The Fall
Live to Air in Melbourne '82

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Sarà la debolezza in autostima? No, Mark E. Smith è uno che recita bene il suo copione esistenziale. Ed artistico. In tutti i suoi sproloqui impudenti. Che si tratti di protesta sociale, politica o del racconto di una sua ossessione.

I frequenti cambi di line-up, non meno che quelli di moglie, avvalorano l’immagine del despota.

Il suono dei The Fall è cupo, sbieco, aggressivo, sincopato, allucinatorio, schizofrenico.

I riferimenti sono Captain Beefheart, Velvet Underground e Can (Mark Edward canterà perfino “I Am Damo Suzuki”). E del Brit-Punk fanno Post Punk quintessenziale. Ma tutto è eccentricamente smithiano. In un certo senso, si occupano allora di violenza intellettuale. Con la voce del leader ineducata e caustica, che per metà canta e per metà recita o sparla, sempre uguale, sempre diversa. Confidando nell’espressionismo dei versi, chiaramente ermetici. Improperi, esternazioni, malinconia latente, cantilene sopra le righe, flussi di coscienza ove ogni logica è incostante, instabile, ed, in definitiva, superflua. Un po’ d’irritazione, un po’ di decadenza. Ecco la ricetta base.

Dalla fine degli anni ‘90 la Cog Sinister ha inflazionato il mercato con pubblicazioni di concerti e di raccolte. Certo, questo “Live on Air in Melburne”, del 1982, alle stampe nel 1998, li coglie in uno stato di grazia, in una stagione gloriosa. Infatti, dopo l’onorevole debutto, “Live at the Witch Trials”, era arrivato un trittico da studio davvero eclatante: “Dragnet”, “Grotesque” ed “Hexen Enduction Hour”.

Se la qualità audio del concerto en plein air a Melbourne non è delle peggiori, vince almeno il confronto con “Still” dei Joy Division e l’attitudine lo-fi comunque gli si addice, va ricordato come i Live Act dei The Fall, all’epoca, fossero veramente spiazzanti per la costante presenza, in scaletta, di materiali inediti, frutto di gravidanze isteriche e, non si sa quanto, estemporanee.

Il basso è il marchio più indelebile del tempo. La batteria è incalzante o poco invadente. La chitarra ispida e farraginosa, sovraccarica di feedback. Le tastiere minimali. Il non-canto di Smith si arricchisce di versi onomatopeici, di coloriture sociopatiche, di pensieri ovattati (come prigionieri nella mente, ma urlanti), di ironia sprezzante e patologica.

Nel doppio CD si esaltano le nebbie e le uggie di “I Feel Voxish”, “Marquis Cha Cha”, “Hip Priest” e del manifesto “Totally Wired”.

Ma, poi, c’è questa canzone: “Hard Life in the Country”, che verrà incisa ufficialmente in “Room to Live: Undilutable Slang Truth”, commercializzato soltanto nel 1985.

Se dico un gruppo del post punk penso immediatamente ai Joy Division. È logica matematica. E se penso una sola canzone del post punk? È “Hard life In The Country”.

Suono fosco, scuro, che tende alla quiescenza, ma è buio. O meglio, mostra un’apertura, ma poi la nasconde. Subito. Si alza, verso la vita... con un sussulto. Anela al concedersi un’esistenza e, forse, felice. Poi si inabissa. Quel basso incredibile, pulsante, si ritira, in una spirale, compie cerchi concentrici; un andirivieni di onde che si increspano su una superficie d’acqua stagnante. Ritornano su se stesse. Andar ciclico che si protrae, ubriacante come le immagini sollevate dalle parole del componimento. Per sette minuti... Non succede niente, si barcolla, si cade, si rimane in piedi.

Il riff di basso di Marc Riley trascina con sé tutto questo movimento. Detta, scandisce. La batteria di Paul Hanley è saltuaria, accennata soltanto. La chitarra di Arthur Kadmon, coautore del brano, scandaglia un’armonia impossibile, tagliuzzando, nei profluvi di feedback.

Perfetta, meravigliosa, stupenda.

