Copertina di Robert Plant Dreamland
ziabice

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Per appassionati di blues, folk e rock classico; fan di robert plant e led zeppelin; amanti delle sonorità atmosferiche e riflessive.
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LA RECENSIONE

Inutile nascondersi dietro un dito, il tempo ha lasciato il suo corpo pressoché intatto, ma ha deciso di prendersi la sua voce: ecco Robert Plant formato nuovo millennio. Non chiedetegli di salire, non ce la fa più e soprattutto non lo vuole più. Pacato, riflessivo, spirituale: è assolutamente un concentrato di classe, come di classe sono i dieci pezzi, di cui quattro originali e sei cover molto rielaborate, di cui si compone questo disco, uscito nel 2002.

Tra i compagni di viaggio spiccano Porl“nei Cure la suonavo io la chitarra!”Thompson, che ci mette del suo in alcuni episodi (il suono è inconfondibile), e John "io suonavo le tastiere nei Portishead” Baggott. Alla base di tutti i pezzi c'è il Delta Blues, che si trasfigura e si fonde con la musicalità tipicamente Mediterranea. In “Win My Train Fare Home (If I Ever Get Lucky)”, ad esempio, Robert si trasforma nel muezzin di Chicago: pentatonica e melodia arabeggiante a rincorrersi lungo sentieri inaspettati. Inevitabili inoltre i richiami Folk (vedi Led Zeppelin III e IV). Una certa dimensione onirica traspare da un po' tutto il disco, con un piglio a volte crepuscolare ed estremamente intenso (in alcuni momenti struggente), altre volte vicino all'incubo paranoide.

I pezzi migliori sono “Morning Dew” (assolutamente da brivido quando Plant intona “uh uuuh uhhh”), “Song To The Siren” (con tanto di “suono Cure” della chitarra solista), “Darkness Darkness”: mi danno una sensazione di liquido, di viaggio da intraprendere quando giungerà l'alba, mentre si guarda un tramonto cremisi. Gli arrangiamenti dei pezzi sono molto ricchi, ma mai pesanti: l'impasto è sempre molto godibile. Tra le cover c'è anche “Hey Joe”, che diviene un incubo paranoico che cresce portato al parossismo, in cui le chitarre flaggellano l'aria (con tributo al suono di Hendrix nell'uso di una inconfondibile Stratocaster ed alcuni riff). Se vi state chiedendo se ci sia qualcosa del Robert Plant che conoscevamo, direi che "Last Time I Saw Her" e “Red Dress” sono praticamente dei pezzi dei Led Zeppelin. Il giudizio non può che essere lusinghiero, vi consiglio di scaricarlo, farlo vostro e poi acquistarlo, dato che è il classico disco che scappa nel lettore appena non sapete cosa metter su.

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Riassunto del Bot

Dreamland segna una nuova fase per Robert Plant, con un sound pacato e riflessivo che fonde Delta Blues, atmosfere mediterranee e folk. L'album alterna brani originali e cover rielaborate con eleganza e profondità, supportato da collaborazioni di livello. La musica evoca viaggi sonori onirici e suggestivi, mantenendo intatta la classe di Plant. Un disco consigliato per chi cerca nuove sfumature del rock-blues classico.

Tracce testi

01   Funny in My Mind (I Believe I'm Fixin' to Die) (04:45)

03   One More Cup of Coffee (04:03)

04   Last Time I Saw Her (04:41)

05   Song to the Siren (05:53)

06   Win My Train Fare Home (If I Ever Get Lucky) (06:03)

07   Darkness, Darkness (07:25)

Leggi il testo

08   Red Dress (05:23)

10   Skip's Song (04:47)

Robert Plant

Cantante britannico, voce dei Led Zeppelin e poi solista di lungo corso. Ha esplorato folk, blues e world music, collaborando tra gli altri con Alison Krauss e guidando i Sensational Space Shifters.
12 Recensioni