Copertina di Soft Machine Jet-Propelled Photographs
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Per appassionati di rock progressivo, psichedelia anni '60, fan della musica sperimentale e storici della musica rock
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LA RECENSIONE

C'erano una volta, nella swinging London del 1967, i Soft Machine, gruppo che si contendeva le attenzioni del pubblico psichedelico con dei giovanotti chiamati Pink Floyd, ma che non ebbe la fama di questi ultimi pur avendo inventiva e capacità tecniche equivalenti (o superiori?).

Questo album raccoglie i loro primissimi lavori (precedenti dunque al primo LP ufficiale, "Volume One"). Senza gli strani cambi di tempo della traccia omonima, e le rapide e fresche percussioni di "I Should 've Known" che sorreggono la lunghissima improvvisazione di Allen, é difficile pensare che questo gruppo qualche anno dopo sarebbe diventato uno dei maggiori esponenti del rock progressivo insieme ai King Crimson. Le altre canzoni infatti, rientrano di diritto nell'ambito della psichedelia pur tradendo le influenze più disparate.

In "Save Yourself" e "Memories" sentiamo spunti vicini al soul, pur essendo presenti gli acidi suoni della chitarra di Allen, molto vicini a quelli del suo collega Barrett; sono però le deliziose (e a volte inquietanti) divagazioni del bravissimo Ratledge sull'organo Hammond (in "Memories e "When I Don't Want You") e sul pianoforte ("That's How Much I Need you", primo embrione della futura "Moon in June") ad attirare maggiormente l'attenzione. La seconda, più evidente, influenza è quella del free jazz, residuato del periodo in cui il gruppo suonava ancora con i futuri Caravan. L'ultima è il pop dell'invasione britannica, quella dei primi anni sessanta, adattato al genere dagli assoli di Allen (come in "She's gone" e "I'd Rather Be With You"), un po' come ciò che in quel momento accadeva negli USA grazie ai Doors. A sorreggere tutto il palco ci sono costantemente le splendide percussioni e la suadente voce del geniale Wyatt.

Forse quest'album non sarà un capolavoro, forse non sarà innovativo quanto il contemporaneo "The Piper At The Gates of Dawn", ma rimane pur sempre una raccolta di canzoni incredibilmente interessanti.

MUSICISTI: Allen (chitarra), Ayers (basso), Ratledge (tastiere), Wyatt(batteria,voce)

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Riassunto del Bot

Jet-Propelled Photographs raccoglie i primi lavori dei Soft Machine, gruppo di culto della swinging London del 1967. L'album miscela psichedelia, free jazz e influenze soul, mostrando già la genialità dei musicisti. Non un capolavoro assoluto, ma una raccolta affascinante che prelude al rock progressivo. La voce di Wyatt e gli assoli di Allen sono elementi chiave.

Tracce video

01   That's How Much I Need You Now (02:35)

02   Save Yourself (02:46)

03   I Should've Known (07:33)

04   Jet-Propelled Photographs (02:33)

05   When I Don't Want You (02:59)

06   Memories (03:03)

07   You Don't Remember (03:49)

08   She's Gone (02:10)

09   I'd Rather Be With You (03:39)

Soft Machine

Soft Machine è uno storico gruppo britannico della scena di Canterbury, pionieri del progressive rock e del jazz-rock, conosciuti per le loro sperimentazioni sonore e i frequenti cambi di formazione. Fondati da Daevid Allen, Kevin Ayers, Mike Ratledge e Robert Wyatt, hanno attraversato psichedelia, avanguardia, jazz, fusion e oltre.
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