Copertina di Splatterpink Industrie Jazzcore
senzastile

• Voto:

Per appassionati di musica sperimentale e alternativa, fan del jazzcore e del rock d'avanguardia, ascoltatori di band underground e di sonorità complesse e intense.
 Dividi con...

LA RECENSIONE

Zorn Primus Mr Bungle Ratm: se già è un alchimia cattivissima e lontanissima da qualche echitettatura facilona rollingstone-myspace, allora appare chiara l’impossibilità di emersione in qualsiasi scenario alternativo, sia anche una citazione in una banale classifica my deb o la segnalazione in qualche evento – e ciò sarebbe eccessivo-, o una bella rece di segnalazione – che sarebbe chiedere l’impossibile.

Il cazzo. Niente. Schifosamente ignorati dalla critica quando in realtà avrebbero meritato e necessitato di interesse ben diverso, il sound degli splatter appare di richiamo, nei costrutti armonico-schizofrenici, dei malatoni sopra citati.

Grezzissima, da pesare come un macigno anche ai padiglioni auricolari più disfonicamente allenati, seppur tecnicamente all’avanguardia (tutti da d’agata al sassofonista sono di matrice jazz), condita da testi al limite tra lo spleen la melanconia e la rabbia repressa, la musica degli splatter è uno tsunami diapasonico votato alla sincope incombente, alla cacofonia repentina, veri e propri manifesti nel nostro ambiente socio-culturale… difficilmente di sfugge all’abbonzanza di simboli stimoli impulsi, che nel loro dipanarci varie vie ci alienano da una corretta e formale degli avvenimenti, uomo come unicum, vittima prestabilita di un macchinario troppo grande da capirne gli intenti, senza meta alcuna di azione, capace solo di fomentare insicurezze e nichilismo perenne.

Tutto oscilla sotto un aurea fra il gore, il nefasto, un non-sense con destinazione masochista; la calma la piattezza e la sicurezza dell’incedere  del progresso umano sono solo un artificio flebile rispetto gli istinti distruttori e carnefici che si celano nel nostro piccolo agire.

Superlativo il connubbio sax-basso slappone alla claypool  e chitarrona fuzzy asinfonica: tutto rende più tragicomica e apparentemente latente la discesa agli inferi verso l’io.

Unico piccolo neo la voce di Diego, spesso anonima, spesso coperta dalla musica (capire alcuni testi è un impresa e il poco che si capisce è allucinante, in rete non si trova nulla oltretutto) che forse un missaggio migliore avrebbe reso perfetta.

Musica per teste di cazzo fallite in procinto di sterminare la famiglia perché convinte di una vita come un complotto catto-conservatore volto a reprimere la loro verve artistica di geni incompresi rassegnati a sparare puttanate quotidiane sul web, tanto per sentirsi intellettualoidi indipendenti dal sistema Silvio.

Non ve li meritate proprio… io vado ad ucciderne altri.

Carico i commenti...  con calma

Riassunto del Bot

La recensione evidenzia l'intensità e l'originalità di 'Industrie Jazzcore' degli Splatterpink, un album che miscela jazz, hardcore e sperimentazione sonora. Pur ignorati dalla critica, gli Splatterpink offrono una musica grezza, tecnica e rabbiosa, con temi nichilistici e sociali forti. Il sound è potente e complesso, con un ottimo lavoro strumentale, seppur con qualche limite nella resa vocale. Un disco per amanti dell'alternative e della musica fuori dagli schemi.

Tracce video

01   Treno di pensieri (consequenziali) (03:31)

02   Status (05:11)

03   Soffocare il topo nella sabbia (05:25)

04   Pericolo! (03:34)

05   Alex (04:10)

06   Dio Squalo (06:02)

07   Bestie di cuoio (04:18)

08   Teste parlanti (04:19)

Splatterpink

Band dalle sonorità sperimentali con marcate influenze jazz; nelle registrazioni emergono sassofono di matrice jazz, basso slap e chitarre fuzzy. La voce del cantante Diego è spesso descritta come coperta dal mix.
01 Recensioni