Copertina di Soft Machine Seven
Samuele

• Voto:

Per appassionati di musica progressive, jazz fusion, fan dei soft machine e della scena musicale anni '70, ascoltatori di musica sperimentale.
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LA RECENSIONE

E' impossibile definire la mia passione verso questo stile di musica, l'improvvisazione, l'essere fuori dalle regole, sperimentare, comporre musica diversa da ciò che si suonava in quegli anni. Musica particolare la loro che si basa sui primi decenni del secolo passato e viene contaminata dalla musica anni settanta. Il punto di partenza è quello, il jazz creato dalla popolazione di colore statunitense, artisti come Miles Davis, Charlie Parker e molti altri furono i padri di questo genere ma non mi dilungo. Mentre negli anni settanta i Led Zeppelin facevano concerti lunghi quanto tutta la serie di "Beautiful" i Black Sabbath creavano album come quello omonimo e"Paranoid" e gettavano le basi per il metal e il doom loro si ispiravano al passato e presero molto poco dalla musica di quel periodo.

Sto parlando ovviamente dei miei adorati Soft Machine che nel 1973 dopo una grande rivoluzione per quanto riguarda i musicisti spicca l'assenza di Wyatt alla batteria e alla voce colonna portante del gruppo l'uomo, il genio che li rendeva diversi venne cacciato in malo modo e creò una band concorrente ai Soft, i Matching Mole.Ora a dirigere l'originale "macchina molle" sono presenti Karl Jenkins e Mike Ratledge che compongono " Seven" un'album fusion ma lo stile più o meno resta quello dell' album precedente ("Six") più lento, di tutt'altra pasta rispetto allo scoppiettante "Third" nel quale era presente Wyatt ovviamente,dopo il suo allontanamento dal gruppo avviene la decaduta. I lavori con lui mi risultano di facile ascolto e l'attenzione è sempre viva, in quest'ultimo album già dalla seconda traccia diviene scocciante lo schema è sempre uguale basso e piano o sintetizzatore, il tutto eseguito molto lentamente, no, non ci siamo proprio. Mi da tanto la sensazione di un'album forzato e senza creatività da parte di nessun membro dei ragazzi della scuola di Canterbury, dovrebbe essere puramente sperimentale, ma in realtà si sente solo sto' benedetto basso per tutto l'album ripetere sempre lo stesso giro. Hanno tentato di creare qualcosa di diverso dai lavori precedenti ma sono caduti nella banalità, infatti è un componimento piuttosto noioso e se c'era qualcosa che amavo particolarmente dei Soft era la loro imprevedibilità, beh quì non è presente.

Concludendo quest'album mi risulta decisamente noioso e ripetitivo, do tre stelline solo perchè ancora l'album viene firmato come Soft Machine e nonostante la loro burrascosa storia sono riusciti comunque un'opera degna di rispetto.

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Riassunto del Bot

La recensione analizza l'album Seven dei Soft Machine, evidenziando una perdita di creatività dopo l'allontanamento di Robert Wyatt. Pur mantenendo uno stile tipico della fusion, l'album risulta lento, ripetitivo e meno coinvolgente. L'autore lo giudica meno interessante rispetto ai lavori precedenti, ma lo difende come opera degna di rispetto.

Tracce testi video

01   Nettle Bed (04:48)

Instrumental

02   Carol Ann (03:44)

Instrumental

03   Day's Eye (05:03)

04   Bone Fire (00:33)

05   Tarabos (04:32)

06   D.I.S. (03:01)

Instrumental

07   Snodland (01:50)

08   Penny Hitch (06:40)

09   Block (04:19)

10   Down the Road (06:03)

11   The German Lesson (01:33)

12   The French Lesson (00:59)

Soft Machine

Soft Machine è uno storico gruppo britannico della scena di Canterbury, pionieri del progressive rock e del jazz-rock, conosciuti per le loro sperimentazioni sonore e i frequenti cambi di formazione. Fondati da Daevid Allen, Kevin Ayers, Mike Ratledge e Robert Wyatt, hanno attraversato psichedelia, avanguardia, jazz, fusion e oltre.
29 Recensioni

Altre recensioni

Di  TheJargonKing

 L’essere fondamentale di quest’opera è il poterla collocare nel suo futuro, ben oltre l’anno di uscita.

 Con i nuovi indirizzi musicali, Jenkins portò in studio una band solida, matura e con i piedi ben piantati a terra.