Con la recensione sul Goregrind ho voluto scherzare, mi sono messo a scriverla per farmi quattro risate; oggi invece mi accingo a scendere in territori molto più bui e spaventosi, che esigono serietà e preparazione.

I Sortsind non sono una band per tutti, forse non sono quasi per nessuno. Suonavano Black metal negli anni '90 e provenivano dalla fredda Scandinavia, non erano norvegesi però, bensì danesi; sono durati solo tre anni, ergendosi a pioneri del DSBM, cioè del Depressive black metal con contenuti inerenti al suicidio. La loro musica e la loro aura sono rese ancora più inquietanti dal motivo del loro scioglimento: nel '99, infatti, Smerte, la ragazza che suonava il basso e si occupava delle tastiere, si tolse realmente la vita a soli 24 anni: uno di quei casi in cui la proposta musicale sconfina oltre la musica stessa.

Sår venne pubblicato proprio quell'anno ed è un chiaro manifesto della loro poetica feroce e disperata: brani che sono autentiche sfuriate, con una sezione ritmica implacabile e urla straziate, degne di chi sta per morire assiderato in un deserto di neve, si alternano a intermezzi pianistici o ambient ricolmi di sussurri, borbottii e voci demoniache, senza che venga mai meno un'atmosfera oppressiva, tesissima, come se da un momento all'altro una creatura dell'orrore potesse arrivare e dilaniarvi alle vostre spalle. Mentre l'album procede, però, subentra sempre più anche una cupezza depressa, resa mirabilmente in Jeg er Kulden, brano Depressive più convenzionale, prima che i due uomini della band riprendano a emettere sibili, growl, conati, per un concentrato lo-fi di incubi distorti e spaventosi. Senza dubbio uno dei progetti Black metal più ardui e ostici da ascoltare e digerire, che rende davvero l'idea di essere persi in una tormenta indossando solo un saio mentre i mostri della notte vagano affamati.

I Sortsind pubblicheranno solo un altro album, More Days, uscito postumo, forse ancora più oltranzista e con una copertina a suo modo indimenticabile. L'oscurità si infittisce, è rimasta solo una coltre nera...

Alla prossima.

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