Copertina di The Cars Candy-O
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Per appassionati di rock anni ’70, fan dei cars, amanti della new wave e della musica alternativa vintage
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LA RECENSIONE

1979. Ovvero l'anno dopo. L'anno dopo il successo cosmico dell'album d'esordio, i live per gli USA, le fans che ti si infilano nei camerini, i videoclip... L'anno dopo che sei diventato una star. Quando la band è giovane, l'anno dopo deve fare un altro disco, la gente non deve disaffezionarsi: ancora non si son fatti l'abitudine al tuo stile, e come sei venuto fuori così potresti ritornare nel nulla da cui sei sbucato.

1979. 'Candy-O'. Il disco della conferma. "Let's Go" è esattamente quel che ti aspetti da una band come i Cars per iniziare un disco "che promette" di replicare la stessa formula del precedente. Le tastiere già si sentono più limpide e le chitarre ancora più gentili: altro che alzare il muro del suono!

"Since I Held You" ha un bell'inizio e poi diventa una simpatica marcetta. Un buon ritornello per una canzone molto ispirata con un finale in crescendo di cori e chitarra. "It's All I Can Do" ha delle parti di tastiera molto ariose, ad elevare il cantato. Fin qui non ne sbagliano una, ed a rifletterci un poco, la semplicità ed al contempo la perfezione stilistica di Ric Ocasek è a dir poco da uscirne matti. Ed ancora "Double Life": due accordi che più facili non si può, un pezzo chitarra e batteria... e (quasi) basta... Funziona, magari ripetitiva, magari con qualche spunto in più reggeva meglio il "muro psicologico" dei 4 minuti. Dal suo fading parte "Shoo Be Doo": provate ad immaginarla suonata dai Suicide e non da una rock-wave band. Parte da qui, piuttosto ed anzichenò, da questo minuto e mezzo, l'Ocasek diverso, quello che collaborerà coi Suicide, quello che stringerà fraterne amicizie con Alan Vega, che diventerà un artista minimal, che finirà per incidere dischi come Negative Theater, Getchertickitz e per produrre solo band alternative al (da lanciare nel) mainstream.

"Candy-O" è l'episodio più forte del disco. Le atmosfere dark nascono da quella parte dello stomaco da cui l'anno prima nacque "Moving In Stereo", ma il ritmo è cresciuto; grande la sincope chitarra-basso, Orr assomiglia ad Ocasek quando prende note basse. Qui il muro s'alza, altroché! Perfetta.. Figuratevi che verrà rifatta nientemeno che da quegli sdolcinati dei Melvins (restando molto fedele all'originale, mica come "Venus In Furs" dei Velvet Underground). La voglia di "darkness" continua con "Night Spots", di certo non d'immediato impatto come la precedente, lavoro febbrile di tastiera e chitarre, per ritornello quasi punk (dei seventies). E' l'antitesi dei protopunk metropolitani di Ocasek, uno che allora avrebbe dovuto fare 4 dischi all'anno (più uno solista) per dare libero sfogo alle sue capacità compositive ed alle sue visioni, e che invece "proverà", sempre più negli anni a seguire, a far convergere tutto ciò all'interno del contenitore Cars, non sempre riuscendoci appieno, contenitore che un bel giorno finirà per "sfaldarsi".

Con "You Can't Hold On Too Long" si ritorna a dove c'eravamo lasciati prima di "Shoo Be Doo": trame semplici. La voce è ancora bassa, quasi "provata" dalla triade precedente, quasi convalescente. Si ritorna perfettamente in salute con "Lust For Kicks", la più facile da ascoltare in assoluto, direi disarmante, uscita direttamente da un juke box anni 60. Attenzione: non dico che non funzioni, o che il surf-pop anni '60 da camicia hawaiana non possa essere l'ennesima buona trovata di Ocasek, ma dopo aver sentito di che sono capaci in "Candy-O"... Almeno in "Got A Lot On My Head" c'è una buona cavalcata di chitarre. Finale "tradizionale" con questo pezzo e con la "classica" del repertorio Cars "Dangerous Type", simile per impostazione alla "collega canzone finale" del disco precedente, e cioè "All Mixed Up" . Ocasek canta ancora, sebbene il brano necessiti più pathos, e forse non solo per questo il pezzo sembra meno trasognato. Finale sprovvisto dello splendido solo di sax, come invece fu per "All Mixed Up".

Se dovevano confermare se stessi, allora "il disco dell'anno dopo" dei Cars ha fatto centro. Tutto ciò che ci si aspettava viene mantenuto... Il fatto è che i Cars sembrano aver enfatizzato l'importanza del loro compito (assicurarsi uno zoccolo duro di fans il più vasto possibile nel più breve tempo possibile)... In effetti, per essere radio friendly non c'è alcun bisogno di abbassare il muro sonoro fino allo zero... Ripetere le stesse cose e gli stessi giri perché l'ascoltatore impari a memoria la canzone dopo 30 secondi può essere un bene, ma anche un male, infatti chi la impara dopo 30 può anche stufarsene dopo 60, per colpa della troppa prevedibilità. Per giustificarli, potremmo avanzare che sentivano troppo forte l'esigenza-speranza di consacrarsi a tutti i costi.

Ma allora, se così fosse davvero, come mai brani come "Shoo Be Doo" e "Night Spots" (non dico "Candy-O" perché una grande canzone è una grande canzone, così buona che dà il titolo all'album, e poi perché eredita dritta dritta da "Moving In Stereo" dell'lp precedente) ?

Questo dualismo prenderà corpo ancor di più, quando Ocasek si trasformerà in un autore conceptual synth-beat, ancora a distanza di un anno, col discu-sso(-tibile) album, "Panorama".

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Riassunto del Bot

Candy-O, il secondo album dei Cars del 1979, conferma il successo della band con un sound raffinato che unisce rock, atmosfere dark e momenti di sperimentazione. Ric Ocasek si dimostra autore abile e creativo, capace di mantenere la formula vincente del debutto pur esplorando nuove sonorità. Brani come "Candy-O" e "Night Spots" evidenziano questa doppia anima di maturità e innovazione. Il disco è un perfetto esempio di rock radio-friendly ma non banale.

Tracce testi video

02   Since I Held You (03:17)

03   It's All I Can Do (03:46)

07   Night Spots (03:14)

08   You Can't Hold On Too Long (02:49)

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10   Got a Lot on My Head (02:59)

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The Cars

The Cars sono una band new wave/pop rock nata a Boston nel 1976. Line-up classica: Ric Ocasek (voce/chitarra), Benjamin Orr (basso/voce), Elliot Easton (chitarra), Greg Hawkes (tastiere), David Robinson (batteria). Hanno unito rock conciso e melodie synth-oriented, firmando hit come Just What I Needed, My Best Friend’s Girl, Drive e You Might Think. Album di riferimento: The Cars (1978), Candy‑O (1979), Heartbeat City (1984).
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