Per il mio compleanno, perdonatemi, mi regalo un bel doppione (e mando Wittgenstein in soffitta, per un giorno). D'altra parte è l'unico vinile che ho in duplice copia. L'originale, uno dei pochi dischi decenti della collezione dei miei, assieme a qualche De André, con la zip della cerniera che va su e giù, l'ho distrutto, ho dovuto comprarne un'altra copia. Con la cerniera finta. Mi domando se non fosse meglio non averlo mai sentito. Quanto ha influito sugli ultimi trent'anni della mia vita. E' cambiato tutto il primo giorno che mi incuriosì quella copertina e lo misi sul vecchio Grundig, con la puntina modello aratro?
In linea di massima salto sempre "Brown Sugar". Perché il rock'n'roll, per me, è quel "One, two, three, four", biascicato, lento ed infinito di Jagger all' inizio di "Sway". Il riff imbastardito da Richards che parte. Quel presunto bidone di batterista di Watts che suona una specie di shuffle, che nessuno avrebbe avuto l'intelligenza di suonare. Il solo di Taylor, anfetaminico, con il contrappunto del pianoforte di Nicky Hopkins. Il testo è puro Nietzsche: "Did you ever wake up to find, a day that broke up your mind, destroyed your notion of circular time, it's just that demon life has got you in its sway". L'avreste mai detto di questi cinque tossici? Eppure... (Piccolo inciso per sprovveduti ed infanti naviganti: questo album parla di droga, sempre, ovunque, comunque).
Poi, dipende. Se sono stanco, ascolto "Wild Horses". Altrimenti mi alzo e o rimetto su "Sway", oppure passo a "Can't You Hear Me Knocking". E' un altro riff immortale, ma anche qui, quello che mi incanta, è l'assolo di Taylor. Puro Santana 1969, applicato e deviato. Per quanto possa essere pigro, alla fine mi alzo e la rimetto dall'inizio. Inevitabilmente. Ci sono altre cose che amo di questo disco, moltissime, dal blues indolente di "You Gotta Move", ai fiati di "Bitch", l'organo di Billy Preston in "I Got The Blues", le acustiche di "Wild Horses" e "Sister Morphine". E potrei continuare. Gli Stones rivisitano, in "Sticky Fingers", con le loro dita appiccicaticce, ed immane maestria, tutto lo scibile di rock'n'roll e rythm'n'blues dagli albori al 1970. Ma più di tutto adoro, verso la fine di "Moonlight Mile", quando Jagger dice: "Let it go now, come on up babe", la chitarra si alza, raddoppiata dagli archi, trenta secondi di potenza Wagneriana, che declinano in un finale lisergico di abbandono sulle spiagge di Goa.
Ricapitolando. Alla fatidica domanda, preferite i Beatles o gli Stones, non ho mai sopportato che l'ottanta per cento della gente risponda Beatles, perché, nella maggior parte dei casi, pare evidente che non abbiano mai ascoltato questo disco, e fanno finta di sapere (peraltro, scusate la presunzione, ma normalmente indovino nove volte su dieci cosa risponderà l'intervistato, ormai so con chi ho voglia di uscire a cena).
Ed io sono ancora un cattivo ragazzo. L'altra sera ero in mezzo ad una violazione di domicilio con furto. La tipa che era con me pensava fossi in ansia, sono cose che alla mia età non dovrei più permettermi. Invece, non ero affatto preoccupato. Mi stavo divertendo come un bambino. E tutto questo me l'hanno insegnato gli Stones. Grazie.
I duri, in questo caso gli Stones, sono capaci di farci sognare, Keith arpeggia da Dio e il ritornello cantato dai Glimmer Twins dà i brividi.
Ogni brano fa storia a sé, difficilmente gli Stones toccheranno certe vette.
Il periodo nero si trasforma, magicamente, in oro colato, perle da vendere al miglior offerente e ricercatezze tanto sublimi quanto epocali.
Sticky Fingers possiede un ritmo e una capacità, quasi tribale, di avvolgerti e abbracciarti anche dopo l'ennesimo ascolto.
In 'Sticky Fingers' ci sia tutto il rock.
Ascoltarle da mezzi sbronzi è uno dei piaceri della vita.
"Sticky Fingers non ha (mai) avuto i giusti riconoscimenti, a parte il grande successo iniziale."
"Mick Taylor ha rappresentato il miglior guitar sound del gruppo, forse non quello più riconoscibile, ma quello più sorprendente e godibile."