Diario di bordo

Data stellare: 1997. Missione: esplorazione sonora del cosmo. Comandante: Peter “Sonic Boom” Kember.

Inizio diario: i motori si accendono lentamente e l’eco dei sintetizzatori riempie la cabina. Feels Like I’m Slipping Away mi accoglie come una nebula sospesa, una corrente luminosa che mi trascina lontano dalla gravità terrestre. La voce, filtrata e distante, sembra la comunicazione di un’entità aliena: familiare, ma estranea. Ogni eco, ogni riverbero, sembra scolpire lo spazio attorno, creando corridoi di suono dove il tempo si dilata.

Procedo verso The Stars Are So Far (How Does It Feel?). Riconosco subito il tema: è il vecchio brano degli Spacemen 3, reinterpretato attraverso il prisma di un universo parallelo. La melodia è ridotta all’essenziale, mentre i sintetizzatori e i feedback trasformano il pezzo in un vero e proprio veicolo di esplorazione cosmica. Non è nostalgia, è evoluzione: la traccia originale diventa un portale verso nuove dimensioni sonore.

Ogni sezione del disco — da Delia Derbyshire a Owsley, da Matrix a The New Atlantis — è un settore da sondare. Alcune sembrano statiche, sospese nello spazio, ma è proprio questa sospensione a costruire l’ambiente alieno. Dettagli minuti — oscillazioni, eco lontane, pulsazioni di sintetizzatori — diventano stelle guida, mentre il senso di orientamento terrestre svanisce. Kember non cerca applausi, vuole che la mente dell’ascoltatore diventi una navicella essa stessa, pronta a fluttuare senza attracco.

L’intero disco richiede abbandono. Non ci sono ritornelli che ci riportano a terra, nessuna struttura canonica: solo un flusso continuo di suoni, correnti sonore che modulano l’umore e la percezione. Alcuni brani potrebbero sembrare astratti o ripetitivi, ma è proprio questa costanza, questo insistente richiamo alla deriva, che rende Forever Alien coerente e potente. Ogni ascolto è un’esperienza nuova, come scoprire una galassia che cambia ogni volta che la osservi.

Fine missione: Forever Alien resta uno dei lavori più visionari della psichedelia elettronica. È un disco per chi vuole perdersi nello spazio, per chi cerca un’esperienza mentale più che melodica. Accendete le cuffie, spegnete il mondo esterno e lasciate che la musica vi trasporti: il ritorno non sarà immediato, e non sarà lo stesso.

Voto di missione: 9/10 – viaggio siderale completato, senza possibilità di tornare invariati.

Elenco tracce e video

01   Feels Like I'm Slipping Away (05:32)

02   The Stars Are So Far (How Does It Feel?) (07:03)

03   Close Your Eyes and You'll See (06:02)

04   Delia Derbyshire (04:30)

05   Owsley (05:44)

06   Forever Alien (04:25)

07   Matrix (05:00)

08   Like (05:09)

09   The New Atlantis (05:29)

10   The End (05:17)

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