Royal Hunt
Clown In The Mirror

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Voto:

Che bella realtà i Royal Hunt. Le radici della band risalgono al lontano 1989, a Copenaghen, capitale della Danimarca. Nati grazie al tastierista André Andersen, la band si è subito caratterizzata per una freschezza sonora che aveva (ed ha) pochi rivali in Europa. Sarebbe riduttivo definirli power metal, rock sinfonico o hard rock, perchè il gruppo ha saputo dimostrare fin dall'esordio "Land of broken hearts" un'ottima capacità espressiva in cui minime caratteristiche dei generi su citati vengono a galla in lavori mai banali. Così dopo un buon album iniziale arrivava il difficile compito, cioè quello di mantenere alto il nome del gruppo dando vita ad un lavoro degno del precedente. I danesi tornarono in studio e nel 1993 venne partorito il secondo full lenght dal titolo "Clown in the mirror".

Chiariamo fin da subito le idee: non è un capolavoro, ma ciò nonostante merita comunque attenzione. Si apprezza fin da subito il piglio divertito ed ironico delle composizioni che "si oppone" ad altre band del periodo che puntavano invece su temi e sonorità più oscure. E' questo uno dei segreti dell'album ed in parte della discografia della band: la loro innata capacità di rendere tutto leggero, senza inutili risvolti triti e ritriti. Musica semplice, ben suonata e soprattutto diretta. Album reso più completo del precedente anche dall'innesto di una seconda chitarra, affidata a Jacob Kjaer che contribuisce ad aumentare il gusto per la ricerca melodica già paventato in "Land of broken hearts". Così, benchè alcuni passaggi a vuoto e qualche ripetizione di troppo, "Clown in the mirror" scorre via che è una meraviglia con alcuni pezzi che meritano di essere ricordati. L'ottima iniziale "Wasted time" a cui segue "Ten to life", altro buon esempio di sano hard rock melodico. Ma il livello qualitativo maggiore si raggiunge con la titletrack, splendida nel suo refrain, punto caratterizzante della song, così come splendida è "Bodyguard": leggera, coinvolgente e dove si può riscontrare l'assoluta ironia con cui i Royal Hunt si accostano alla loro musica.

Se volete una quarantina di minuti di buona musica, senza particolari patemi e senza sconvolgimenti sonori quest'album fa assolutamente per voi. Si spazia dall'hard rock al power metal, senza dimenticare aor e qualche passaggio pop rock anni '80. Tutto all'insegna dell'ironia, della leggerezza e della melodia.

Voto 3 e mezzo.

1. "Intro - Wasted Time" (5:38)
2. "Ten To Life" (3:37)
3. "On The Run" (3:15)
4. "Clown In The Mirror" (4:33)
5. "Third Stage" (1:47)
6. "Bodyguard" (4:13)
7. "Legion Of The Damned" (5:02)
8. "Here Today, Gone Tomorrow" (4:12)
9. "Bad Blood" (3:56)
10. "Epilogue" (5:59)

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Commenti (Sei)

Workhorse
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Simpatici, la copertina poi mi piace un sacco
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X-Ray
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Molto bravi, nulla da dire.
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The Decline
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La band aveva qualcosa da dire e si sente (notevole il tocco funky di Mortensen al basso), gettando le basi per il suo album migliore, il successivo Paradox. Legion of the Damned e Epiloque le canzoni più significative.
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fedezan76
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Lo ricordo poco questo disco, ma non mi aveva preso. Invece i successivi "Moving target" e soprattutto "Paradox" sono decisamente belli.
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peccio
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Però così "leggeri" e "divertenti" ed "ironici" io non li ho mai trovati... sembra la descrizione degli Skiantos più che dei Royal Hunt, Mi sono sempre sembrati impegnati sia nei testi che nella musica...
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Stinger
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non ci siamo....non ci siamo.
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Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

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