Copertina di Sophia People Are Like Seasons
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Per ascoltatori di musica indie e alternativa, fan di atmosfere malinconiche, appassionati di recensioni ironiche e critiche musicali.
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LA RECENSIONE

Postilla: invece che leggere questa recensione andate in libreria e comprate “L’opera struggente di un formidabile genio” di Dave Eggers, è molto più stupido e divertente di quello che state per leggere.

No, non ci siamo (richiamate più tardi… buahahah). Perché ho comprato questo cd? No beh in realtà non l’ho fatto ma per un momento facciamo finta che io sabato mi sia recato insieme a tutti i miei amici super depressi dal nostro rivenditore di fiducia super depresso per chiedere un cd che riuscisse a comunicarci l’esatta dose di depressione. Il nostro super depresso negoziante torna da noi che intanto abbiamo provato a suicidarci un paio di volte tagliandoci le vene con i cartellini che dividono in ordine alfabetico i cd super depressivi del nostro negoziante con questo People Are Like Season. Torniamo dunque nel nostro covo metropolitano fatto di pura depressione autunnale e inseriamo nel nostro stereo super depresso fatto esclusivamente con un impasto di foglie autunnali questo ultra depresso cd. Il risultato? Beh, deprimente (in entrambi i sensi). Durante le prime quattro tracce continuiamo a intrecciare collane e amuleti con rametti, muschio e un abbondante dose di foglie autunnali fino a quando non interviene la quinta traccia Darkness a scuoterci dal nostro torpore, per cui orge improvvisate per tutta la durata della canzone sempre all’insegna della ultra depressione autunnale. Lo stesso dicasi per If a Change Is Gonna Come. Stanchi e provati ricadiamo nella nostra depressione autunnale per tutte le restanti quattro tracce del cd. Questo gruppo che pare essere capeggiato dal signor Robin- oh-mio-Dio-non-ho-più-vene-da-tagliare- Proper Sheppard, ma la loro biografia è così lunga e triste che ho preferito fermarmi prima di vedere esaurirsi il mio pacchettino di Tempo non ha: 1 feeling, il processo di songwriting deve essersi svolto più o meno così: comprare un metodo per chitarra e piano/cercare gli accordi più deprimenti/inserirli in un generatore random di canzoni/spedire cd alla label/aspettare/guadagnare 2 senso 3 senso 4 senso. Avrei voluto sentire meno voci deprimenti/chitarre deprimenti/piano deprimenti/atmosfere eteree, non è detto che per fare un disco che celebri la depressione io debba usare queste componenti. Potrei giocherellare per ore con le mie nacchere e ottenere un risultato molto più depressivo. Per cui rimettete il disco nella confezione, si lo so che volevate deprimervi ma questa volta rassegnatevi, non fa per voi, ricomponete il cellofan alle bell’e meglio riportatelo al negoziante e dite che vi eravate sbagliati e in realtà stavate cercando Battles In The North degli Immortal, una nuova vita sta per cominciare. (attenzione in questa recensione sono stati usati termini che probabilmente e sottolineo probabilmente non esistono, non curatevene, in fondo nessuno di noi esiste veramente “la verità è la fuori Scully” “Signor Spock ci porti via di qui” “Sento che la forza è potente in te” “A pagina 11 della rubrica Sintesi delle notizie religiose abbiamo erroneamente affermato che Gesù Cristo era una sorta di protohippy sudicio e deviante. In effetti, Cristo era il figlio di Dio, ci scusiamo coi lettori”)

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Riassunto del Bot

La recensione analizza l'album 'People Are Like Seasons' di Sophia con un tono ironico e critico. L'autore critica la musica per la sua eccessiva tristezza e mancanza di originalità, definendola deprimente in senso sia letterale che artistico. Pur riconoscendo alcune canzoni che cercano di scuotere l'ascoltatore, l'album è visto come un lavoro che cade nel cliché del depressionismo musicale, senza riuscire a offrire un vero significato artistico.

Tracce testi video

03   Fool (04:35)

04   Desert Song No. 2 (07:59)

05   Darkness (Another Shade in Your Black) (04:11)

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06   If a Change Is Gonna Come... (03:17)

07   Swore to Myself (04:12)

08   Holidays Are Nice (03:29)

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09   I Left You (07:28)

10   Another Trauma (04:28)

Sophia

Sophia è il progetto/collective guidato da Robin Proper-Sheppard, citato nelle recensioni come ex leader dei The God Machine. Le uscite vengono descritte come intime, spesso acustiche, con malinconia marcata e arrangiamenti che includono anche archi e piano.
25 Recensioni

Altre recensioni

Di  giov

 Mutevoli. Le persone sono come le stagioni: cambiano di continuo.

 Il disco è bello ma credo che dopo qualche ascolto molti di voi passeranno ad altro dimenticandolo per un po’ (per poi riscoprire, tra due mesi, di nuovo come è bello e così via…).


Di  humax4

 Robin Proper-Shepard si tuffa in una nuova "malinconica" missione targata Sophia.

 "Desert Song N.2" esplode negli ultimi 60 secondi con un suono "acido e distorto" degno dei primi Mogwai.