Una spinta emotiva che ha del suggestivo.

Detto della Copertina orribile, ottenuta da strappi di locandine australiane, detto che “The Fall” fa pensare a fall-ocrazia (ci sta nell’armamentario poetico di Mark E. Smith) e fall-acia (che invece ne esula), ricordiamo quanto sia cresciuta l’autostima della band di Manchester grazie a John Peel. Trentadue session! Più di ogni altro. Ipse dixit: «Seguitano ad essere il metro con cui devono venire giudicate tutte le altre band!».

Ho provato a tradurre “Hard life In The Country”:

È difficile vivere in campagna

Nel presente stato di cose

Il tuo corpo cade all’indietro

Hai un disperato bisogno di bere

Alle tre del pomeriggio

La gente ritira il bastone

La polizia locale ti alza il naso

E le suole in pelle restano appiccicate all’acciottolato di pietra

È difficile vivere in campagna

In una cerchia delicatissima

Con ninfette “new romantic” arrivate dalle colline

È una cosa un po’ deprimente

Il giornale locale grida allo scandalo, all’ubriaco

Pubblica anche il tuo indirizzo

La gente del posto circonda la tua casa

Vecchie signore confiscano il tuo cancello e l’inferriata di recinzione

Per promuovere campagne governative

È dura nel paese d'origine

I consigli comunali si disputano il confine

Il sosia di D. Bowie amplia i parcheggi auto

Accaparrati le chiese quando puoi

Gabinetti, cabine gialle da porte metodiste

Nuovi parcheggi auto in New Jersey

sparpagliati dal solito sosia di D. Bowie

È bello vivere nel paese

Si può arrivare al vero pensiero

Vai in giro, guardati attorno e osserva il disegno geometrico

Il mantellino dei porcospini puntellato intorno alle suole delle tue scarpe di cuoio

Cadi ubriaco sulla strada

È bello vivere in campagna

Vediti come un uomo

Gli anelli stradali della valle attraversati dai furgoni del gelato

È bello vivere in campagna

Le suole di cuoio si appiccicano alla pavimentazione prefabbricata

I piccoli centri delle città americane sembrano la periferia del tuo paese

Gli abitanti del villaggio

Stanno circondano la tua casa

La polizia locale è venuta a fare il suo dovere

È difficile vivere in campagna.

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Commenti (Quattordici)

