Copertina di The Legendary Pink Dots Any Day Now
Saleppe

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Per appassionati di musica alternativa, post-punk, dark, sperimentale, ascoltatori curiosi e chi ama testi visionari.
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LA RECENSIONE

Nel fervido e variegato panorama della seconda metà degli anni '80, quando la scena post-punk nelle sue accezioni più categoriche (dark, new wave, gothic punk, synthpop)) si stava ibridando con filoni più radicali, contaminandosi di sonorità industrial e neofolk, decine di etichette indipendenti sformavano artisti e dischi di alto livello a un ritmo impressionante. La fame di nuovo era sempre forte e i terreni su cui in Europa la musica germinava erano fertili di idee e di un retroterra culturale estremamente vasto.

The Legendary Pink Dots erano un progetto anlgo-olandese in attività già dal 1980, con una discografia prolifica ed eclettica che attingeva al dadaismo del krautrock e al rinnovamento degli stilemi rock (quelli dei Magazine per intenderci) mescolando una varietà di strumenti che rendeva la sua musica non ortodossa anche quando forgiata sulla forma-canzone. Nel 1988, grazie al perfezionamento di un percorso fitto e mai sazio di sperimentazione, la band di Edward Ka-Spel pubblicò quello che a oggi resta a oggi il suo album più amato e celebrato: Any Day Now.

La rossa e vagamente diabolica copertina di questo LP non può sintetizzare il contenuto di un lavoro che mette in gioco tutte le sfaccettature dei suoi artefici; che scelsero peraltro un titolo tanto enigmatico quanto interpretabile a proprio gusto. Sta di fatto che le tracce che compongono la tracklist rappresentano un po' la summa rifinita di quanto già fatto in dischi precedenti (Asylum su tutti) lustrandoli di una serietà che a volte Ka-Spel e soci tenevano un po' in disparte. Benché anche qui ci siano momenti bizzarri - specialmente nei testi - l'atmosfera generale che permea l'opera è segnata da ombre apocalittiche, profezie, visioni oniriche e sentori di eventi misteriosi.

L'apertura ossessiva di Casting the runes è il biglietto da visita di quanto l'ascoltatore avrà da esplorare nel resto del disco. Un mix di sonorità elettroniche, acustiche e voci avvvolgenti che si librano tra il cantato e il narrato, contrappuntate da inserti di un violino che sfrigola accarezzato da qualche demone. Seguono la beffarda A strychnine Kiss e la paradisiaca e trasognata Laguna Beach, breve e unica sosta emozionale prima di una lunga serie di brani dai contorni fumosi e inquietanti. La saltellante e cabarettistico-circense The Gallery, la martellante Neon Mariner che pare uscita da una sessione berlinese dei Depeche Mode, ma molto più drammatica perché ispirata ad una sciagura marittima realmente avvenuta, la acidissima e tagliente True Love, per poi preludere al brano capolavoro dell'album con il brevissimo divertissment rumoristico di The peculiar fun fair, caratterizzato da un organetto ipnotico in stile Faust.

Il brano capolavoro, per l'appunto. Waiting for the cloud, una suite di oltre 10 minuti che nel testo e nelle atmosfere riassume con un pathos speciale tutto il senso dell'opera nonché della forma mentis dei Legendary Pink Dots. Artisti che hanno sempre evitato di dar l'impressione di prendersi troppo sul serio, ma che nel contempo hanno sempre piazzato con un mix di ironia e di saggezza svariate perle non alla portata di tutti. Waiting for the clouds è una visione profetica e criptica del futuro degli uomini, una bellissima canzone dai ritmi alterni che riprende il suo tema iniziale dopo una parte centrale degna della miglior tradizione prog-rock. L'arrangiamento e la produzione del pezzo sono di altissimo livello pur senza strafare in termini di budget, perché questa band ha sempre lavorato a basso costo e in modo indipendente; mettendo a frutto ingegno e talento senza salire in cattedra.

E ai coccodrilli spuntavano le ali. Le pecore morte riempivano i campi.
I bambini cavalcavano le locuste e lanciavano fionde contro qualsiasi cosa potesse essere uccisa e mangiata cruda.
Niente piaghe purulente, niente artigli, niente palle...
Abbiamo visto tutto a colori, ora aspettiamo la nuvola.

Ci hanno detto che potrebbero volerci 15 giorni, siamo impegnati a scavare buche...
Quelle profonde per i puri, i prescelti, quelle poco profonde per i vecchi e i malati.
I diseredati, i poveri, i tossicodipendenti, i criminali, le prostitute.
C'è di più, c'è il rosso e il giallo, il nero e il blu.
Ci sono io, ci sei tu (in attesa della nuvola)...

Ho sempre amato questo brano, capace ogni volta di procurare un brivido ancestrale e generare nella mente immagini surreali, eppure vivide e tangibili.

La chiusura dell'album è affidata a Cloud Zero, laconica e sinistra ballad incentrata su voce e pianoofrte che idealmente pone un contrappeso al brano che la precede.

Hai speso tutti i tuoi soldi
Hai perso tutti i tuoi amici. Sei così lontano da casa
Guardi gli aerei in alto nel cielo e piangi
Vorresti volare, ma sei troppo in alto
E non stai andando da nessuna parte

Le profezie di Ka-Spel sembrano avverarsi, chi le ha ignorate è destinato a perdersi nel vuoto trasparente di un futuro che è già finito.

Any Day Now è un disco altamente godibile al di là dei generi e delle epoche, suona sempre attuale e ha una tavolozza di registri che può catturare l'attenzione emotiva di ascoltatori di varia provenienza. Specialmente se all'ascolto della musica si accompagna la lettura e traduzione dei testi.

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Riassunto del Bot

La recensione celebra Any Day Now come il vertice creativo dei Legendary Pink Dots. Attraverso commistioni di generi e atmosfere oscure il disco incanta per la sua visione profetica e surreale. Il critico esalta brani chiave, produzione indipendente e testi ricchi di immagini oniriche. L'album è definito attuale e universale, capace di emozionare ascoltatori di ogni epoca.

Tracce video

01   Waiting for the Cloud (10:20)

02   Laguna Beach (02:22)

03   Neon Mariners (04:48)

04   The Peculiar Fun Fair (00:33)

05   True Love (03:21)

06   The Plasma Twins (02:55)

07   A Strychnine Kiss (03:21)

08   Under Glass (07:08)

09   Casting the Runes (05:49)

10   Cloud Zero (05:50)

11   The Light in My Little Girl's Eyes (05:01)

12   The Gallery (03:30)

The Legendary Pink Dots

The Legendary Pink Dots sono un progetto anglo-olandese fondato a Londra nel 1980 e guidato da Edward Ka-Spel. Prolifici e camaleontici, mescolano psichedelia, art rock, kraut e suggestioni industrial/dark con testi visionari e un’attitudine da laboratorio sonoro. Tra i lavori più citati: Asylum (1985) e Any Day Now (1988).
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