Mutevoli.
Le persone sono come le stagioni: cambiano di continuo.
Se ascoltate questo disco nella vostra camera, una valanga di foglie autunnali rinsecchite vi ricoprirà fino alla punta delle orecchie.
L’ultimo lavoro dei Sophia si presenta in una confezione di cartoncino che si adatta al contenuto elegante del disco.
People Are Like Seasons è un opera con molti pregi ed alcuni difetti.
Le canzoni alternano momenti estremamente cupi ad altri (pochi per la verità) solari e rockeggianti.
Le ballate mescolano con insistenza i lavori del primo Neil Young (Harvest come punto di riferimento) a Jeff Buckley.
A questo va aggiunto qualcosa più poppeggiante di marca brit, tipo gli Starsailor di Love Is Here, per il modo di suonare piano e chitarra acustica.
Le canzoni più “facili”, quelle più melodiche, con la chitarra strimpellata in primo manico (Holidays Are Nice) e quelle più rock’n’roll (If A Change Is Gonna Come) si avvicinano paurosamente ai Nada Surf di Let Go.
Mentre, dove il rock diventa più elettronico, i risultati prodotti portano dritti agli ultimi dischi dei Kent.
Swept Back plagia alla grande, nella melodia suonata da piano e chitarra, una canzone di Biagio Antonacci (credo, anzi, spero che sia solo una banale coincidenza).
Il singolo, Oh My Love, una pop-rock song accessibile a tutti, come spesso accade, non rende giustizia all’album, che è leggermente più sfumato, tutto sommato un lavoro veramente ben prodotto che sicuramente meriterebbe più successo di quello ottenuto recentemente da band veramente spregevoli.
Sfumato non vuol dire necessariamente complesso; difatti questo non è un album difficile... bensì, per alcune cose, pesante.
E qui siamo ai difetti, perché, come appena detto, non è proprio quello che ci vuole per cominciare bene in allegria la giornata. In più la voce del cantante non ha niente di particolare, anzi è veramente comune e non fa cose mirabolanti... insomma finisce per annoiare.
Il disco è bello ma credo che dopo qualche ascolto molti di voi passeranno ad altro dimenticandolo per un po’ (per poi riscoprire, tra due mesi, di nuovo come è bello e così via…).
Robin Proper-Shepard si tuffa in una nuova "malinconica" missione targata Sophia.
"Desert Song N.2" esplode negli ultimi 60 secondi con un suono "acido e distorto" degno dei primi Mogwai.
Per cui rimettete il disco nella confezione... e dite che vi eravate sbagliati e in realtà stavate cercando Battles In The North degli Immortal, una nuova vita sta per cominciare.
Il processo di songwriting deve essersi svolto più o meno così: comprare un metodo per chitarra e piano/cercare gli accordi più deprimenti/inserirli in un generatore random di canzoni.