Copertina di Sfera Ebbasta Rockstar
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Per appassionati di musica, fan e detrattori della trap, ascoltatori curiosi, giovani e adulti interessati al fenomeno sfera ebbasta.
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LA RECENSIONE

ROCKSTAR (2018) 4/10

Forse per capire il successo di questo (si fa per dire) disco (il più venduto in Italia nel 2018), bisognerebbe partire dall'ultima canzone, l'11esima, “Tran Tran”: “...no hablo tu lingua/ma di sicuro piaccio a tua figlia/sicuro, è da un po' che sta in fissa col trap/collane ghiacciate, c'ho il cuore ghiacciato già alla mia età/non puoi parlare dei miei contenuti, fra', non hai l'età...”. Ecco, il nocciolo della questione è questo: questa roba è pensata da giovani, per un pubblico giovane (tendente al giovanissimo) che s'identifica nel tatuato e tinto (di capelli) Gionata Boschetti, alias Sfera Ebbasta king di Cinisello Balsamo (mica per scherzo, qualche anno fa il sindaco, per accappararsi il plauso dei più giovani, fece inaugurare il restauro della piazza centrale di Cinisello proprio da Sfera e venne giù il mondo), all'epoca di questa sua terza “fatica” 26enne.

Rockstar” (che almeno ha il dono della sintesi: dura solo 34') è, a detta dello stesso Sfera, il suo album della maturità, del cambiamento, quello in cui i temi affrontati sono donne, soldi e fumo. E capirai che novità, la trap parla solo di quello, mica ci aspettavamo una disserzione sull'ermeneutica. Ovviamente, e come sarebbe stato possibile il contrario?, una serie di brani incentrati sul “nuovissimo” tema del riscatto sociale in forma di big money: facevo una vita di merda, ero povero in canna, mi è morto pure pà (come lo chiama lui), non ho saputo tenermi un lavoro ma alla fine grazie a Youtube (ed una generazione discutibile, aggiungo io) ho fatto un mucchio di soldi ed ora ti guardo dall'alto in basso, non come te sfigatone che magari studi, t'impegni, ti pagano due centesimi di stage e giri su una Multipla mentre io ti sfreccio accanto in Lamborghini mostrandoti, letteralmente, i miei denti d'oro (che fanno tanto rapper del Bronx anche se poi sei di Cinisello e vivi a Milano, insomma mica ti sei spostato più di tanto). Come messaggio rivolto alle nuove generazioni direi che è devastante, ma vabbè, contenti loro.

Sfera, che effettivamente fu uno dei primi a sdoganare la trap in Italia (creando una serie di emuli da manicomio tipo Shiva o Rhove, e qualcuno da galera tipo Baby Gang), giunge dunque al suo terzo album dopo due dischi di buon successo. Io Sfera lo vidi per la prima volta nella mia vita nel 2015, tre anni prima di questo disco, immortalato su un manifesto gigante in metropolitana. Erano i tempi in cui lo conoscevano in pochi al di fuori del mondo ultra-teen: lui era fotografato mezzo sdraiata, sorriso a 1.000 carati, jeans skinny che servivano solo a far vedere il pacco, Nike Air Force bianche slacciate (come tutti i ggiovani), gioielli un po' ovunque, collanazza d'oro e capelli metà rasati e metà rosa. A me, che non lo conoscevo, sembrava una caricatura di qualcosa, e pensai fosse un comico o simile, ed invece no, era un cantante (vabbè, cantante, senza l'autotune questo canterebbe come mio nonno sotto la doccia, male). Nel 2018, l'anno in cui spopolò definitivamente la trap, in radio si sentivano Fedez e J-Ax con “Italiana”, Ghali con “Cara Italia”, Giusy Ferreri persa tra “Amore e capoeira” ed il prode Sfera, in coppia con Quavo, con “Cupido”. Che è brutta vera come canzone, ma poi, ascoltando l'intero disco, ti rendi conto che è la meno peggio.

C'è “Sciroppo” (indonivate di cosa parla?); c'è “Ricchi X sempre” (avete indovinato di cosa parla, vero?); c'è “Serpente a sonagli”, che sarebbero tutti i bro che sniticchano; c'é “Leggenda” sui ragazzi che nascono, vivono e tentano di scappare da “quei palazzi”, e via discorrendo. Il problema è che non c'è una base che possa essere almeno un minimo interessante (e sì che produce Charlie Charles, che di solito è, più o meno, garanzia di qualità) e non c'è un verso, una sola barra che possa essere anche solo minimamente ricordata, anche perchè il nostro non è una “grande penna”: le rime non le chiude mai, i giochi di parole non li sa fare, i dissing sono a livello di scuola elementare (decidete voi l'anno!). E quando poco poco tenta di alzare il livello (vedi la title-track, che cita pure Gianni Morandi, alla faccia del nuovo che avanza!) va a sbattere contro un muro come uno che dovrebbe guidare una Multipla ma si ostina a maneggiare una Lamborghini.

Però, per tornare all'inizio, forse sono io, o forse siamo tutti noi, invecchiati e nostalgici di una musica che non esiste più che non possiamo capire uno come Sfera, l'Eminem italiano (lo dice lui).

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Riassunto del Bot

La recensione ironizza sul successo di Rockstar, terzo album di Sfera Ebbasta, considerando l'opera povera di contenuti e prevedibile nei temi. L'autore sottolinea la banalità delle liriche, la produzione poco brillante e l'impatto discutibile sui giovani, nonostante l'enorme successo commerciale. L'album è visto come emblema di una generazione attratta più da immagine e soldi che da vera musica.

Tracce

01   Rockstar (00:00)

02   Serpenti A Sonagli (00:00)

03   Cupido (00:00)

05   Ricchi X Sempre (00:00)

06   Uber (00:00)

07   Leggenda (00:00)

08   Bancomat (00:00)

09   Sciroppo (00:00)

10   20 Collane (00:00)

11   Tran Tran (00:00)

Sfera Ebbasta

Sfera Ebbasta (Gionata Boschetti, 1992, Cinisello Balsamo) è tra i volti centrali della trap italiana. Emerge con XDVR insieme a Charlie Charles e pubblica gli album Sfera Ebbasta (2016), Rockstar (2018), Famoso (2020) e X2VR (2023). Ha collaborato con J Balvin, Diplo, Steve Aoki e Marracash.
06 Recensioni

Altre recensioni

Di  POLO

 Il nuovo album di Sfera Ebbasta, Rockstar è un album frivolo, sciocco, fiaccamente provocatorio.

 Invece, ci troviamo di fronte a un album bruttino, nato vecchio, che invece di lanciare Sfera come il nuovo volto del pop italiano, ce lo presenta come il trapparo abile a sfruttare una moda che lui stesso ha contribuito a creare.