Red Hot Chili Peppers
Blood Sugar Sex Magik

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Nel 1991, reduci dal successo di Mother’s Milk, i Red Hot Chili Peppers si affidano a Rick Rubin e alla Warner per il loro quinto album. Sarà un capolavoro. Blood Sugar Sex Magik, sintesi di influenze musicali diversissime, mescola in modo del tutto inedito rock e funk, elettrico ed acustico... Ma vediamo di procedere con ordine. One, two, three, four...

1. The Power Of Equality Com’era prevedibile, i nostri mettono subito le cose in chiaro. Parte un funk-rock coinvolgente, spontaneo e ben architettato: un’autentica orgia, in cui il basso fallico di Flea si infila ovunque. Frusciante sfoggia linee di chitarra semplici ed azzeccate, mentre Smith picchia con intensità e stacca con classe. Ottimo il contributo di Kiedis, che rappa, predica e si presenta con queste parole: “giusta o sbagliata / la mia canzone è forte / se non ti piace / passa oltre!”

2. If You Have To Ask Dopo quest’incipit colorito ed estroverso, la band si concede una pausa, ma con classe. Il basso è ancora protagonista, la chitarra scandisce una ritmica funky e Smith s’ inventa un rullante leggero che galleggia in levare. Kiedis, questa volta, recita nell’ombra per uscire allo scoperto nel ritornello. Infine la canzone si risolve in una serie di stacchi e uno scurissimo assolo di chitarra: pura accademia.

3. Breaking The Girl Dopo due pezzi del genere, le orecchie sono pronte per un capolavoro. Breaking the girl è una ballata elettro – acustica, un ¾ del tutto inedito in cui si sovrappongono una ritmica trascinante ed una melodia leggendaria. Smith picchia come un dannato, Flea armonizza con saggezza, mentre le chitarre, i flauti e la voce danno un tocco etereo alla canzone, confessione d’un novello Casanova, che si sviluppa in un crescendo emozionante ed entra prepotentemente tra i capolavori dei Red Hot Chili Peppers.

4. Funky Monks Archiviato il primo blocco dell’album, che ci ha condotti in paradiso, una sorta di soul acido e polveroso ci riporta sulla terra. La batteria è pesante come una sentenza, mossa soltanto dal charlie in levare; il basso, in uno dei suoi rari momenti di stasi, si confonde con la cassa; Frusciante strimpella con la classe d’un negro del Delta. Ne risulta una canzone sicuramente arida, forse un po’ monotona, in cui si inseriscono due momenti strumentali che sembrano dei semplici esercizi di stile. Un mezzo passo falso.

5. Suck My Kiss A risollevare il morale ci pensa Suck my Kiss, un hard rock genuino, tutto muscoli e testosterone, in cui basso e chitarra si sovrappongono per dare vita a dei riff assolutamente esplosivi. Se la ritmica di Smith dà solidita alla loro fuga, Kiedis tenta di sovrastare questo fracasso ed ordina, in un’esplosione di sincerità: “Succhia il mio bacio, baby, scopami qui adesso”.

6. I Could Have Lied Infine, come per concludere il secondo terzetto, arriva un’altra ballata elettro-acustica; questa volta, però, il ritmo è un 4/4 e l’impatto sonoro è molto più morbido e convenzionale. Il protagonista assoluto è Frusciante, che costruisce tutto il pezzo con splendidi fraseggi acustici, mentre Smith e Flea si limitano a seguirlo per poi accentuare il crescendo. Il canto, ancora una volta emozionante, lancia un meraviglioso assolo di chitarra elettrica che si dissolve nel giro d’accordi finale. E se l’album finisse qui?

7. Mellowship Slinky In B Major Archiviato anche il secondo blocco, si riparte con questo pezzo, funky leggero e variopinto che apre la parte centrale del disco. Si tratta di un vero e proprio divertissement, in cui batteria, basso e chitarra si incastrano con grande equilibrio, brillando come singoli e come insieme. Il rap delirante di Kiedis, i coretti e alcuni passaggi brillanti completano un quadretto forse pop, forse kitsch, ma sicuramente ben fatto.

