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Rozz Williams
Sleeping Dogs

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Voto:

Come per ogni vita artistica, come per ogni carriera, ci sono diversi buchi anche in quella di Rozz Williams (e per favore evitiamo facili battute sull'amore del nostro per determinate ebbrezze). Ma fra questi, tappati di volta in volta da opere postume quali Accept the Gift of Sin (2003) o The Original Shadow Project (2005), il presente Sleeping Dogs cerca di far fronte al più grande e sconcertante di tutti: quello del periodo, peraltro artisticamente fertilissimo, che va dallo scioglimento de facto dei Christian Death featuring Rozz Williams, così fortemente voluti dalla Cleopatra e osteggiati dal perfido Valor, al magico incontro europeo con Gitane Demone dal quale nascerà il capolavoro Dream Home Heartache (1995).

Insomma si parla sostanzialmente del biennio 1993-94 (per quanto la versione in vinile contenga un paio di registrazioni del '97), anni in cui Rozz, lasciata temporaneamente Eva O in seguito al fallimento del loro matrimonio e delle varie operazioni commerciai con la Cleopatra, decide di assumere una nuova formazione con il nome di Daucus Karota, un vecchio pallino di gioventù, ed avventurarsi in tournée in Europa.

Purtroppo, o per fortuna vista la qualità dei prodotti, di quel periodo rimangono scarse testimonianze in studio: l'Ep Shrine a nome, appunto, Daucus Karota e il disco-sorpresa realizzato insieme a Gitane Demone che però, nell'inventare de facto un nuovo genere, da alcuni definito gothic lounge, ha trasfigurato i titoli inseriti in modo quasi irriconoscibile. Eppure nelle sue scorribande europee il geniale Rozz ha dimostrato di aver mantenuto intatta la sua debordante creatività e di avere al suo arco ben altre frecce rispetto alle 5, per carità... perfette, contenute in Shrine

Un primo velo l'aveva già sollevato nel 2000 il cd Live in Berlin, eccellente testimonianza di quei tour, contenente ben 3 inediti originali. Oggi, in occasione del 50° compleanno di Rozz, Sleeping Dogs cerca di completare quel meritevole lavoro nella consapevolezza di maneggiare materiale meno pregiato e ancor peggio registrato. Dei 6 inediti contenuti del disco, almeno 2 non sono originali: la prima, bellissima, "Time" di David Bowie (come la già sentita Dodo) e l'ultima "Sunken Rex" dei T. Rex di Marc Bolan.

Fra gli originali, invece, uno dei più convincenti è "Nostalgia", sul cd presente in due versioni (invero piuttosto diverse), per quanto si tratti di una versione primordiale ed elettrica della più conosciuta e acustica "A World Apart" cantata con Gitane. Così come la seguente "Bruised" è la versione precedente della più compiuta "2 Steps" di Live in Berlin. Segue una "Flowers" alla chitarra, purtroppo meno magica e suggestiva della più celebre sorella al piano presente su Dream Home Heartache. Dopo un pezzo di Lou Reed, ecco quello che secondo chi scrive è il capolavoro del disco: "Hold me down", un brano che delizia e sorprende con le sue impennate rumoriste seguite da continue cadute in fraseggio chitarristico di vecchia scuola dark. "The Doll" invece rappresenta un ulteriore passaggio che da "Nostalgia" ha portato a "A World Apart". Segue "World Inside", un'evoluzione di "Some Men / The Others" apparsa su Iconologia, mentre è interessantissima, sebbene pessimamente registrata, la successiva "Hall of Mirrors", dotata di un ritornello sorprendentemente melodico. Purtroppo questi ultimi brani sono guastati da una registrazione decisamente approssimativa, per quanto sottoposta ad ogni sorta di filtro e miglioramento tecnologico, e da un finale troncato al solo apparente scopo di estromettere gli applausi (chissà per quale ragione).

Seguono altri brani già sentiti su Live in Berlin in versioni più compiute, convincenti o semplicemente meglio registrate. Ed è qui il grande limite dell'operazione Sleeping Dogs: importante, anzi forse imprescindibile per i fan di Rozz, contenente almeno tre capolavori ("Time", "Nostalgia" e "Hold me down") ma per altri versi potenzialmente indigesta a chi si avvicina per la prima volta all'opera del più grande poeta e performer gotico americano. 

Commenti (Due)

Robutti
Robutti
Opera:
Recensione:
Grande Rozz Williams, ma questo non l'ho proprio sentito.


Blueheaven
Blueheaven
Opera:
Recensione:
Complimenti per questa recensione, chiara e illuminante, di un lavoro che, presentando una manciata di gemme del Rozz seconda era - post CD - celebra, ancora una volta, la sua grande creatività. Come reinterpretare un brano come Time, fatto da un colosso quale David Bowie? Solo Rozz e i Cinema Strange ci sono riusciti, facendolo in modo fresco e originale. Devo dirti che questa versione di Flowers a me piace moltissimo e l'accoppiata con la chitarra la trovo vincente. Mi fermo qui, aggiungendo solo che già dalla front cover e dal titolo dell'album, si capiva che si tratta di un gioiellino. Grazie ancora per questa bella recensione: se non l'avessi fatta tu, ci avrei pensato io, ma quanto avrei potuto scrivere non sarebbe mai stato splendente e unico come le tue parole.


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