Non sono molti gli artisti che riescano a farmi piangere con una canzone: Randy Newman è uno di quelli.
E' successo giusto pochi giorni fa, mentre ascoltavo su YouTube una versione di "Feels Like Home" cantata da Chantal Kreviazuk; il pezzo in origine si trovava su "Faust", ed era cantato da un'altra affascinante signora, Bonnie Raitt. Non è però di "Faust" che voglio parlarvi oggi; la premessa era necessaria per poter affermare che solo i geni riescono a farmi piangere con un brano (Tom Waits, per esempio), e che Randy Newman genio lo è sul serio, quindi tutta la sua opera merita attenzione.
Non conosco i primi 2 album di RN ma di recente mi sono procurato il terzo, "Live", registrato in 3 serate nel settembre del 197_, di fronte ad un pubblico sparuto ma attento e preparato, tant'è vero che alcuni spettatori richiedono brani all'epoca ancora inediti su disco.
La scaletta del breve album (appena 32 minuti per 14 brani, inclusi scambi di battute tra le canzoni) comprende brani dal primo e secondo album, due inediti e due canzoni che troveranno posto nel grande capolavoro "Sail Away" del 1972, e cioè "Last Night I Had A Dream" e "Lonely At The Top"; della seconda ricordiamo che venne scritta per, e poi rifiutata da, Frank Sinatra, forse per il disincantato e feroce sarcasmo che ne permeava le liriche, tratto comune a tutta la prima produzione di RN.
E' infatti sul sarcasmo e sulla divertita derisione delle brutture pubbliche e private dei suoi conterranei e non che RN costruisce la sua poetica, non risparmiando l'amministrazione USA, gli schiavisti, i neri, i cinesi, i rednecks, i ragazzi grassi, i predicatori, le masse ignoranti e nemmeno se stesso.
Le musiche che accompagnano le liriche sono spesso allegre e vagamente "vaudeville", proposte in brevi bozzetti che in molti casi non superano i 2 minuti di durata, ma che danno comunque il tempo di capire che il primo a provare compassione per i suoi personaggi è proprio il musicista.
Unitamente ai testi ed alla musica ci si mette anche la voce narrante a creare un'atmosfera surreale, con il suo tono beffardo e quasi da satiro, forse non piacevole al primo ascolto ma sicuramente funzionale all'obiettivo; un pò come Dylan, Newman non ha una bella voce, ma è sicuramente il migliore nel proporre il proprio repertorio.
Tra i brani spicca sicuramente la succitata "Lonely At The Top", vera summa dell'opera di Newman fino a quel momento e prima avvisaglia delle grandi cose che verranno poi.