I “classici” del rock di quella stagione irripetibile e lontana ormai mezzo secolo stanno subendo cicliche ripubblicazioni, ognuna delle quali più o meno giustificata. Possono essere dei cofanetti accessoriati e costosissimi, ovvero ripescaggi di concerti mai sentiti prima, oppure già noti ma ora trattati con ben più avanzate tecnologie di mastering. Ma più spesso accade che si metta mano a quegli oramai antiquati primi trasferimenti in digitale degli anni ottanta, stante la debole tecnologia allora ancora alle prime armi.
Qui siamo in quest’ultima casistica e forse “Animals” abbisognava proprio di una “rinfrescata” audiofila giacché quest’opera, fatto salvo il lungo elenco di suoi meriti lirico/musicali e persino grafici, nel 1977 aveva marcato un chiaro passo indietro per lo standard Pink Floyd a livello di qualità e trasparenza dei suoni.
Ragion per cui eccoti qui la versione targata 2018 di uno dei capolavori del celeberrimo quartetto, rivista e corretta da due orecchie fine, quelle del loro tecnico di fiducia James Guthrie. In realtà quest’album esce quattro anni dopo poiché nel frattempo, tanto per cambiare, Waters e Gilmour litigano, al solito a colpi di diffide avvocatizie e stavolta per le… note di copertina: Waters le vuole stringate e tecniche, Gilmour avrebbe pronto un bel racconto del making of dell’opera scritto da un amico suo.
La spunta Waters e così il libretto è solamente pieno di foto, peraltro magnifiche, del suddetto making of e specialmente del famoso maiale gonfiabile, grosso come un appartamento, prima sollevato in mezzo a due delle scenografiche ciminiere/colonne della centrale elettrica dismessa, poi libero ed affrancato nell’aere a spaventare elicotteristi ed aviatori. Bello da morire il fotomontaggio di copertina, comunque.
Non sono un audiofilo, quindi il mio giudizio sul quesito “Ma il gioco vale la candela?” é viziato di inadeguatezza. Posso suggerire che ascoltando il tutto attentamente attraverso lettore Denon, ampli Nad e due casse JBL oppure in cuffia chiusa AKG, si appalesa un generale maggiore respiro, una nitidezza che fa risaltare a lucido un po’ tutto, specie la batteria di Mason le tastiere del povero Wright e pure i latrati, i grugniti e i belati. In altre parole i riverberi a spasso, la “colla” di fondo che aveva l’album, sono spariti e tutto suona più asciutto, più “in faccia”, si potrebbe dire… meno pinkfloydiano, a ben vedere.
Su musica e contenuti… non è il caso di ribadire concetti e superlativi già sviscerati da migliaia di recensori al mondo. Certo che oggi l’umanità è più che mai divisa in tre specie, come qui racconta Waters e prima di lui aveva fatto Orwell: prospera indisturbata quell’esigua minoranza di maiali che badano ai loro interessi mentre fingono di avere a cuore tutto e tutti. Sostenuta da una nutrita quantità di cani al loro servizio, i quali aspirano a diventare maiali o più semplicemente si realizzano azzannando, prevaricando, sgomitando, applicando la legge della giungla. E poi le pecore, la grandissima maggioranza, che pur avendo i numeri dalla propria parte subisce, si accontenta, si isola in preda a fatalismo, pigrizia, mancanza di coraggio, ignoranza, ingenuità, masochismo, idolatria, invidia per i cani.
Che poi il mondo è sempre girato così… Mille anni fa, se eri un contadino, ogni tanto ti arrivava il feudatario coi suoi sgherri, ti portava via le pecore i conigli e i raccolti, ti trombava e metteva incinta la graziosa figlia e se ne tornava al suo castello felice e coi testicoli belli scarichi, a far cucinare ai servi un bel cenone colla tua roba. E tu zitto, contento che il Capo ti “proteggesse”.
Basta va, sennò mi metto a scrivere per filo e per segno di quanto erano asfittici e vigliacchi i libri di storia delle mie scuole, pieni solo di date, battaglie, congressi, incoronazioni, conquiste, sconfitte, re e regine, imperatori e primi ministri. E la guerra di secessione l’hanno fatta per liberare gli schiavi. E Napoleone grand’uomo. E Nerone con la cetra. E Mussolini che si mette d’accordo col Papa nel ’29 e noi ancora paghiamo il disturbo, e il film di Benigni col campo di concentramento in Germania liberato dagli Americani, non dai Russi che avrebbe fatto brutto a quelli degli Oscar: che paraculo di cane italiano anche lui.
Basta. Scusate. Pecora incazzosa, ignavo ma non coglione.