"Billy", terzo album dei Samiam, punto di svolta per la band.
Prima era punk-rock californiano, vicino tanto ai Jawbreaker quanto ai Texas Is The Reason, persino ai Green Day prima che si spappolassero il cervello davanti a Mtv. Poi verranno major e relative disfatte, addii di membri storici e altri album più patinati. Ma questo.
Questo ha la tensione di un album dei Fugazi e il tiro degli Hüsker Du. Ha la melodia dell'emocore prima che qualcuno lo inventasse, e nel suono delle chitarre un pizzico di psichedelia. Ha corde vocali così disperatamente soul che ricordano Greg Dulli. Ha un'urgenza espressiva che si manifesta in ogni traccia, a partire dalla prima, magnifica Don't Break Me.
È una perla grezza datata 1992, ma che vale la pena riscoprire.