Prima che Pete Doherty ci lasci le penne, completando il suo processo di autodistruzione e la sua discutibile ambizione a diventare un piccolo Cobain della scena indie britannica, vorrei scrivere qualcosa su di lui. Perché soffrirò terribilmente quando una mattina, con l’umore pestilenziale di chi ancora maledice il momento in cui è suonata la sveglia, scoprirò su un autobus affollato da un “giornale” come Leggo o Metro che è morto l’ ex fidanzato eroinomane di Kate Moss. Magari la sofferenza si potrebbe protrarre se la fama del ragazzo avesse raggiunto un tale apice da regalargli la soddisfazione di un piccolo necrologio nella pagina dello spettacolo di Studio Aperto, con addirittura la possibilità di un servizietto che analizza il diffuso consumo di droghe nel mondo della musica. Sarebbe un successo insperato.
Ora, quello che vorrei comunicare, è che il ragazzo ha un talento notevole. Indubbiamente le sue pose da bohemienne stereotipato del rock non aiutano a scoprirlo. Ma ad ascoltarlo non ci si mette molto a rendersene conto. Forse non conosco sufficientemente la sua produzione da solista e certamente non conosco quella del suo ex amico Carl Barat per poter esprimere con certezza un giudizio sui rispettivi meriti nella realizzazione di un gruppo come i Libertines e di un disco come “Up The bracket”, quello che posso raccontarvi con sicurezza è che Pete Doherty sta gettando via un grosso dono. Me ne sono accorto lasciandomi cullare dalla trasognata malinconia della sua “Albion”, al meglio, secondo me, solo con chitarra e voce. Tutto questo talento, questa disperazione vanamente ostentata, l’ amore per la musica e per l’ esibizione rendono “Up The Bracket” un disco estremamente speciale. Che alterna una forsennata attitudine punk, alla dolcezza elegante di ritornelli dal sapore quasi beatlesiano. In molti hanno definito i Libertines uno strano ibrido tra Clash e Smiths. In maniera un po’ grossolana, può rendere l’ idea. Dal pezzo di apertura “ Vertigo” , attraverso le perle di “ Death On The Stairs” e “ Time For Heroes” , la stralunata ballata “ Radio America” , la splendida “ Tell The King” , concludendo con la violenza iconoclasta di “ I Get Along” , “ Up The Bracket” è un piccolo capolavoro che ha infiammato molti ragazzi oltre la Manica e consacrato un giovane, masochista, poeta metropolitano
Ascoltatevi Vertigo, Death On The Stairs e Horror Show, fulminante trittico iniziale, e avrete un'idea di che cos’è il rock'n'roll e di cosa sono i Libertines.
Tutte le tracce vanno come il vento [...] sono ispirate e... SPACCANO, quindi largo ragazzi arrivano i Boys in the Band!
Amo Pete Doherty quando stava per venire alle mani con Carl Barat; quando se ne è andato dai Libertines per fondare i Babyshambles.
Ascolto "Up The Bracket" almeno una volta al giorno, col fegato che si rode chiedendosi perché questa band eccezionale non sia riuscita ad affermarsi in maniera notevole all'estero.
Dimenticate per un attimo le sfortunate vicissitudini dei componenti della band, cercate di ascoltare questo disco come si dovrebbe, cioè come un'opera d'arte quale sicuramente è.
Come le migliori droghe va assunta senza preconcetti e senza paure. Sono anni che la assumo tutti i giorni e devo dire che riesco ancora a stare sulle mie gambe.
Il sound dei Libertines è molto diretto, con un'immediatezza di ascolto ed efficacia comunicativa in perfetto stile rock’n’roll.
Un album d’esordio che li consacra come la nuova “next big thing” inglese.