Ho una paura atavica nei confronti di vespe e calabroni; fin da piccolo quando fui punto da molti di questi insetti in un bosco delle mie zone.

E paradossalmente è stata proprio l'immagine della copertina ad attirare la mia attenzione, quando acquistai tanti anni fa questo Ep dei terroristi sonori Pitchshifter; inglesi di Nottingham dove si formano sul finire degli anni ottanta guidati dalle concrete mani dei fratelli Clayden

Dopo aver esordito l'anno prima con l'album "Industrial" cambiano casa discografica, approdando alla corte di sua maestà "Earache". Inaugurano questa collaborazione pubblicando "Submit" nei primi mesi del 1992: il loro lavoro migliore, quello che meglio rappresenta il loro sound per così dire evolutivo. Un Industrial-Death degno di competere con i Godflesh di quelle gloriose annate; aggiungendo a ciò una massiccia dose di elettronica che prenderà in seguito sempre maggior spazio con il proseguimento della loro carriera.

Ritmi pesanti, con una drum machine tesa ed ossessionante; un growl bastardo, chitarre che ripetono all'infinito gli stessi ipnotici giri. Oppressivi ed opprimenti.

Si parte con la feroce "Gritter", l'anello di congiunzione tra la Carne di Dio ed i Fear Factory. Un suono complesso, ragionato che si mantiene su ritmi mai troppo veloci. E' la successiva "Deconstruction" a chiarire le loro belligeranti intenzioni: sembra davvero di ascoltare i Prodigy dei primi lavori che hanno inglobato nei loro loop elettronici una componente metallica da tirar giù le pareti. Non è possibile resitere a questo assalto uditivo.

Le movenze mastodontiche di "New Flesh P.S.I." li fanno avvicinare al suono degli Scorn, con quei campionamenti vocali che creano un grave senso di angoscia: si resta a corto di fiato. Si passa infine dalle parti di "Bastardiser" che è sorretta nel suo spiralato incedere da una chitarra tagliente che disegna geometrie vuote ed asettiche, da sala operatoria di carcassiana memoria.

Poco meno di trenta minuti dura questo viaggio apocalittico-sperimentale verso il nulla.

Ad Maiora.

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