Non è una mossa commerciale. Non è un'operazione nostalgia. Ho detto che erano fermi agli anni '70, ma in fondo scherzavo. Voglio lasciare qualcosa ai miei figli che mi rappresenti bene. Insomma: più o meno queste le dichiarazioni di Pino Daniele quando qualche giornalista gli ha chiesto il perché e il percome di questa ennesima "reunion" leggera. Per il vero dobbiamo ammettere trattarsi di una reunion abbastanza di culto. Oggi purtroppo non sono tantissimi quelli che ascoltano ancora ed amano come allora pietre miliari indiscutibili come "Vai Mo'" o "Nero a Metà", e soprattutto non sono tantissimi i dotati del necessario e sufficiente senso critico che aiuta a capire che "Vai mo'" e, ad esempio, "Iguana café" hanno in comune solo, ormai, l'intestazione del protagonista.
Ed inoltre, restando al disco, si tratta di una reunion a metà: dei moltissimi brani di questo triplo solo un po' sono risuonati dal "nuovo vecchio" gruppo, pochi e non brutti sono gli inediti ed il resto è una buona quantità di versioni originali.
Dunque, purtroppo più che un nero a metà, un lavoro a metà. Per carità...: di dischi di successi risuonati Daniele ne aveva già fatti due, se si escludono i tre live (quante versioni di "Napule é" ci sono in giro, ad esempio?) .
Comunque, un discone di così tanti brani, magari epurato di qualche recente inutilità, tutti risuonati dalla splendida "nuova vecchia" band sarebbe stato sicuramente un progetto più apprezzabile e appetibile.
Ma giudichiamo quello che abbiamo, che, comunque -lo si dica chiaro e tondo- non è assolutamente male. Possiamo sicuramente definirla una "raccolta definitiva" nel senso più ampio e completo del termine. In queste oltre tre ore si sentono un'infinità di belle note, suonate benissimo, ed il materiale comunque inedito -in un modo o nell'altro- giustifica forse l'acquisto, certamente il download.
Il discorso, se proprio lo si vuole fare, ha altri due cardini, che potremmo definire, più che cardini, due speranze/analisi/supposizioni/incazzature.
Prima: cosa potrebbe fare Pino, soprattutto coadiuvato da cotanti compagni di viaggio, se si mettesse di buona lena a scrivere come una volta. Ovvero belle musiche, mai banali, bei testi dialettali (in italiano non sa scrivere, è un'amara realtà ma è innegabile che v'è una distanza atlantica tra le opere splendidamente dialettali e quelle banalmente italiane), il tutto condito da interpretazioni vocali e strumentali magistrali, delle quali è assolutamente ancora capace, se lo vuole.
Seconda: per quelli della mia generazione c'è una distanza abissale tra le opere precedenti a, potremmo definirlo quale spartiacque, "Ferry Boat", e quelle successive, soprattutto quelle che vanno da "Mascalzone Latino" in poi. È evidente, temo, che per i ragazzi delle generazioni successive il discorso cambi. Sarebbe bellissimo, e potrebbe essere un invito esplicito al nuovo ascoltatore anagraficamente giovane e vergine, che quest'ultimo ci venisse a dire che effetto fa ascoltare questo raccoltone integrale oggi, senza soluzione di continuità, senza guardare la data originaria delle pubblicazioni. Così, come direbbe Jannacci, per vedere l'effetto che fa.
Per vedere se il ragazzo ascoltatore vergine saprebbe cogliere una differenza tra "Lazzari Felici" e "Pigro", per fare i primi due esempi che mi vengono in mente. Se il ragazzo ha il senso critico per capire qual'è il bel testo dei due, e quale quello brutto, qual'è una melodia originale e quale ha clonato un vecchio brano di tradizione d'oltreoceano, che amavano interpretare anche Luis & Ella.
Chissà...: il ragazzo saprebbe capire quale dei due è il vero Pino Daniele.
O siamo noi che abbiamo nella testa un maledetto muro...?