Se dovessi scegliere un disco che rappresenta il momento di massimo equilibrio dei Tangerine Dream, quello sarebbe Ricochet. Pubblicato nel 1975, viene spesso presentato come un album dal vivo, ma in realtà è qualcosa di più complesso: un ponte tra improvvisazione sul palco e ricostruzione in studio, tra istinto e controllo.

Il materiale di base proviene dalla tournée europea del ’75, in particolare dal concerto del 23 ottobre al Fairfield Halls di Croydon, Londra. Ma quello che finisce sul disco non è una semplice registrazione. I nastri vengono smontati, riassemblati, ripensati. La Part One prende spunto dall’apertura del concerto, ma è in gran parte ricreata in studio, con sequencer ipnotici che avanzano per micro-variazioni continue. La Part Two mantiene un legame più diretto con il live, anche se filtrato da un lavoro di montaggio accurato; l’introduzione al pianoforte di Edgar Froese, aggiunta successivamente, introduce un momento di calma quasi irreale prima che la musica torni a espandersi.

Ricochet è uno dei grandi dischi del gruppo, ma non va letto come una fine improvvisa. Anche Stratosfear (1976) è un album riuscito, più compatto e melodico, ma ancora pienamente ispirato. È però con Cyclone che qualcosa inizia davvero a scricchiolare: la direzione cambia, l’urgenza sperimentale si attenua e la magia di questa fase si disperde progressivamente. Negli anni Ottanta non mancheranno episodi interessanti — su tutti il live Poland — ma saranno più eccezioni che regola.

Quello che rende Ricochet così affascinante è proprio questa posizione di equilibrio perfetto. Non è un semplice documento dal vivo, né un album costruito a tavolino: è musica nata dall’improvvisazione e poi scolpita in studio, senza perdere la sua carica ipnotica. È un disco che non cerca melodie facili, che non spiega nulla e che chiede tempo e attenzione.

Riascoltato oggi, Ricochet resta un viaggio totale: una trance elettronica che ti cattura lentamente e non ti lascia appigli. Un punto altissimo della storia dei Tangerine Dream e uno dei momenti in cui la loro visione artistica è stata davvero, fino in fondo, senza compromessi.

Elenco e tracce

01   Ricochet, Part One (16:59)

02   Ricochet, Part Two (21:05)

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Altre recensioni

Di  DanteCruciani

 Una lunga odissea nella spazio, quella dei Tangerine Dream.

 Ed è incredibile ritrovare qui tanta della musica che verrà molti anni dopo: pop anni ottanta, new age, trance, techno-ambient e house.