Pinhead
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Voglio andare a vivere in campagnaaaaa aaaaaahhhhhaaaaa aaaaahhhhhaaaaa
BËL (01)
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Almotasim : Nooooo, Cutugno! La rugiada che mi bagna! E' dura vivere in campagna... Hai tirato in ballo un cantante italiano che stimi veramente. Fai tu una versione ramonesiana di Voglio Andare A Vivere In Campagna! Ti regalo l'idea. Quanto ai set Lego di Toto Cutugno, con tanto di cavalli dei secondi posti a Sanremo, credo che non li troverai...
Almotasim : Nel tuo paese il sosia di Toto Cutugno ha fatto costruire nuovi parcheggi?
Pinhead: Tutte strisce blu, il maledetto.
Almotasim : Maudit!
Pinhead: Viva Litfiba!
Almotasim : Viva Las Vegas!
hjhhjij
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Grandi live stasera in casa pagina. I Fall, che cazzo vuoi dire ai Fall ? Giusto che non è quasi possibile stargli dietro con tutti i dischi che fanno, tacci loro.
BËL (01)
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Almotasim : Gia' una novantina di album divisi equamente tra studio, live e raccolte... giazie del passaggio Hjhhjij!
Johnny b.
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Conosco solo i dischi più rappresentativi. Alla media di un album l'anno più decine di raccolte e altrettanti live impossibile stargli dietro. Bello proporre la traduzione del brano rende bene l'idea del personaggio Mark E. Smith.
BËL (01)
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Almotasim : Discografia fin troppo ambiziosa... comunque era il pupillo del grande John Peel. Mi fa piacere il tuo aprezzamento della traduzione. Non e' stato semplice, perche' Smith sa essere molto criptico. Qualcosa l'ho resa interpretando oltre la lettera. L'effetto generale mi sembra sufficientemente paranoico. Grazie John!
Battlegods
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Rebellious jukebox yeaaah! Muzorewi daughteeeer! The Classicaaal! Pay your raaatesss! The maaan whose heaaad expandeddd!...
Ops, ecco l'effetto che mi fanno i Fall.
BËL (01)
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Almotasim : Dai, bell'effetto! Direi di crescita artistica e personale. Hai presente com'e' bella e melodica That Man? Son contento che tu sia passato Battle, del resto sei un new weaver esperto.
Battlegods: Bella rece veramente! E poi la linea di chitarra di "Hard Life..." mi rimanda a "Sorry For Laughing" dei Josef K, pensa un pò!
Almotasim : Eh... i Josef K non han avuto abbastanza visibilita'.
lector
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Sempre sia lodato Mark E. Smith.
BËL (01)
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Almotasim : E' vero Lector! Lode al signor Smith, per I suoi "art attack"! Che poi lui ha proprio una faccia poco raccomandabile...
sfascia carrozze
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Grande Mark E. Smith. Quando eoni fa ebbi modo di vederlo barcollare & farfugliare sopra il palco di un palcoscenico Londinese ne restai (moderatamente) entusiasta. Anzichénò.
BËL (01)
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Almotasim : Dal vivo me lo posso solo immaginare, ma da come barcolla sui versi e da come li recita...Rowche Rumbleee
It's valium ts ts ts
Valium
Valium
...
imasoulman
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il feticismo è feticismo, ma onestamente questo manca. Mi bastano tutti (tutti...) i dischi ufficiali, alcuni live fondamentali tra cui il qui citato 'Room to Live' dell'82 e le favolose session da John Peel (uno che due cose o tre sul rock le capiva...). Insomma c'è stato un momento della mia vita in cui potevo diventare una specie di Rain Man con la faccia da elefante imbronciato di Mark E. Smith
BËL (01)
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Almotasim : Hai gia' abbastanza dei The Fall. Caspita! Quando acquistai il cd, lo pagai nuovo 3 o 4 euro. Adesso e' fuori catalogo. Ma l'affetto e' affetto: fu la mia prima "caduta" coi The Fall. Come dici bene Room e' dell'82, ma fu stampato tre anni dopo. Almeno mi risulta. Grazie del passaggio Ima!
imasoulman: se pensi che sia un caso che l'ascolto finale della mia lista-wave fu questo...;) l'ascolto di imasoulman: "Drums and Wire...
imasoulman: altro live eccezionale per fotografia di periodo è certo 'A Part of America Therein, AD 1981. Ma certo che uno avrebbe solo l'imbarazzo della scelta
Almotasim : A quell'ascolto non c'ero. Per me epoca predebasica. Pero' scelta oculata e felicissima!
Almotasim : Si', labirintica la discografia. Eppure le canzoni sembran sempre "uguali". Qual'e' per te l'album piu' rappresentativo dei fall? Sai se ha superato le tre mogli Smith?
imasoulman: ti rimando a questa recensione (che un po' mi fece venire l'orticaria...capirai: quando i ragazzetti vogliono venire a spiegartela...oggi sarei più comprensivo, ah, l'età...) e commenti sparsi Grotesque (After the Gramme) - The Fall - Recensione di gabrielegall
