Copertina di Pino Daniele Live Tour '88 (Napoli)
Capolys

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Per appassionati di musica italiana, fan di pino daniele, amanti dei concerti live e della musica blues napoletana
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LA RECENSIONE

'It's music,music in the air....quantu tiempo po durà?' Così cantava il Pino (che abbiamo musicalmente perso alla fine degli anni 90') in 'Oi nè'. Quanto tempo è durato un Pino costantemente ad alti livelli? Questo concerto è secondo me, la fine del Daniele dalla voce graffiante, dai 'live' strepitosi e dagli album cazzuti.

In un palazzetto gremito di gente, in una sera del 1988, Pino si presenta con una formazione stellare: Mel Collins, Bruno Illiano ed il batterista (e chiedo umilmente venia se non sono a conoscenza del nome di quest'ultimo) sono garanzie per chi è desideroso di assistere ad uno spettacolo dove il blues ed il napoletano si fondono quasi alla perfezione. Soli 4 musicisti dunque ma che tecnica! Eviterò di descrivere ogni singolo brano per comodità e per risparmiarvi particolari inutili ma lasciatemi riflettere sul brano iniziale: è 'Yes I know my way' ma c'è qualcosa di strano. Di solito è il pezzo di chiusura di gran parte dei suoi concerti ma lo ha messo all'inizio: vuole sperimentare e farlo insistentemente. Secondo me uno dei motivi del suo declino è stato il continuo desiderio di fare musica sempre differente dagli influssi arabi al Blues prettamente partenopeo e l'ossessione di sperimentare cose nuove che in certi casi, ha disorientato i fans.

Il lato malinconico del cantante viene fuori in diversi pezzi:'Gesù Gesù' è un canzone che gli sta a cuore e si vede ma quel palazzetto lo lega fortemente proprio ad 'Oi nè'. Credo che sia la canzone riuscita meglio in tutto il concerto: ognuno dei 4 musicisti ha la possibilità di mettersi in evidenza e anche se 'si impapina con le parole' (sua citazione che precede l'intro del pezzo) riesce a ricavare 5 minuti davvero emozionanti! Scorrono canzone, tra le quali 'Schizzechea' e 'Appocundria'. Un fan lo raggiunge sul palco per abbracciarlo e ringraziarlo ma è sorprendente come Daniele si trovi a suo agio con il pubblico: c'è feeling e si nota quando sceglie di comunicare col napoletano, una scelta azzeccata. Le canzoni si susseguono, alcune non si discostano eccessivamente dalle versioni originali, altre invece sono completamente diverse ma il pubblico è in perenne delirio e continua ad apprezzare. Si giunge alla fine dettata a ritmo di 'A me m piasc o' blues': dunque un cantante che, nonostante tutto, sa da dove viene e sebbene abbia sperimentato fin troppo nella sua carriera altalenante, torna sempre alle canzoni più amati ed ai classici che lo hanno reso famoso.

Insomma, alla fine della visione del concerto mi ha assalito la malinconia... mi manca quel Pino e il solo prendere in considerazione l'ipotesi di smettere di fare musica dopo quegli album stupendi mi avrebbe reso felice ma si sa, 'Addo nun bastan e' parol...si perdo tiempo lasciam fa' e Pino di tempo, ne ha perso molto ultimamente.

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Riassunto del Bot

La recensione del Live Tour '88 di Pino Daniele a Napoli celebra un’artista al culmine, con una formazione tecnica eccellente e un mix perfetto di blues e napoletano. Nonostante il desiderio di sperimentare possa aver disorientato i fan, la performance trasuda emozione e autenticità, con momenti toccanti come 'Gesù Gesù' e il feeling con il pubblico. Il concerto segna simbolicamente la fine di un periodo d’oro per Pino.

Pino Daniele

Pino Daniele (1955–2015) è stato uno dei più influenti cantautori e chitarristi italiani, celebre per aver mescolato blues, jazz e rock alla tradizione napoletana. Considerato il padre del 'Napolitan Power', ha segnato la scena dagli anni '70 con uno stile unico e testi in dialetto, influenzando profondamente la musica italiana.
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