Era da tanto che si aspettavano i Rusties alle prese con un repertorio tutto loro. Finalmente il momento è arrivato, e questo "Move Along" non tradisce certo le attese. Un disco sano, di quelli come si facevano una volta, nel senso che non è un disco di musica modaiola, ma è musica vera quella che esce dalle note di queste dieci canzoni.

Un disco composto e suonato con la passione di chi si impegna per far sì che la musica non sia solo una mera questione di sottofondo, ma che sia una vera colonna sonora delle nostre giornate.

I cinque musicisti (già, cinque, perché per la prima volta c'è in organico un tastierista, Massimo Piccinelli) ci trasmettono serenità, voglia di suonare e di comunicarci le loro tante passioni musicali.

Alla voce c'è Marco Grompi, con la solita splendida voce e con le sue chitarre elettriche ed acustiche, l'altra chitarra è quella dell'ottimo Osvaldo Ardenghi, un gran bel personaggio che unisce le sue due anime, quella rockettara qui nei Rusties e quella cabarettistica con Enzo Jannacci. Il tastierista è, come detto, Massimo Piccinelli, al basso c'è il solito buon Dario Filippi (uno dei migliori bassisti in circolazione, secondo me) e alla batteria c'è Paolo Guerini (tra le altre cose ex Bacco il Matto).

La partenza dell'album è affidata ad un pezzo che a me ha ricordato in qualche maniera i Police, "Eclipse", che ci ricorda come noi umani con tutte le nostre invenzioni e distruzioni siamo ben poca cosa davanti ai movimenti astrali come possono esserlo le eclissi solari.

A seguire un pezzo che può anche essere inteso come politico, cioè la vita intesa come una rappresentazione, alla fine della quale bisogna gettar via la maschera ("The Show").

"Move Along" è una delle ballate del disco e vede la straordinaria partecipazione di Cristina Donà, una delle voci più belle ed intense del cantautorato rock italiano, che impreziosisce il pezzo con una interpretazione da pelle d'oca. Si fa notare anche la partecipazione della chitarra solista di Paolo Filippi (ospite in questo e in altri due brani del disco), che aiuta a colorare il pezzo verso la fine.

Osvaldo Ardenghi ha all'attivo un mini CD uscito qualche anno fa, "Brevemente", disco di stampo prettamente cabarettistico, che ha al suo interno un brano che si intitola "Cerco un'avventura", storia di un rocker dibattuto fra i sogni di r'n'r e le gioie di una vita domestica serena e tranquilla. Qui viene reso il pezzo molto più rockeggiante, con chitarre tese e taglienti, e con il testo in inglese.

Un altro ospite dell'album è Robi Zonca, uno dei più grandi e sottovalutati chitarristi italiani, che arricchisce con il suo tocco "You'll Never Know".

In "Above Everyman", uno dei brani acustici del disco, c'è la partecipazione di Jada Salem, una violinista italo-siriana, brano che sfocia in un sudismo vitale, come lo definisce Ardenghi.

Alcuni di questi brani sono stati scritti anni fa e sono stati lasciati invecchiare come il buon vino, e "Low Spirits" è proprio uno di questi, una canzone scritta nel 1986 e lasciata decantare al punto giusto, perché è così che doveva essere. Un pezzo che rimanda da subito ai migliori Neil Young & Crazy Horse elettrici, con la chitarra di Grompi che fa la parte della mitica Old Black.

"By Your Side", uno dei due brani scritti da Osvaldo Ardenghi (gli altri sono tutti opera di Marco Grompi), è stato pensato per una grande voce femminile, che nel gruppo non c'è, ma Marco ha un'estensione vocale notevole e se la cava egregiamente anche in un pezzo localmente difficoltoso come questo.

"Tracks" è il pezzo più "easy" dell'album (ammesso che questo termine si adatti a un disco come questo), sicuramente è il mio preferito, per ora, con quel riff, suonato da Robi Zonca, che resta in testa a lungo, e con quelle tre chitarre soliste finali che si rincorrono (lo stesso Zonca, Ardenghi e Paolo Filippi), una perfetta canzone da fuoriserie decappottabile in qualche polverosa strada vicino al Grand Canyon.

Il disco si chiude con un pezzo, "Sinking",  che era stato pensato per orchestra, poi la violinista Jada Salem ha registrato per il brano tredici tracce per violino ed è bastato così. E in questo brano c'è un altro ospite, il percussionista Teo Marchese.

Inoltre c'è un'altra cosa importante da far notare: il grande impasto vocale dei Rusties negli intermezzi corali.

Il CD è stato registrato al Cavò Studio di Azzano San Paolo (BG).

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