Copertina di PJ Harvey Stories From The City, Stories From The Sea
LOR15

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Per appassionati di rock alternativo, fan di pj harvey, ascoltatori in cerca di capolavori musicali contemporanei, cultori di critica musicale.
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LA RECENSIONE

Ci eravamo un po' stancati di Polly Jean, quando era uscito "To Bring You My Love"; il primo singolo "Down by the Water" con la sua elettronica, il basso distorto che esce dal sequencer aveva rovinato la perfezione di "Rid of Me". Un passo indietro. Fine della sintonia.

Con le "Storie dalla Città" PJ Harvey torna a quella forma canzone semplice, aspra, graffiante, che aveva caratterizzato i primi due dischi.

"Big Exit", la canzone di apertura, è programmatica per l'intero disco: basso/chitarra/batteria e la sua voce fragile ma decisa, melodica ma arrabbiata. Una parte claustrofobica (la città) del "verse" si libera alta nel "chorus"(il mare?) mentre il basso di Mick Harvey (Bad Seeds) in magnifica contrapposizione scava nel terreno o si muove come le onde; "Baby, Baby, ain't it true, I'm immortal when I am with you". "Good Fortune" sembra una canzone di Liz Phair, american singer/songwriter.

L'episodio con Thom Yorke "This Mess We're In" è decisamente il punto debole dell’intero disco, con Yorke lamentoso come non mai; un duetto inutile, basato sulla mera e vuota ripetizione, uno delle parole dell'altro.
"A Place Called Home": "One day / I know / We'll find / A place of hope / Just hold on to me..." con incedere deciso chiude ripetendo all'infinito "One day there will be a place for us" mentre sullo sfondo la chitarra gira leggera, incurante. Questa è attitudine.
In "One Line" si sentono echi di chitarre riverberate à la Joy Division maestose ed inesorabili nella loro semplicità. "This is Love" è alterttanto maestosa e giocata sulla contrapposizione delle due parti, come in "Big Exit".
Chiude il disco "We Float" lenta, morbida, rassegnata che si apre poi nel verso liberatorio "But now... weeeee float, take life as it comes" con la voce di PJ che sale fino quasi a rompersi, strozzata e bellissima, 8 minuti e 18 di capolavoro.

La fine del disco. Segue una canzone nascosta segnata sul cd però senza numero e che si sente dopo un paio di minuti di silenzio, "This wicked Tongue", di cui manca il testo nel booklet: "This wicked tongue says... you are not really living".

Un disco capolavoro, come ne escono pochi.

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Riassunto del Bot

La recensione celebra il ritorno di PJ Harvey al rock diretto e graffiante delle origini. Dopo esperimenti elettronici, l'album si distingue per formule semplici ma efficaci, brani iconici e collaborazioni controverse. Il disco viene definito un capolavoro capace di emozionare e lasciare un segno.

Tracce testi video

03   A Place Called Home (03:42)

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04   One Line (03:14)

05   Beautiful Feeling (04:00)

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06   The Whores Hustle and the Hustlers Whore (04:00)

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07   This Mess We're In (03:57)

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08   You Said Something (03:19)

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11   Horses in My Dreams (05:37)

13   This Wicked Tongue (03:42)

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PJ Harvey

PJ Harvey, al secolo Polly Jean Harvey, è una delle musiciste più celebrate e innovative del rock inglese. Attiva dagli inizi degli anni '90, ha attraversato generi e stili con dischi memorabili e un approccio intenso e cangiante tanto nella scrittura quanto nel suono.
28 Recensioni