LA RECENSIONE

Fattasi notare all'ultimo festival di Sanremo più per la sua indiscutibile bellezza (purtroppo poco messa in risalto dalla brutta copertina del suo ultimo lavoro), la jazzista aquilana Simona Molinari, a distanza di due anni da "Tua", torna a calcare le scene musicali con "Dr. Jekyll Mr. Hyde", album che la conferma sia come una delle migliori voci italiane attualmente in circolazione sia come una delle poche cantautrici veramente valide a godere di una non trascurabile visibilità mediatica. Visibilità che, appunto, non si è guadagnata con la sua bellezza e neppure con dello squallidissimo gossip (a differenza di una certa Anna Tatangelo...), bensì con della musica sempre ben fatta e scritta e questa sua ultima fatica non fa eccezione.

Diviso da una doppia personalità, suggerita anche dall'azzeccato titolo, "Dr. Jekyll Mr. Hyde" è un album che spazia sapientemente tra sonorità jazz tradizionali e quelle più insolite e fresche dell'electro-swing. Rientrano in quest'ultimo genere pezzi quali il piacevolmente radiofonico singolo "La Felicità" e "Non so Dirti di No (A Long Way form Home)", entrambe impreziosite dalla voce e dal piano del bravo Peter Cincotti, "Gran Balon", che vede la partecipazione del gruppo torinese The Sweet Life Society, nonché un'inaspettata quanto gradita collaborazione con Gilberto Gil in "Sampa Milano" e la riuscitissima "Il Mulo", che, con la sua invettiva contro i pregiudizi e i punti di vista infondati, mette bene in risalto anche la qualità della penna di Simona, che si dimostra capace di scrivere testi sia spensierati e frivoli sia di un certo spessore senza mai cadere nella banalità. Alla fine però i pezzi in cui la nostra dà il meglio di sé sono quelli che più si rifanno al suo background di jazzista tradizionale ben udibile nell'album "Croce e Delizia": riuscitissime sono, ad esempio, le sinuose "Where the Clouds Go" e "Mentimi", la fumosa "Come Vento" e l'ottimo blues della title-track (anch'essa cantata e suonata con Cincotti), scritta dal recentemente scomparso Lelio Luttazzi. Sempre lui firma peraltro la toccante "Buonanotte Rossana", struggente ballata piano-voce che, insieme all'ottima cover di "A Rose Among Thorns", mette bene in risalto le capacità vocali e interpretative dell'ugola della Molinari.

"Dr Jekyll Mr. Hyde" è insomma un ottimo ritorno sulle scene musicali per un'artista che si dimostra ancora una volta capace di proporre al pubblico musica di facile ascolto, ma di qualità e, cosa tutt'altro che scontata, di scegliersi bene collaboratori e brani da interpretare. Lodevole è inoltre il suo intento di proseguire su un sentiero musicale, quello dell'electro-swing, in Italia poco battuto e quindi rischioso da percorrere, soprattutto per quanto riguarda il lato più puramente commerciale della sua professione (perché bisogna pur sempre ricordare che fare il cantante è un lavoro e se si vuole vivere di musica le vendite dei propri album non sono certo da trascurare), anche se di ciò non sembra preoccuparsi più di tanto. Insomma, una volta tanto in Italia dietro la gnocca c'è pure l'artista, e pure brava.    

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Riassunto del Bot

Simona Molinari si riconferma con l'album Dr. Jekyll Mr. Hyde come una voce italiana di spicco, capace di coniugare jazz tradizionale e electro-swing. L'album si distingue per la qualità dei brani, le collaborazioni di rilievo e testi intensi, senza cadere nella banalità. Un rientro musicale apprezzato che valorizza la bravura dell'artista oltre la sua immagine. Molinari continua a scegliere bene i suoi collaboratori e a percorrere sentieri musicali innovativi per il panorama italiano.

Tracce

01   Where the Clouds Go (00:00)

02   Sampa Milano (00:00)

03   Dr. Jekyll Mr. Hyde (00:00)

04   Lettera (00:00)

05   Come vento (00:00)

06   La felicità (02:57)

07   Il mulo (00:00)

08   Buonanotte Rossana (00:00)

09   Mentimi (00:00)

10   A Rose Among Thorns (00:00)

11   Gran Balôn (00:00)

12   Non so dirti no (00:00)

Simona Molinari

Cantante jazz e swing aquilana, attiva dagli anni 2000, Simona Molinari unisce tradizione e sensibilità moderna, passando dal jazz classico all’electro‑swing.
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