È innegabile che, da qualche anno, la piattaforma Netflix abbia un'ampia offerta di film e serie televisive indirizzata ad un ampio pubblico. Peccato che così ampia quantità non sempre si accompagni ad un livello qualitativo di rilievo. Come nel caso del film che sto recensendo ("Il falsario " diretto da Stefano Lodovichi), la visione può lasciare un po' perplessi sul risultato complessivo.

Ispirata al libro "Il falsario di Stato " scritto da Nicola Biondo e Massimo Veneziani, la pellicola segue le vicende di un personaggio realmente esistito, il cui nome oggi potrebbe dire poco o niente a chi non visse in quell'epoca e mai si è documentato sui tumultuosi anni '70 dell'Italia: Toni Chicchiarelli. E infatti ci si potrebbe chiedere chi era costui. Basti sapere che, fra tutti coloro che animarono nel bene e nel male gli anni di piombo e della strategia della tensione, Chicchiarelli è certamente uno dei personaggi più oscuri e ambigui. Il limite del film è, a mio parere, di presentarcelo in una chiave naif e scanzonata, ma dalle note biografiche reperibili su Wikipedia il tipo non doveva essere così ingenuo, semmai un uomo molto scampato.

Nel film lo vediamo partire dal luogo natio presso il lago della Duchessa ( poi tristemente famoso) negli anni '70, quando in realtà già nel 1970 era arrivato a Roma per fare fortuna. Giovane molto versato nel disegno, sbarca ufficialmente il lunario facendo il rritrattista ambulante nelle piazze romane, ma dati i magri introiti deve arrotondare vivendo di espedienti che lo porteranno a passare un po' di tempo nelle gattabuie della capitale. Ed è qui che entra in contatto con esponenti della malavita locale, ovvero componenti della banda della Magliana (molto temuti e collegati ad ambienti dell'estremismo di destra, oltre ad avere entrature con emissari dei servizi segreti).

Questi precedenti lo segneranno negli anni a venire quando, precisamente nel 1977, viene presentato ad una gallerista d'arte (tale Chiara Zossolo), che lo incoraggera` a perseguire le indubbie qualità artistiche in veste di falsario d'arte. Infatti Chicchiarelli ha un dono singolare: è in grado di dipingere con precisione impressionante e millimetrica quadri di grandi autori (come Caravaggio, Cezanne, Modigliani, solo per citarne alcuni). E tali copie fedeli hanno un mercato fiorente, con quotazioni considerevoli e conseguenti lauti guadagni. Chicchiarelli, quindi, si trova baciato dalla fortuna e dal denaro.

Ma un successo simile può dare alla testa e Toni, da buon falsario, può esercitarsi anche a falsificare firme, documenti e quant'altro. Chi gli commissiona lavori simili può essere legato alla mala, alla mafia, a certi ambienti torbidi della politica delle ali estreme (sia destra, sia sinistra) e lui non si nega, guadagnando in nero. Un'esistenza, insomma, vissuta pericolosamente, soprattutto se si pensa che siamo ormai nel 1978, anno in cui si verifica la tragica vicenda legata al rapimento ed uccisione di Aldo Moro, importante esponente DC che finirà male come ben risaputo per mano delle Brigate Rosse. Questo avvenimento storico influirà anche sulla vita del falsario, a cui si rivolgeranno loschi agenti dei servizi segreti per redigere il famoso comunicato n.7 delle BR in cui si avvertiva che il cadavere di Aldo Moro era rintracciabile nelle acque del lago della Duchessa. Comunicato del tutto falso, ma utile per depistare le indagini della polizia.

Insomma, Chicchiarelli sta lavorando in ambienti ad alto rischio e, a quanto si vede nel film, sembra sottovalutare certi rischi, che costano la vita ad altri ma per il momento non a lui, sorta di fortunato e simpatico gaglioffo, dall'aria guascona. Solo che il tempo, da un certo momento, non sarà piu dalla sua parte. Ideatore, insieme ad alcuni complici, di un furto miliardario effettuato nel 1984 al caveau della banca Brink's Company (legata nientemeno che al banchiere imbroglione Michele Sindona), verrà ucciso sei mesi dopo in circostanze misteriose. E certo se uno, in certi settori, si allarga troppo, non può sperare di campare tanto a lungo...

Realizzato accuratamente e con un valido Pietro Castellito nel ruolo di Chicchiarelli, il film ha però limiti evidenti. Intanto, come altri biopic, la scansione temporale dei fatti è non sempre precisa, comprimendo lo sviluppo dell'azione e accennando a personaggi poco rilevanti o del tutto inventati (c'erano con il protagonista amici del borgo natio partiti alla volta di Roma? Non è certo). Il falsario in questione, poi, ha un'espressione un po' incredula che me lo ha fatto scambiare per una sorta di marziano sbarcato a Roma (per dirla con Ennio Flaiano). Per lui chi incontra ha tratti pittoreschi, Roma è una specie di giostra multicolore, intrisa di un certo fascino. Insomma, questo Toni sembra più un Candide volterriano e mi sorge spontaneo il quesito: ma ci è o ci fa?

È quindi una versione romantica di un uomo che in realtà, per come era stata prima la sua esistenza, aveva imparato in fretta a cavarsela nei marosi della vita di strada, forse confidando un po' troppo nelle sue doti artistiche .Insomma, non proprio una pellicola da meritare il massimo dei voti, però un utile memento su una persona che, morendo violentemente a 36 anni, si è portato nella tomba tanti misteri legati a vicende che hanno segnato la storia oscura d'Italia fra gli anni '70 e gli anni '80 del secolo scorso.

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