Attivi dall'ormai lontano settembre 2000 e capitanati dal bravo frontman Ben Fox Smith (ex Stony Sleep), i Serafin sono tra le band più sottovalutate nel vasto e vario panorama musicale britannico.
Solo nel 2003 giungono al disco d'esordio con questo splendido "No Push Collide", allora trainato da due singoli di grande impatto come "Day By Day" e, soprattutto, "Things Fall Apart". La prima è un bell'impasto composto da chitarre roboanti e linee melodiche assai catchy, la seconda è uno dei più bei singoli partoriti da una band britannica negli ultimi anni, nel solco dei primissimi lavori dei conterranei Placebo. La produzione del full lenght è affidata al noto producer Dave Sardy.
Le due sopraccitate hit sono comunque solo la punta dell'iceberg; "No Push Collide", infatti, non segue affatto l'abusato filone britpop-indie tipico di certe (numerose) band britanniche, ma si avventura in un discorso totalmente diverso. I Serafin, infatti, si autodefiniscono un incrocio tra Jane's Addiction e Weezer, anche se sono stati spesso paragonati a bands quali Pixies, Nirvana, gli stessi Placebo, Radiohead, Blur e Jacob's Mouse.
In questo ottimo esordio troviamo numerosi ingredienti che rendono ogni pezzo interessante e coinvolgente sino all'ultima nota: la rumorosa prima traccia "Stephen's In The Sky", comunque, già ben definisce gli standard stilistici che troveremo nel resto dell'opera. A parte qualche eccezione come le inflessioni "molkiane" della ipermelodica "Things Fall Apart" o i due lenti finali ("Peaches From Spain" e "Who Could I Be?", quest'ultima l'unica canzone avvicinabile a certi stilemi british pop), la voce di Smith si fa graffiante e nervosa ma sempre lontana da certe "pericolose" affinità cobaniane (esemplare la splendida power ballad "Ordinarily Me"). Quando la band, poi, alterna strofe orecchiabili e coinvolgenti a ritornelli spinti al massimo, il risultato è persino esaltante ("No Happy"). Le poche note negative si riducono ad una malcelata ed inappropriata voglia di strafare, vedi le confuse "Numerical" e "Green Disaster Twice", o all'eccessivo "scimmiottamento" di altre band (in "Lethargy" si passa dagli Ash ai Nirvana più incazzati in un batter d'occhio). In "Build High, Tear Low" sembrano dei Foo Fighters meno commerciali dell'originale, mentre "Sage Waits" deve tantissimo alle gettonatissime atmosfere create a suo tempo dai Radiohead versione "The Bends".
In ben nove anni di attività, i Serafin (a causa di problemi legali dovuti all'accorpamento da parte della Warner Bros della loro vecchia etichetta Taste Media) sono riusciti a dare un seguito a "No Push Collide" ("To The Teeth") solo nel 2007, ottenendo purtroppo scarsissima visibilità.
Speriamo possano rifarsi in futuro, se lo meriterebbero davvero.
Tracce chiave: "Stephen's In The Sky", "Things Fall Apart", "No Happy", "Ordinarily Me"
Ben F. risponde: "Totally amazing and fantastic". Ha ragione, è la descrizione migliore e più appropriata.
"Numerical" sembra durare molto di più dei 3:40 della sua durata. Può durare per sempre.