Copertina di Rook Parasite
Giangiorgio

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Per appassionati di musica alternativa e indipendente, ascoltatori di noise e post-industrial, persone interessate a tematiche lgbtq+ e di denuncia sociale.
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LA RECENSIONE

Ciao! Mi chiamo rook e sono una ragazza.

Una ragazza trans, arrabbiata, sofferente ed emarginata.

Le Black Dresses. Se non le avete mai ascoltate, vi prego: fatelo. Un duo al (trans)femminile canadese che parla della propria terribile condizione in questo mondo di sciacalli e iene; parla col linguaggio di una musica che tira pugni nello stomaco e attorciglia le viscere. "Hell is Real", il loro primo EP, è una mazzata allucinante; noise e post-industrial abbinati a video che ho troppa paura di guardare per una proposta che, in termini di aggressività, disperazione e furia repressa non ha niente da invidiare al Death metal e altri generi estremi. I loro album, l'ultimo uscito quest'anno, continuano su questa falsa riga: album di denuncia, di ribellione misantropa, di sputi in faccia alla discriminazione e alla chiusura mentale di tante, troppe persone.

MOTHERFUCKER, YOU DON'T KNOW

rook - va minuscolo - è una delle due ragazze in questione; e da poco ho scoperto che la sua carriera solista è ancora più degna di nota. "Parasite", uscito sette mesi fa, è il suo ultimo lavoro, l'ultimo che pubblicherà con questo nome, e potrebbe essere un sogno depresso del Trent Reznor più malinconico e incazzato, fuso con . Alcuni elementi dell'aggressione sonora delle Black Dresses (che avevano già pubblicato il loro primo album, "WASTEISOLATION") sono sicuramente riscontrabili, ma a permeare tutto il disco è un'atmosfera mesta, oppressa e oscura, talvolta surreale ("Forget"), talvolta letteralmente spaventosa (l'urlo di "Tomorrow", "Ok", l'agghiacciante "Damage").

"Shed Blood" affrontava il tema del trauma e dell'alienazione; "Parasite" parla dei disturbi psichici dell'autrice, delle loro feroci conseguenze, delle loro contraddizioni. E lo fa in maniera egregia.

Uno sguardo rivolto ai tralicci elettrici sotto un cielo triste e livido.

Lo sguardo di rook, una ragazza alienata e discriminata con un talento artistico cristallino.

I want to be a hole in your memory...

Supportate lei, sopportate me.

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Riassunto del Bot

Parasite di Rook è un album oscuro e intenso che mescola noise e art pop per raccontare le difficoltà psichiche e sociali di una giovane artista trans. Con sonorità aggressive ma malinconiche, il disco rappresenta un potente manifesto contro discriminazione e isolamento. L'autrice, già parte delle Black Dresses, mette in scena una ribellione musicale schietta e dolorosa, capace di colpire profondamente chi ascolta.

Rook

Artista solista nota come rook, membro del duo canadese Black Dresses; musica in bilico tra noise, post-industrial e art pop. Nella recensione l'artista viene presentata come una ragazza trans.
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