I Pearl Jam sono e dimostrano di rimanere qualcosa in cui credere, di differente, abili artigiani nel raccontare tutto ciò che non si può misurare con il denaro.
Ciao

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Riassunto del Bot

Il disco Riot Act dei Pearl Jam è una critica profonda e poetica alla società americana post 11 settembre, contraddistinta da una rabbia matura e una musica variegata. L'album rappresenta un punto di svolta nella carriera della band, evitando cliché giovanili e proponendo un’espressione artistica ispirata e consapevole. Con testi intensi e arrangiamenti raffinati, Pearl Jam si conferma una voce autentica e differente nel panorama rock.

Pearl Jam

Pearl Jam, formazione nata a Seattle all'inizio degli anni '90, è tra le band più rappresentative del movimento grunge e del rock alternativo. Il gruppo è composto stabilmente da Eddie Vedder, Stone Gossard, Jeff Ament, Mike McCready e Matt Cameron, ed è noto per l'intensità dei live e per una discografia che include Ten, Vs. e Vitalogy.
71 Recensioni

Altre recensioni

Di  Rivo

 "Complessivamente però il disco piace ma non esalta, incuriosisce ma non rapisce."

 "A suo tempo per togliere 'Versus' dal lettore CD c'è voluto il cacciavite; questa volta basterà premere 'eject'."


Di  ashanti

 "L’atto di rivolta annunciato nel titolo è totalmente disatteso."

 "Era una pretesa a breve scadenza, perché passati gli anni d’oro, la spinta d’opposizione appare piuttosto svilita."