Il folk tra rigorosa tradizione anglo-americana e sperimentazione jazz: questo è Cruel Sister (1970), quarto album dei Pentangle, fondati nel 1967 dallo scozzese Bert Jansch e dall'inglese John Renbourne, ai quali si andranno a unire la straordinaria vocalist Jaqui McShee e i musicisti jazz Danny Thompson e Terry Cox. Se l'opera precedente, l'ottimo Basket of Light, è il maggior successo del gruppo e, probabilmente, la loro pietra miliare, Cruel Sister suggella la loro piena maturità creativa, stilistica e soprattutto tecnica. I Pentangle spalancano le porte al jazz, pur mantenendo una moderata vocazione all'acid blues. Si usano strumenti come il dulcitone e il sitar e viene introdotta per la prima volta la chitarra elettrica, un piacevole e improvviso voltafaccia, in quanto era consuetudine della band ricorrere solo a strumenti acustici, scelta decisamente controcorrente per quell'epoca di frenesia elettrica.
Ballate acustiche prese dal repertorio tradizionale inglese, scozzese e americano compongono la prima parte dell'album, antichi canti che invocano storie d'amore e di morte, di ordinaria quotidianità, testi epici, a volte truculenti e cupi. E Jaqui Mc Shee dà il meglio di sé, la sua voce soave e cristallina, incredibilmente intonata e disinvolta è serena fonte di piacere per l'udito e odoroso balsamo per cuori e menti irrequiete, vera primadonna in tutti i brani, impegnata anche in un canto solitario a cappella.
Ma è nella seconda parte di Cruel Sister che il gruppo si manifesta in tutta la sua creatività e perizia. Con "Jack Orion" (della quale esistono tre diverse versioni) si può dire che i Pentangle raggiungono quell'apice che molti gruppi folk rock dell'epoca, probabilmente, hanno solo sognato di sfiorare. "Jack Orion" è una suite di circa 18 minuti, divisa in 3 parti, che riprende una canzone popolare; parla di un musicista, della musica e della sua magica influenza e di un fatale scambio di persona. Deliziosi arpeggi, le voci di Jaqui e Jansch che si rincorrono in ossessive cantilene, batteria e basso dal ritmo decisamente swing caratterizzano la prima e la terza sezione, mentre l'eccellente parte centrale viene introdotta dal trasognato e malinconico suono terso del dulcimer, vibrante, etereo e delicato, magistralmente accompagnato da un vispo Danny Thompson al double bass, per poi esplodere in acide distorsioni elettriche, al cui ascolto è difficile non andare in visibilio, una jam fenomenale di rara tecnica e maestria.
In conclusione, Cruel Sister è un album egregiamente suonato e stilisticamente originale e gli si può solo rimproverare una certa ripetitività nella prima parte; ma questo è il tipico caso in cui non è importante il "cosa" ma il "come", il punto non è l'aspetto lirico, quindi, ma come i brani vengono (divinamente) eseguiti.
Terry Cox: Drums, Percussions, Tamburine, Dulcitone, Triangle
Bert Jansch: Guitar, Vocals, Concertina, Dulcimer
Jacqui McShee: Vocals
John Renbourn: Acoustic Guitar, Electric Guitar, Sitar, Vocals
Danny Thompson: Double Bass