8. The Righteous And The Wicked Si continua con l’hard rock e con un riff di basso molto semplice, aiutato dalla batteria. Su questo riff si sviluppano la strofa, ben cadenzata, ed un chorus rumoroso, molto coinvolgente. Dopo il secondo chorus succede un finimondo: mentre la batteria si incanta sul 4/4 con la rabbia d’un Bonham, basso e chitarra liberano un riff spaccapietre degno di Jimmy Page. Alla fine, nonostante una serie di stacchi pirotecnici, Chad batte quattro per il pezzo seguente…

9. Give It Away... Che è un altro funk-rock, ancor più rumoroso e coinvolgente. Se chitarra e batteria scaldano i motori, sugli scudi ci finisce di nuovo il basso di Flea: un basso al viagra, ruggente, letteralmente in eruzione - o forse erezione? -. Ci troviamo di fronte a un mix esplosivo di basso e chitarra, supporto perfetto per il rap incalzante di Kiedis: “Giwe it away, give it away, give it away now!”. Impeccabili i fraseggi di Frusciante, che si inseriscono con naturalezza in una composizione trascinante e in perenne movimento.

10. Blood Sugar Sex Magik A chiudere questo continuum, senza un attimo di tregua, ci pensa la title – track. Si parte dalla ritmica di Smith, un 4/4 lento e ben scandito, che vede inserirsi un riff di chitarra e basso. La distorsione trasforma la strofa in un fiume psichedelico, denso e vibrante, nel quale si scioglie la voce calda di Kiedis: “Every woman has a piece of aphrodite / Copulate to create a state of sexual light / Kissing her virginity / My affinity / I mingle with the gods / I mingle with divinity”. Il resto è un hard rock monumentale, fatto di sciabolate elettriche e di assoli brucianti, mentre il finale è soltanto un preludio alla perla dell’ album…

11. Under the Bridge Il dado è tratto. Frusciante attacca l’ intro – leggenda - ed accompagna il cantato di Kiedis, sincero ed emozionante. Ai due si aggiungono Smith, con una ritmica morbidissima, ed infine Flea, che ricama una linea essenziale. Il pezzo cresce progressivamente, nella sua disarmante semplicità, mentre Kiedis ci parla della sua solitudine e di Los Angeles, la sua unica compagna. “Lonely as I am / Together we cry” . Dopo il secondo chorus – brividi - il crescendo diventa un fiume in piena, con un nuovo giro d’ accordi che lancia il coro femminile – ancora brividi – ed il suicidio del protagonista. Se l’album finisse qui, probabilmente andremmo a suicidarci anche noi... Cosa pretendere di più dalla vita e dalla musica?

12. Naked In The Rain A strapparci dall’estasi ci pensa questo hard funk un po’ tamarro, con una ritmica esplosiva, in cui Flea sembra aver perso d’ un tratto la misura e si cimenta in un riff esagerato per poi piazzare – sììììì!! – il primo autentico assolo di basso dell’ album.

13. Apache Rose Peacock Si rallenta con un bel funk, ambientato a New Orleans, ove Kiedis ci racconta, seduto su un sacco di fagioli, la sua cotta per una bella mulatta. C’è spazio per dei buoni riff, qualche coretto e perfino una tromba più che vagamente jazz. Ma è evidente che il testosterone si sta impossessando dei nostri.

14. The Greeting Song Ecco un altro hard – funk, sempre più tamarro, in cui è Frusciante a strimpellare allegramente. Il brano è coinvolgente, ma forse un po’ sovraccarico; i tre strumentisti sembrano insistere troppo sul virtuosismo.

15. My Lovely Man La traccia 15 segna un momento molto particolare, dedicato all’amico scomparso, il chitarrista Hillel Slovak. Chi si diverte di più è Chad Smith, impegnato in ritmiche veloci ed elaborate.

16. Sir Psycho Sexy Un riff di basso, sciolto in una distorsione liquidissima, apre il brano più retorico e pretenzioso dell’ album. Il brano si sussegue per 8:16, con una serie di buone intuizioni, e uno stupefacente Kiedis, che sfodera il testo più volgare ed esplicito dell’album, alternandosi agli immancabili cori. Il tutto si risolve in un finale fantastico: un giro d’accordi inquietante, quasi psichedelico, degna conclusione di un brano sconvolgente.

17. They’re Red Hot Non è ancora finita?! Come ciliegina sulla torta, i nostri prendono un brano di Robert Johnson, stravolgendolo per ottenere un funk velocissimo, acidissimo e delirante, che chiude l’album lasciandoci semplicemente stupefatti.

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