Sheryl Suzanne Crow, oltre ad essere una delle mie più grandi icone è sempre stata una musa dal multiforme ingegno: sempre così diversa eppure uguale a se stessa, complessa, ricca di sfumature e sempre immediatamente riconoscibile e identificabile: con una personalità così non è assolutamente necessario operare brusche e repentine svolte: il suo percorso artistico è sempre stato fluido e lineare come quello di un fiume: ora straripante e impetuoso, ora placido e sereno, ma sempre immutabile nel suo scorrere verso il mare, eppure nel 2005 qualcosa cambia, il corso delle acque viene deviato, nuovi paesaggi, familiari ma diversi sovvengono alle orecchie dell'ascoltatore, e nasce così "Wildflower".
Sicuramente l'album più meditato, riflessivo e forse più femminile della carriera di Sheryl: un sound ricco di orchestrazioni, caldo, denso, pastoso e avvolgente, che raggiunge vette emozionali da pelle d'oca nella canzone che dà il titolo al disco, in cui quella voce di cui mi sono follemente innamorato si trasforma in un soffio, in un gentile lamento che vaga con la grazia di una farfalla sugli arpeggi di una discreta chitarra folk e sui lenti e malinconici vortici di una base di archi; una canzone che diventa il fulcro dell'intero album, in cui tutte le altre in qualche modo si rispecchiano e ne diventano quasi delle variazioni sul tema: testi e melodie che sono un po' come un leggero sorriso mentre una lacrima scende sulla guancia, cantate da una voce che scalda il cuore: canzoni che crescono con slancio, con assoluta naturalezza come "I Don't Wanna Know", "Perfect Lie", "Good Is Good", "I Know Why" e la più articolata e blueseggiante "Letter To God", oppure "Where Has All The Love Gone", estatica e liberatoria e "Always On Your Side", magia pura sotto forma di piano-ballad mozzafiato, cantata come solo Sheryl può e sa fare, con quel "Butterflies are free to fly and so they fly away" che sembra quasi un omaggio ad Elton John, che SC quasi reinterpreta in chiave strettamente personale in questa meravigliosa canzone che contende a "Wildflower" la palma di momento più alto dell'album.
Disco di bellezza rara e particolare, cromaticamente un verde naturale sfumato in varie tonalità "Wildflower" non è però un album perfetto, se non altro perché brani più ritmati come "Live It Up" o "Lifetimes", apprezzabili se presi a se stanti, sembrano quasi dei corpi estranei in un contesto così specifico e definito, ma resta uno scrigno prezioso in cui Sheryl, la rosa selvaggia del Missouri depone un pezzo della sua anima, le sue incertezze, le sue riflessioni, e la sua incrollabile forza d'animo, raggiungendo così il suo apice come songwriter.
"I know why the heart gets lonely every time you give your love away, and if you think you're only a shadow in the wind rolling round but when you go and let somebody in they might fade away" - "I Know Why"
"And everything I know just fades away, and where the wildflower grows it picks its space, and that's the way it is when nature plays its lovely hand, we'll understand everything" - "Wildflower"
"A solid case for the innocent, could be made and laid to rest they say, it won't do if you aren't like us, then you've failed the final test" - "Letter To God"
"Well they say that love is in the air, but never is it clear how to pull it close and make it stay, butterflies are fly to fly and so they flu away, and I'm left to carry on and wonder why, even through it all I'm always on your side." - "Always On Your Side".