Altro giro, altro regalo, altro the best of. Ma questa volta mezzo bocciato.

Nel 2007 la PFM, che notoriamente non vendeva più un disco da diversi decenni, si ricorda che sono 35 anni che suonano e incidono dischi. E già qua: 35 anni. Di solito i best of che trattano determinate ricorrenze hanno, diciamo, più senso. Tipo i 50 anni di carriera, i primi 10, insomma, un numero più importante, perchè, onestamente, i 35 vale quanto i 42 o i 68. Ma vabbè, passiamo oltre.

Escono dunque con questa voluminosa antologia composta da 3, dico 3, CD. Più di tre ore di musica. E uno si aspetta qualche novità, qualche rarità, qualcosa rimasto nei cassetti ad ammuffire, che ne so, tipo quello che farà Guccini otto anni dopo con una antologia di 10 CD (10!), di cui 4 best of classico, ma 6 pieni zeppi di live inediti, alcuni, tra l'altro, di classe sopraffina. E invece no, la Pfm se ne esce con un cofanetto elegante, composto da 2 CD tradizionalissimi in cui condensano il meglio della loro opera ("Impressioni di settembre", "E' festa", "L'isola di niente", "Dolcissima Maria", "Suonare suonare", "Il cavallo di legno") e un terzo CD interamente live, in cui non c'è, dico non c'è, un solo cacchio di inedito. E' tutta roba già sentita.

Pezzi tratti dallo storico "Live in Usa" fino a "Il pescatore" con De André (ne sentivamo la mancanza), dal "Live in Japan" fino agli ultimissimi, e va detto dimenticabilissimi, live dei primi del 2000. Ecco, sono queste antologie fatte coi piedi a scoraggiare il compratore medio e a far preciptare in uno stato comatoso il mercato discografico italiano, che già in uno stato comotoso lo è, e lo era già nel 2007.

Utile per qualche neofita, inutile per chiunque altro. Voi direte perchè allora farne una recensione? Semplice, me lo regalarono all'epoca e l'ho ritrovato casualmente in casa qualche giorno fa, scoprendo che è sopravvissuto a due traslochi (mentre "Paranoid" dei Black Sabbath no, maledizione).

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