Se non sapete chi è Peter Gabriel, se non lo avete mai ascoltato prima nè coi Genesis nè da solista nel suo progetto di World Music, se non avete mai avuto nulla a che fare con lui, allora mi dispiace per voi ma state alla larga da questo disco.
"Up" è un prodotto difficile, è musica matura di un artista maturo, non indirizzata a sbarbatelli con i foruncoli sulla fronte che si esaltano coi decibel pompati e le canzoni dei Rage Against the Machine (i quali mi piacciono parecchio, comunque). Ma se conoscete il Gabriel, se siete stati svezzati da "So" e gli altri suoi lavori precedenti, se non avete paura di ammettere che la musica oltre che istinto e pazzia è classe e temperamento, allora non dovete aver timore ad acquistare questo disco.
Rimarrete affascinati dalla sobria eleganza di Peter, dalla sua lucida innovazione sonora. In più, cosa che non guasta mai, le canzoni sono “belle”: non è il solo fatto di essere musica d’elite, colta e raffinata che intriga, ma è proprio il fatto che le canzoni sono godibilissime (non facili ma ascoltabili) a renderlo un gran bel lavoro.
Non per tutti.
"La musica è troppo necessaria per Gabriel per essere trattata come una qualunque semenza transgenica."
"Ogni volta che affronti e superi la paura, sprigioni una grande quantità di energia atomica."
Un disco da una gestazione di oltre 10 anni (!), un lavoro notturno, a volte anche plumbeo, nato col tentativo di convogliare un esistenzialismo introverso in una forma-canzone formalmente ineccepibile.
Per quel che mi occorre mi serve musica più merdosa e questo, tutto sommato, non è così osceno come mi aspettavo: palloso sì ma osceno sarebbe ingiusto!