Copertina di Tears for Fears Tears Roll Down: Greatest Hits 82-92
Abraham

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Per appassionati di musica pop anni '80, fan di tears for fears, ascoltatori di musica classica pop, cultori del pop radiofonico e nostalgici della musica d’epoca
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LA RECENSIONE

Il vero banco di prova è la distanza.

La distanza crea oggettività. Inibisce sensi secondari, non quelli funzionali ad apprezzare una lavoro.

Antefatto: se mi si chiede di dare voce a quello che per me è il pop perfetto o, meglio ancora, di dare voce alla mera essenza del pop, dico Tears For Fears.

Spiegazione: non sono un fan.

La superficie della mia considerazione è racchiusa in uno a caso dei loro brani radiofonici. Dai, ne conoscete, ne sapete più di me. La profondità sta in ‘Listen’ (Songs From The Bic Chair).

Quando Gary Jules, nel 2004, a ridosso di ‘Donnie Darko’, riprese ‘Mad World’, contribuì a lacerare questa (mia) certezza al solo fine di rafforzarla.

Tanto che, ho pensato: superficiale sarebbe piazzare in questa recensione un loro album a caso. Pomposo e paraculo virare su un Greatest Hits, e ne hanno pubblicati a tonnellate.

Per cui: andate dai figli, e dite loro: questa è la carezza di Curt e Roland. E’ una carezza dorata, datata, misera se vogliamo. Di una miseria irrecuperabile, in quanto: i due hanno fatto pace, nei primi 2000, hanno messo fuori un album, carino dai, così come carini sono i lavori solisti – non –solisti di Roland (che ha mantenuto il marchio per una paio di lavori per poi darsi alla macchia). Ma non è la stessa cosa.

Ci restano tre album, che muoiono stupendamente in ‘Laid So Low’, l’inedito proposto nel 1992 con la prima raccolta.

Chi ama il gruppo in modo viscerale, ha trovato ristoro nella reunion. I due hanno accantonato ogni dissapore, ogni dolore, offrono sprazzi di vita.

Vero, solo un nuovo album all’attivo, ma tanti concerti, tante idee, tante performance.

Ma qualcuno doveva pur farlo. Nel senso: dare al duo la stella, il testimone che non passeranno mai, perché indietro non si torna, anzi, il passato non torna, e se torna lo fa goffamente, o alla peggio distrattamente.

I Tears For Fears sono stati il pop contemporaneo, il pop anni ’80, la definizione garbata, pulita, essenziale di un solco tracciato con forza immane.

Vi sfido: potrete detestare i bellocci patinati, sprecare paragoni mortificanti con pagliacci di varia estrazione, mettere sotto la lente il fallimento di falsi profeti, ma con i Tears For Fears sentirete sempre il bisogno di anteporre una riflessione, silenziosa. Che se si fa ricerca, non può che arricchire.

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Riassunto del Bot

La recensione analizza l'album 'Tears Roll Down: Greatest Hits 82-92' come una testimonianza essenziale del pop anni '80. Pur non essendo fan, il recensore riconosce la profondità e l'importanza del duo Tears for Fears. Il disco raccoglie le tracce migliori della loro carriera e rappresenta un'eredità importante anche dopo la reunion e gli album solisti. L'opera viene vista come un viaggio emozionale che arricchisce la riflessione musicale.

Tracce testi video

01   Sowing the Seeds of Love (06:20)

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02   Everybody Wants to Rule the World (04:11)

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06   Mad World (03:29)

09   Laid So Low (Tears Roll Down) (04:44)

12   Advice for the Young at Heart (04:54)

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Tears for Fears

Duo britannico formato a Bath nel 1981 da Roland Orzabal e Curt Smith, protagonisti della new wave/synth‑pop con The Hurting (1983), il successo planetario di Songs from the Big Chair (1985) e The Seeds of Love (1989). Dopo una separazione negli anni ’90, Orzabal ha proseguito a nome TFF, poi reunion nel 2004 e ritorno discografico nel 2022 con The Tipping Point.
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