OK, eccoci di fronte alla prossima grande cosa come direbbero gli albionici: giovani, look sporco e per di più raccomandati da Mick Jones (e non sto a spiegare chi è perché lo sapete, vero?).
Quindi? La solita bandicciola di giovinetti montati e spocchiosi che ha azzeccato l'album giusto grazie alla "premurosa" guida di manager e produttori?
Forse no, anzi decisamente no.
'Sta gente non saprà chi era Iggy o gli Mc5, forse non si ascoltano nemmeno i Clash, ma cazzo se suonano. Ascoltatevi Vertigo, Death On The Stairs e Horror Show, fulminante trittico iniziale, e avrete un'idea di che cos'è il rock'n'roll e di cosa sono i Libertines.
Certo niente suoni cool, niente collaborazioni con i fighetti ingellati che suoniamo ma col volume basso e non si beve né fuma durante i concerti. Scordatevi i vari Sum 41 et similia, quindi.
Tutte le tracce vanno come il vento (scusate se non uso termini tecnici), sono ispirate e... SPACCANO, quindi largo ragazzi arrivano i Boys in the Band!
Pete Doherty sta gettando via un grosso dono.
'Up The Bracket' è un piccolo capolavoro che ha infiammato molti ragazzi oltre la Manica.
Amo Pete Doherty quando stava per venire alle mani con Carl Barat; quando se ne è andato dai Libertines per fondare i Babyshambles.
Ascolto "Up The Bracket" almeno una volta al giorno, col fegato che si rode chiedendosi perché questa band eccezionale non sia riuscita ad affermarsi in maniera notevole all'estero.
Dimenticate per un attimo le sfortunate vicissitudini dei componenti della band, cercate di ascoltare questo disco come si dovrebbe, cioè come un'opera d'arte quale sicuramente è.
Come le migliori droghe va assunta senza preconcetti e senza paure. Sono anni che la assumo tutti i giorni e devo dire che riesco ancora a stare sulle mie gambe.
Il sound dei Libertines è molto diretto, con un'immediatezza di ascolto ed efficacia comunicativa in perfetto stile rock’n’roll.
Un album d’esordio che li consacra come la nuova “next big thing” inglese.