imasoulman: le tre mogli? boh...la greca l'ha già mollata? ecco perchè deve lavorare come un pazzo, continuamente...;))
Almotasim : Ahahahah, non basta portar giu' la spazzatura?
CosmicJocker
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Mark E. Smith uno di noi!..e i suoi improperi e farfugliamenti sono secondi solo a quelli di un mio amico al dodicesimo bianco sporco..
BËL (01)
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Almotasim : Vedi sotto...
Almotasim
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Ah, fai mettere su una band post punk al tuo amico... e' in ritardo di 89 pubblicazioni su M. E. Smith. Grazie del passaggio C. Joker!
BËL (01)
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IlConte
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Ahahahah novanta dischi e non so di cosa e chi parli. Se vuoi un traduttore impeccabile di testi chiamami ahahah. Che vuoi che ti dica nobile, scrivi da dio, ora leggermente anche più scazzato, e rendi tutto benissimo. Domani col pc senza demoni ti voto.
BËL (00)
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Almotasim : Ok, ma due terzi sono live e raccolte. Sei forte nelle traduzioni? Buono a sapersi. Ecco lo scazzamento, sarà il periodo, comunque fu anche un tuo nobile suggerimento... grazie del passaggio Conte! Buon derby.
IlConte: Ahahah ma cosa vuoi che traduca?! Conosco l'inglese come mia nonna ahahah. Ma cosa vuoi Nobile, questo calcio non mi appassiona più, mi ha stancato tutto denaro zero senso di appartenenza...
Almotasim : Non c'e' piu' Castagner...
De...Marga...
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"Rock urticante, tirato ed acidissimo quello dei Fall; Mark è uno dei personaggi chiave di buona parte della musica inglese. E tu almo stai diventando come Mark: un recensore cardine ed importantissimo per il sito." Così parlò DeMarga!!!
BËL (01)
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Almotasim : Fratello, tu mi lusinghi! Quanto a Mark hai detto benissimo "rock urticante" e ti diro': it's only urticant rock but I like it!
Nico63
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Ottima davvero, la recensione. Di loro ho sentito pochissimo, ma quel poco mi piacque.
BËL (01)
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Almotasim : Grazie Nico63! La loro discografia è folle. Per iniziare, eventualmente, vai su uno dei primi album (“Dragnet”, “Grotesque” o “Hexen Enduction Hour”). Comunque peschi bene! Altrimenti puoi interpellare imasoulman. Oppure la raccolta Totally Wired The Rough Trade Antology o anche 50,000 Fall Fans Can't Be Wrong, raccolta aprezzata anche da M. E. Smith, così dicendo: "Un buon lavoro, chiunque l'abbia fatto!".
Nico63: Grazie a te per le dritte!
masturbatio
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Bella recensione e proposta interessante. Io ci vivo in campagna, o se non proprio campagna la testa è quella. Si susseguono centinaia di paesini con poche anime dalle mie parti, come a volerla arginare la campagna, come se facesse paura il vuoto (che poi vuoto non è) di prati e boschi.
BËL (01)
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Almotasim : Anch'io son di campanga. Mi sembrava la traduzione piu' giusta per "Country", piu' di paese... grazie del passaggio Mas.
Mike76
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Ovviamente non sapevo dell'esistenza di questo live ma ho "Room To Live" e nelle bonus c'è una versione live di "Hard Life In The Country", ancora più interminabile della versone in studio, suonata in Nuova Zelanda nell'82 (quindi presumo lo stesso tour di questo live).
Dei Fall apprezzo parecchia roba, il punk ubriaco con pianolina da videogioco degli esordi per esempio, ma nel periodo dei primi anni 80 forse si sono davvero creduti i Can e hanno creato alcune tracce-monstre eccessivamente lunghe e monocordi per i miei gusti e la mia pazienza; "Per sette minuti... Non succede niente, si barcolla, si cade, si rimane in piedi" scrive giustamente il recensore, solo che questo a me spossa, così come faccio fatica a reggere pezzi come "Hip Priest", "N.W.R.A." o "Winter".
Battlegods scrive giusto quando ci sente le chitarre dei Josef K su “Hard life In The Country” solo che più che da "Sorry For Laughing" sono prese da "Heaven Sent", poi Smith ha la bravura e capacità di rendere ogni cosa "Fall" ammantando il tutto con la sua voce da beone saccente, però il furtarello c'è.
"Room To Live" tutto sommato comunque non è male come album anche se tra quelli che ho dei Fall è quello che mi piace meno.

BËL (01)
BRÜ (00)

Almotasim : Grazie del passaggio e delle preziose dritte sulle filiazioni della canzone (piu') in oggetto. Effettivamente M.E. Smith e' un gorgo che inghiotte e personalizza ogni influenza...

Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

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