Io non penso che il blues sia una musica maledetta ma di sicuro c'ha un po' di problemi.
Questo me lo dice il mio istinto che vede personaggi come Blind Lemon Jefferson e Robert Johnson non avere proprio una vita facile, e qui il razzismo non ha senso perché parlo d'altro.
Il fatto è che le anime si lasciano facilmente contattare dal diavolo che al ciglio della strada oppure nel bivio (dipende a che ora cominciate a suonare il blues), offre il blues come redenzione, insomma, non è proprio la musica che Gesù Cristo avrebbe suonato mentre imbracciava la chitarra a forma di croce, una specie di Gibson del paleolitico, qualcosa di simile a quella strana roba che suona il chitarrista degli U2.
Insomma, questo blues, ha preso via anche gente tipo Nick Cave oppure, questi Gun Club, che sono un gruppetto carino e molto di nicchia, che ha pubblicato un po' di dischi nella sua carriera non molto lunga.
Questo che vi parlo è l'esordio prodotto da Chris D.
Un cognome strambo per un suono fantastico molto violento, infatti Jeffrey Larry Pierce non sarà felice e farà di testa sua in Miami, il secondo disco, mentre questo è proprio l'esordio.
Di punk ha qualche vaga rimembranza dei Ramones nella struttura delle canzoni, ma niente Sex Pistols e roba simile: i Gun Club sono più abrasivi e diretti, ricordano un po' i Bad Seeds senza Cave durante il 1986 o giù di li.
La chitarra ha il ruolo principale di sostenere le note che suona Jeffrey e il canto è molto dolce per poi diventare violento e con testi diretti ma anche poetici, insomma, impennate sonore degne di Jimi Hendrix e Pete Townshend.
Il basso non si sente ma non ha molta importanza in questo disco che sicuramente non è molto conosciuto ma quei pochi che lo conoscono sono sicuro che mi crederanno quando dico che questo è uno capolavoro bello e buono.
Pace, fratelli!
Alla prossima.
Jeffrey Lee Pearce è stato una delle pelli più dure del Rock And Roll, una di quelle pelli che non rivedremo mai più in giro.
Ciò che rimane comunque dell’esordio è uno degli affreschi più oscuri di paganità, sesso e morte che il Rock abbia mai prodotto.
‘Fire Of Love’ si presenta come uno scatenato e passionale album di puro blues-punk.
Un disco che ci catapulta nell’America rurale, fatta di fantasmi, cowboy, whisky e donne ma con la mente proiettata nelle sonorità e nei fermenti culturali del ‘dopo punk’.
Se la parola "Blues" vuol dire "sofferenza" e se "Punk" si traduce con "sudiciume" allora questo è il disco che inventa il Punk-Blues e ne rappresenta la vetta.
"She’s Like Heroin to Me" vi ritroverete a cantarla già al secondo ascolto, imitando l’ululato da lupo arrapato nella stagione dell’accoppiamento di Jeffrey Lee Pierce.