Copertina di Testament The Ritual
cliffburton86

• Voto:

Per appassionati di thrash metal, fan dei testament, amanti del metal anni '90, ascoltatori curiosi di evoluzioni sonore nel metal
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LA RECENSIONE

Il 1992 è, forse, il vero anno di transizione in casa Testament.
E l’album in questione può essere visto come il cosiddetto “pomo della discordia”…per i seguenti motivi:

1) In quegli anni il grunge stava prendendo il sopravento sulla scena internazionale;
2) Skolnick e Clemente volevano un evoluzione più easy del Testament-Sound, mettendosi così contro il resto della band;
3) La Blackalbumania era come un virus che colpiva le thrash metal band dell’epoca;
4) Proprio il thrash metal sembrava essere arrivato al capolinea;
5) E in sintesi “The ritual”, dopo le precedenti controversie, sembrava essere l’ultimo canto del cigno dei “figliocci” della Bay Thrasher’s Area…..(ho detto sembrava!!).

Da questi motivi si può dedurre che cosa rappresenti il 5° album ufficiale per l’intera discografia dei Testament, e per la scena thrash in generale.
La rabbia omicida che aveva caratterizzato i precedenti lavori di Chuck & family, non esiste più. È svanita via nel buio degli anni novanta, quelli neri per i thrasher’s, insieme alla velocità e alla potenza che tanto avevano contraddistinto un genere maledettamente pesante come il thrash (R.I.P.)

“The Ritual” sta quindi in mezzo alla storia dei Testament. Succede all’ottimo “Soul of black” e anticipa (ultimo canto del cigno…stì cazzi!) il feroce “Low”.
Ma questo non può essere indicato molto come un album dei Testament.
Skolnick alla fine l’avrà vinta: il sound è molto easy listing, la voce di Billy è pulita, gli arrangiamenti orecchiabili, i suoni lisciati, i ritmi accessibili e una produzione migliore rispetto al passato.
È un disco che fatica a far conoscere la sua vera natura.
Le chitarre danno spesso l’impressione di dar vita ad una specie di hard rock, a volte più heavy ed altre più pulito ed armonioso. Il basso è messo troppe volte in secondo piano e il doppio-pedale di Clemente sembra un miraggio. I riff sono rallentati e in rare occasioni prendono una certa velocità, nemmeno lontanamente parente della primordiale fottuta rapidità d’esecuzione, che tanto ha fatto la fortuna della band di San Francisco. La comandano gli arpeggi melodici e il riffing impostato sulle intuizioni di Skolnick ed i suoi guitar solo.
Le tracce da citare sono soprattutto “Eletric crown”, bello il suo ritornello e il suo ritmo incalzante, “Let go of my world”, la song più cupa del disco e che non avrebbe sfigurato in un disco come “Soul of Black”, la splendida, meravigliosa, unica “Return of serenity”, una delle più belle ballad metal della storia, che forse vale da sola l’acquisto del disco.
Non dispiace nemmeno il brano di chiusura “Troubled dreams”, facente parte ora degli spot MTViani. Il resto non è niente di echeggiante, e niente viene ricordato con tanto entusiasmo su questo album, se vogliamo “commerciale”.

Né carne, né pesce.


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Riassunto del Bot

The Ritual rappresenta un momento di svolta per i Testament e il thrash metal degli anni '90. L'album abbandona la rabbia e la velocità tipiche del thrash per un sound più easy e melodico, influenzato dal grunge e dal successo di album come il Black Album dei Metallica. Pur non essendo uno dei lavori più emblematici della band, contiene alcune tracce rilevanti come "Return to Serenity", una delle ballad metal più apprezzate. Un disco di mezzo, difficile da catalogare, riflette le difficoltà di un genere in crisi.

Tracce testi video

04   Let Go of My World (03:49)

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07   As the Seasons Grey (06:14)

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09   The Sermon (04:43)

10   Return to Serenity (06:31)

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12   Return to Serenity (acoustic) (05:54)

Testament

I Testament sono un gruppo thrash metal statunitense tra i maggiori esponenti della scena Bay Area, noti per una carriera longeva e una discografia tra gli anni Ottanta e oggi, caratterizzata da tecnica, aggressività e frequenti cambi di formazione.
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